Torna in carcere il boss mafioso Francesco Bonura, il primo finito ai domiciliari per l'emergenza coronavirus

Martedì 19 Maggio 2020
Torna in carcere il boss mafioso Francesco Bonura, il primo finito ai domiciliari per l'emergenza coronavirus

Torna in carcere Francesco Bonura, fedelissimo di Bernardo Provenzano, la cui scarcerazione aveva aperto un caso e scatenato le polemiche. Il suo nome era in cima a una lista di detenuti per mafia che erano stati mandati ai domiciliari o stavano per esserlo per gravi problemi di salute aggravati dal rischio del Coronavirus. Uno scenario che ha messo nel mirino dell'opposizione e non solo il ministro Alfonso Bonafede.

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Con Bonura era stato scarcerato anche il camorrista Pasquale Zagaria. E lo stesso destino si aspettavano boss come Raffaele Cutolo e Nitto Santapaola. Non torneranno in libertà. E chi era già fuori riandrà in cella. Per Zagaria il giudice di sorveglianza deciderà il 22. Per Bonura invece il provvedimento è di oggi ed ha effetti immediati.

Le scarcerazioni dei condannati per mafia sono al centro di una polemica dalla quale è scaturito il decreto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che detta nuove regole sulle scarcerazioni per motivi di salute. «Un segnale ai boss».
 

Una norma del provvedimento attribuisce al Dap il potere di segnalare ai magistrati di sorveglianza le soluzioni sanitarie più idonee per consentire il rientro dei detenuti scarcerati. In mezzo a questi interventi, due fatti: il cambio al vertice del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria con Dino Petralia (e il suo vice Roberto Tartaglia) al posto di Francesco Basentini e lo scontro aperto dalle dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo il quale ha sostenuto che il ministro Bonafede gli aveva annunciato già due anni fa la nomina di capo del Dap ma poi aveva cambiato idea per pressioni esterne. Proprio in quei giorni, ha ricordato Di Matteo, cominciavano a circolare intercettazioni nelle carceri nelle quali alcuni detenuti pericolosi esprimevano giudizi pesanti proprio su Di Matteo e apparivano preoccupati che fosse lui a occuparsi della gestione dei penitenziari.

«Nessuna interferenza, nessuna pressione», ha replicato secco il Guardasigilli. Tra le polemiche culminate con la presentazione della sfiducia a Bonafede è arrivato il 10 maggio il decreto del ministro che sulle scarcerazioni di detenuti sottoposti al regime di massima o di alta sicurezza ha aperto un «nuovo corso», anche al Dap. Ora il giudice di sorveglianza dovrà acquisire il parere del procuratore antimafia e valutare la «permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria entro il termine di quindici giorni dall'adozione del provvedimento e, successivamente, con cadenza mensile».

Sarà in sostanza compiuto un monitoraggio e una rivisitazione che prima non c'era. Le nuove disposizioni riportano in carcere o nelle strutture sanitarie attrezzate molti dei detenuti che erano stati scarcerati e messi ai domiciliari. E fanno restare in cella quelli che pensavano di utilizzare la minaccia del virus per lasciare gli istituti di pena.

È questo il caso di Francesco Bonura, che sta scontando una condanna a 20 anni ormai vicina alla conclusione ed è affetto da patologie oncologiche. Ma il riesame ha cambiato il quadro clinico. «Gli esami di rivalutazione - scrive il giudice di sorveglianza Gloria Gambitta - eseguiti durante la degenza non hanno evidenziato alcuna recidiva o ripresa di malattia oncologica». E quindi «è cambiata l'incidenza del virus sul quadro clinico» di Bonura. Per questo il boss torna in carcere. Il suo nome figurava già in testa alla lista delle revisioni preparata dal vice capo del Dap, Roberto Tartaglia.

Ultimo aggiornamento: 26 Maggio, 20:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA