Milano, manager narcotizza e stupra studentessa 21enne. «Violenze su altre ragazze»

Sabato 22 Maggio 2021
Milano, studentessa 21enne violentata: manager l'aveva invitata a un finto incontro di lavoro

Stupro a Milano. Antonio Di Fazio, classe 1971, 50enne amministratore unico della Global Farma e ricco imprenditore del settore farmaceutico del milanese, è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali aggravate nei confronti di una studentessa di 21 anni. Da imprenditore del settore farmaceutico, apparentemente anche di un certo successo, a violentatore seriale e con metodi particolarmente subdoli: in almeno un caso ha attirato una studentessa universitaria di 21 anni per uno stage lavorativo, prima nell'azienda deserta, poi a casa sua, in una zona di pregio di Milano. L'ha sedata con delle dosi ingenti di benzodiazepine ed ha abusato di lei, fotografando la vittima mentre le usava violenza.

 

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Le indagini 

La parabola di Antonio di Fazio, 50 anni, amministratore unico della Global Farm e con cariche in altre società, è stata interrotta dai carabinieri della compagnia Milano Porta Monforte e del Nucleo operativo che lo hanno portato in carcere con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni aggravate perché la dose di Bromazepan fatta assumere alla giovane, prima con un caffè, poi con del succo d'arancia, era di più del triplo di una dose giornaliera, tanto che l'aggiunto Letizia Mannella e la pm Alessia Menegazzo nel capo d'imputazione scrivono di «intossicazione con avvelenamento».

 

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La ragazza che si è trovata a casa sua la mattina del 27 marzo, totalmente priva di forze e completamente stordita non è la sola che l'imprenditore ha attirato nella trappola, tanto che il gip Chiara Valori sottolinea come nel telefonino di Di Fazio siano state scoperte fotografie di altre ragazze, «dello stesso tenore» di quelle che riprendevano la giovane che ha denunciato, «scattate dall'ottobre 2020». Una galleria fotografica, annota il giudice, «degna di un novello Barbablù». E l'analisi di quella galleria è definita «sconvolgente».

 

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Perché quelle fotografie? Per il gip non c'è una spiegazione alternativa se non quella di «documentare il trofeo conquistato». Amante della bella vita e di auto lussuose, dalle indagini è emerso che era un millantatore: sulla scorta di un contratto di forniture di mascherine alla Regione si spacciava come fornitore dell'Alto commissario per l'emergenza Covid, mentre in macchina sono stati trovati una pistola finta, un lampeggiante in uso alle forze dell'ordine e un tesserino del ministero dell'Interno. Un arsenale che gli serviva per spacciarsi come faccendiere, unitamente all'asserita conoscenza con potenti industriali internazionali. Dopo la violenza, insospettito da una perquisizione si era affrettato a inquinare le prove, cercando di farsi precostituire un alibi dai famigliari (la cui condotta è reputata «equivoca e reticente»), denunciando la ragazza per calunnia ma, soprattutto, inventandosi una tentata estorsione da parte dei congiunti della vittima, a suo dire in difficoltà economiche.

 

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C'è però di più: il fidanzato della ragazza, che preoccupato perché non rispondeva al telefono, era andato a casa sua, saputo quello che era successo aveva chiamato l'imprenditore il quale ha risposto che aveva sbagliato persona. Dopo alcuni giorni il giovane aveva ricevuto una telefonata da un uomo con accento meridionale che l'aveva apertamente minacciato: «Ti squarcio in due». Di Fazio, anche parlando con una sua amica cartomante, aveva cercato di denigrare la ragazza, ipotizzando ritorsioni contro la sua famiglia. Il racconto della vittima, per quanto sommario in un primo tempo, per via dello stato di semi incoscienza in cui si trovava, si è fatto sempre più dettagliato e le analisi tecniche del tracciato del suo cellulare e le immagini delle telecamere vicino all'abitazione dell' imprenditore e la sua lo hanno confermato.

 

È stato persino accertato che avevano mangiato del sushi, ordinato a una società di delivery. Nella perquisizione in casa dell'uomo erano state trovate, nascoste in una nicchia a scomparsa della cucina, due confezioni di 'Bromazepam'. Di fronte alla perquisizione, scrive il gip, Di Fazio aveva mostrato «indignazione» poiché, dal momento che gli erano stai sequestrati cellulare e computer correva «il grave rischio di inadempienza economica e allo svolgimento lavorativo professionale nei confronti delle Asl». Sono in corso altri accertamenti per identificare le donne che hanno subito abusi sessuali da parte dell'indagato con lo stesso modus operandi. Per questo, i carabinieri invitano coloro che abbiano incontrato l'imprenditore, accusando poi uno stato d'incoscienza, a contattare immediatamente i carabinieri della Compagnia Milano Porta Monforte.

Ultimo aggiornamento: 19:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA