De Cecco, rapina da incubo nella villa: «Picchiati e rinchiusi, mi colpivano con moglie e figlia bloccate»

Il re della pasta aggredito in casa: «Erano armati di coltelli, gli ho dato tutto quello che avevamo ma non ci credevano»

Martedì 24 Gennaio 2023 di Paolo Mastri e Patrizia Pennella
De Cecco, la rapina da incubo nella villa: «Picchiati e rinchiusi, mi colpivano con moglie e figlia bloccate»

Sulla collina vista mare tra Montesilvano e Pescara il luogo, appartato e panoramico, protegge da sempre la privacy delle famiglie più in vista. Lunedì sera ha consentito anche a un commando di almeno cinque banditi, fra i quali una donna, di agire indisturbati piombando a sorpresa nella residenza di Saturino De Cecco, erede della dinasty abruzzese della pasta, dopo aver preso in ostaggio la moglie Sheila D’Isidori e la figlia di soli 8 anni, che intorno alle 21.15 stavano rientrando in auto nella grande villa con piscina, eliporto e un vastissimo parco di palme, pitosfori e macchia mediterranea. 

E soprattutto, tante, tantissime telecamere dalle quali adesso i carabinieri attendono l’aiuto decisivo per indirizzare le indagini sulla rapina violenta che soltanto per il sangue freddo delle vittime non si è risolta in maniera drammatica. È durato tutto quaranta minuti esatti. Fin quando un complice dei banditi, rimasto all’esterno della villa in funzione di copertura, muovendosi ha azionato uno dei sensori perimetrali, oppure urtato una telecamera, facendo scattare l’allarme e costringendo il commando alla fuga a bordo di un’Audi che si suppone rubata nei giorni precedenti. Un tempo che alle vittime della rapina è sembrato interminabile, e che ai banditi ha dato modo di farsi aprire la cassaforte e prelevare un numero imprecisato di costosissimi orologi, oggetti preziosi, altri valori e persino una pistola regolarmente detenuta.

De Cecco, la rapina in casa

«Un momento traumatico - racconta il giorno dopo l’industriale, principale azionista dell’azienda di famiglia dal cui board si è dimesso tre anni fa -, quando ti entrano in casa con violenza e ti sequestrano la famiglia è grave, bisogna mantenere la calma, seguire le indicazioni, essere il più accondiscendenti possibile, che è quello che poi ho fatto. Mi hanno picchiato per incutere timore, mentre mia moglie e mia figlia erano rinchiuse in cucina ed ero ignaro delle loro condizioni. Sono stato molto calmo e attento a evitare reazioni, per fortuna è andata bene, detto col senno di poi».

L'imprenditore Saturnino De Cecco:«Hanno sequestrato la mia famiglia, mi hanno colpito, ho consegnato tutto». Poi è scattato l'allarme

Vi hanno picchiato?
«Sì, sono stato colpito. Ma soprattutto ci hanno intimorito mostrandoci i coltelli, ci hanno minacciato, hanno detto di avere la pistola e mi hanno fatto sentire che l’avevano - racconta Saturnino uscendo dalla caserma dei carabinieri di Montesilvano, subito dopo aver deposto per oltre tre ore, insieme alla moglie sui dettagli della rapina -. Io ho sempre cercato di mantenere la calma, di non cedere a nessuna provocazione».

Come avete fatto per uscirne senza danni fisici e senza esporre la vostra bambina a pericoli inutili?
«Forse abbiamo avuto la fortuna - racconta lui confortato dalla moglie - che quando la situazione stava precipitando è scattato l’allarme perché c’era uno all’esterno che si muoveva. Così si sono impauriti e sono scappati, ma non era quella l’intenzione, sarebbero rimasti ancora».

Loro avevano già orologi e gioielli in mano e cercavano altro. Non vi hanno creduto quando avete detto di non tenere in casa ingenti somme di denaro?
«Sì - continua il racconto - avevano già preso tutto quello che avevamo ma chiedevano altro. In queste situazioni i banditi pensano di trovare più di quello che tu gli hai dato, ma io ovviamente gli avevo dato qualsiasi cosa. Sono situazioni in cui si pensa soltanto a salvaguardare la famiglia. L’obiettivo più importante è portare a casa la pelle. Siamo stati fortunati. Era partita molto male, davvero molto male. Quando qualcosa non gli piaceva mi hanno menato». 

 

In casa c’era anche la bambina: come sta, ha visto qualcosa di spiacevole? 
«Lei sta bene, grazie al cielo non le hanno fatto del male. Né a me né a mia moglie - dice Saturnino ripassando mentalmente il film dei quaranta minuti da incubo -. Eravamo insieme quando c’è stata l’irruzione, poi Sheila, la bambina e la domestica sono state rinchiuse in cucina. Fino al momento in cui hanno spostato me e il domestico in un altro ambiente non c’è stata violenza. È stata lunga, quasi quaranta minuti, forse mi è sembrato un istante o tutta la vita, non so. Posso soltanto dire che siamo stati fortunati. Bravi a mantenere la calma, ma decisamente fortunati. Si era messa davvero male».

Che idea si è fatto dei banditi?
«Gente decisa, di sicuro dei professionisti. Erano quattro, tra di loro certamente una donna. Due si sono occupati delle donne richiuse in cucina, gli altri mi hanno costretto ad aprire la cassaforte. In giardino c’era sicuramente un quinto complice, in funzione di copertura. Avevano un forte accento dell’est Europa».

Mai notato nulla di anomalo nei giorni precedenti?
«No. Nulla che potesse accendere in noi il sospetto di essere seguiti. Conduciamo una vita normale, ma la nostra condizione è conosciuta».
 

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Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 13:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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