Treviso, funzionario di Veneto Banca "preleva" 4 milioni dai conti dei clienti

Martedì 28 Gennaio 2020 di Denis Barea
La fine di una storia: l'insegna di Veneto Banca tolta dalla sede centrale di Montebelluna

 Per tutti è sempre stato un rispettato, affidabile e disponibile funzionario di banca, ma per quasi 30 anni R.B., ex dirigente della filiale di Riese Pio X (Treviso) di Veneto Banca oggi 60enne e esubero di Banca Intesa in regime di pre-pensionamento, avrebbe in realtà truffato i propri clienti, in gran parte piccoli imprenditori della castellana, dell’asolana e del montebellunese (in provincia di Treviso), fingendo di investire i loro soldi in fondi obbligazionari e azionari e intascandosi in realtà il denaro. Quattro milioni di euro il bottino accertato fino ad oggi, ma per gli inquirenti l’ammontare complessivo della colossale truffa potrebbe arrivare se non superare il doppio del valore.

LE INDAGINI
Le indagini disposte dalla Procura di Treviso e condotte dai Carabinieri di Riese Pio X, ancora in corso, sono scattate a seguito di una decina di denunce. A presentarle imprenditori, ma anche pensionati, gente che ha visto andare in fumo tutti i risparmi affidati a Veneto Banca e a quel “direttore”: un bel gruzzolo svanito con il crac della ex popolare, il resto “spazzolato” dal 60enne. Che al momento risulterebbe di fatto un nullatenente ma che, ipotizzano gli investigatori, con il malloppo dei finti investimenti avrebbe praticamente sistemato gran parte della famiglia.
Il clamoroso caso del “funzionario infedele” è scoppiato nell’autunno scorso quando alcuni dei clienti “gabbati” da R.B., capito che non avrebbero mai più rivisto i loro soldi, hanno sporto denuncia. Nello svolgere le indagini per i carabinieri non è stato complesso trovare riscontri: una volta incastrato dai suoi ex clienti, alcuni nel tempo erano diventati persino degli amici, R.B. ha vuotato il sacco. Raccontando una verità che però sarebbe solo un brandello di quei tre decenni, praticamente metà della sua carriera da dipendente di Veneto Banca, in cui ha saccheggiato risparmi e fiducia delle persone.

LA TRUFFA
La truffa sarebbe iniziata addirittura all’inizio degli anni ‘90. Quello è il periodo in cui il 60enne assume un ruolo di primo piano nella filiale di Veneto Banca di Riese Pio X. Al tempo la ex popolare è “la banca” con tutte le maiuscole, cassaforte di famiglie e imprese, radicatissima nel territorio e stimata. È anche la fase storica del “piccolo e bello”, gli anni ruggenti del miracolo nordestino che genera imprese e imprenditori di successo ad un ritmo tale da attirare l’attenzione degli studiosi di modelli economici che si spingono a definire la provincia di Treviso come la “Silicon Valley” del manifatturiero europeo. Un sistema produttivo vincente che riempie di soldi le tasche di tanti piccoli imprenditori e non sempre di denaro incassato con fattura. Ed è proprio il contante quello su cui R.B. avrebbe messo le mani. Oltre che il periodo del secondo boom economico, i primi anni ‘90 sono da ricordare per l’inflazione ancora alta e per lo shock del sistema monetario europeo che manda in tilt i cambi, penalizzando soprattutto la lira; per chi ha ricchezza liquida c’è allora la necessità di difendere il potere d’acquisto e il funzionario offre a tutti soluzioni che appaiono ottimali, all’insegna degli ottimi rendimenti sull’obbligazionario internazionale come di buone performance sui mercati azionari. Ma è tutto un trucco.

IL TRUCCO
I soldi che gli imprenditori e i pensionati clienti della sua filiale come anche di coloro che avrebbero spostato da altre sedi di Veneto Banca all’agenzia di Riese Pio X non avrebbero infatti mai preso la strada degli investimenti. Non tracciabili, perché “liquidi” sarebbero invece finiti in conti deposito e titoli intestati all’uomo. I rendimenti ottimi c’erano, ma a fare “musigna” sarebbe stato il funzionario e non i risparmiatori. E così i documenti contabili di rendiconto che portava personalmente ogni fine anno ai clienti, facendo il giro di tutti a Natale in occasione degli auguri, risultano ora essere stati tutti dei falsi. La carta intestata era sì quella di Veneto Banca, ma gli estratti conto erano inventati. A quanto si è appurato fino a questo momento il denaro - anche mezzo miliardi di vecchie lire alla volta - non sarebbe rimasto a maturare interessi per troppo tempo, prendendo invece la via delle tasche dell’uomo, che ne avrebbe speso una buona parte. Quando già a metà egli anni ‘90 qualcuno chiede di smobilizzare, lui avrebbe utilizzato i fondi che gli erano stati affidati da nuova clientela per saldare il conto con la vecchia. Nel 2017 però scoppia il caso: Veneto Banca finisce gambe all’aria e R.B. va in prepensionamento, ma non lo dice a nessuno, e inizia a contraffare la carta intestata di Banca Intesa, a cui la ex popolare montebellunese ha ceduto le attività e i dipendenti, prima utilizzando un timbro falso della filiale di Riese e poi di quella di Mestre dove raccontava a tutti di essere andato a lavorare. Quando sono arrivate richieste di smobilizzo e incasso in seguito alla messa in liquidazione coatta lui non ha più risposto a nessuno. E a quelli che si sono presentati alle filiali di Intesa di Riese prima e poi di Mestre per incassare è stato risposto che non lavorava più. Sparito con 4 milioni di euro e forse più fino a quando piovono le denunce ed è partita l’indagine della Procura trevigiana.

Ultimo aggiornamento: 20:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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