Dpcm, i presidi: «Domani ragazzi in classe, per la Dad serve tempo». Ministero: alle scuole un giorno per adeguarsi

Domenica 25 Ottobre 2020
Dpcm, i presidi: «Domani ragazzi in classe, per la Dad serve tempo». Ministero: alle scuole un giorno per adeguarsi

Dpcm, i presidi avvisano le famiglie che «domani i ragazzi entreranno in classe dopo le 9 perché per organizzare la didattica a distanza serve tempo». «L'adeguamento della didattica a distanza non sarà fatto nottetempo - dice il Presidente dell'Associazione Nazionale presidi Antonello Giannelli -. Oggi è domenica e non sarà possibile partire già da domani, esattamente come prevede il decreto che parla, come il precedente, di recepimenti a livello regionale».

 

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Domani in classe dopo le 9

 

«Dunque per le scuole da domani non cambierà nulla anche per quanto riguarda l'orario di entrata che per il Dpcm non dovrà essere prima delle nove», conferma il Presidente dell'Associazione Nazionale presidi Antonello Giannelli.

 

Il Ministero: scuole avranno un giorno per adeguarsi

 

Le scuole superiori avranno un giorno di tempo per adeguare la Dad al 75%. Lo comunica il Ministero dell'Istruzione. «Le scuole - spiega il Ministero - in considerazione della necessità di disporre del tempo sufficiente ad adeguare l'organizzazione didattica alle misure del nuovo Dpcm, provvederanno all'adozione degli atti necessari nella giornata di domani, lunedì 26 ottobre, con efficacia, poi, dal giorno successivo».

 

Nuovi orari, come cambia la scuola

 

Hanno passato la domenica al telefono con i colleghi o al computer per scrivere e riscrivere circolari, con un occhio sempre alla mail in attesa di una comunicazione dal Ministero: per i presidi delle scuole superiori italiane è stata una giornata impossibile da dimenticare. Il Dpcm del governo fissa la didattica a distanza, a un minimo del 75%, ma le ordinanze regionali avevano già stabilito quote diverse, che a volte sono perfino più severe dello stesso decreto Conte. Domattina dunque che si fa? «Proseguiamo con i vecchi numeri» dicono due dirigenti scolastici romani, mentre un preside lombardo partirà già al 100%.

Lunedì dunque andrà così ma già martedì tutto dovrà cambiare. «Le scuole - sottolinea infatti il Ministero dell'Istruzione - provvederanno all'adozione degli atti necessari nella giornata del 26 ottobre, con efficacia, poi, dal giorno successivo». In ogni caso, ogni Regione ha una storia a sé, figurarsi ogni scuola: nel Lazio, per esempio, l'ente locale ha deciso giorni fa la dad al 50%: «E domani saremo al 50% per riflettere con lo staff come attuare le nuove regole - spiega Cristina Costarelli, preside del liceo scientifico Newton di Roma, 1100 studenti -. Noi stiamo valutando anche l'ipotesi di andare al 100 per cento - aggiunge - il 75% rende veramente residuale la presenza e molto complicata l'organizzazione: o un quarto dei ragazzi a scuola per ogni classe, o ogni classe a scuola una settimana su quattro».

Il 100% farebbe anche respirare docenti e famiglie di una scuola che ha già registrato 5 positivi, spiega la preside: sono preoccupati per l'aumento dei contagi, in particolare sui mezzi pubblici. Rimane al 50%, almeno per domani, anche il 'Primo Levì, sempre nella Capitale, uno scientifico da 900 studenti. Il preside Stefano Sancandi aspetta segnali dalla Regione: «Se decideranno di andare al 100 per cento - taglia corto - avrebbe un senso, perché il 75% non ne ha». Dal 14 settembre al 'Levi' si applica la dad al 50%: non avevano banchi singoli, per cui con il 50% si sedeva uno studente per banco, e via così. «Ha funzionato bene - aggiunge il dirigente - e ho dimezzato l'affollamento». Il 75%, fa capire, crea complicazioni di rotazione. E poi c'è chi ha il problema opposto, ma bisogna spostarsi in Lombardia, dove proprio due giorni fa la Regione aveva fissato la dad al 100 per cento. Ora Conte 'concede' il 75%. «Che norma prevale?» si chiede in queste ore il preside dell'Iis Caramuell-Roncalli di Vigevano, Matteo Loria. Nel dubbio, nella maxi-scuola da 1400 studenti in provincia di Pavia, da domattina e per tutta la settimana si va al 100%. «Ma siamo perplessi e sconcertati, perché preferiremmo una quota inferiore - conclude il preside - sono quattro mesi che lavoriamo per adattare la scuola e abbiamo avuto la risibile percentuale di 6 positivi. Gli studenti non si ammalano a scuola, e hanno bisogno di socialità, e poi ci sono le prove scritte, i laboratori, i disabili».

 

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Ultimo aggiornamento: 19:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA