Capretta e orsa uccise, i responsabili insultati e minacciati: non possono uscire di casa

L’Aquila, la polizia deve proteggere l’uomo che ha sparato ad Amarena

Sabato 2 Settembre 2023 di Manlio Biancone e Marina Mingarelli
Minacce, violenza, insulti: i killer di capra e orsa non possono più uscire di casa

Uno ha appena 17 anni e ora è terrorizzato: è stato riconosciuto in un video in cui prende a calci, insieme a un amico, una capretta, uccidendola. Ora la sua foto viene diffusa sui social, insieme all’indirizzo. Riceve minacce di morte estese anche ai genitori. Alla follia di quell’azione crudele e senza senso contro un animale, compiuta una settimana fa in un agriturismo tra Anagni e Frosinone, ora si aggiunge l’isteria degli odiatori e il linciaggio on line. L’altro ha 56 anni, è un allevatore di San Bendetto dei Marsi, in provincia dell’Aquila. Anche lui ha paura. Quando l’altro sera ha visto vicino alla gabbia dei polli l’orsa Amarena, insieme ai due cuccioli, ha preso il fucile e le ha sparato, uccidendola. È indagato, ma non può più uscire di casa perché è assediato da avvertimenti senza senso: «Ti uccidiamo», «farai la fine dell’orsa», «anche la tua famiglia è in pericolo».

In queste due storie che si dipanano tra Lazio e Abruzzo, alla crudeltà si sta aggiungendo la follia del branco in cerca di vendetta, ma davvero risulta difficile distinguere chi siano gli animali.

Orsa Amarena, che cosa rischia chi l'ha uccisa? Il precedente del 2014 sempre in Abruzzo

CIOCIARIA

Ripartiamo dalla provincia Frosinone. Il video dell’uccisione della capretta ha come protagonisti due ragazzi. Tutto succede al termine di una festa di compleanno. Uno non è stato riconosciuto e la procura, che ha aperto un fascicolo, giustamente mantiene il riserbo sul nome. Il ragazzo di 17 anni di Fiuggi è invece stato identificato da molte persone della zona in cui vive e questo ha alimentato un flusso di minacce e insulti. I genitori hanno sporto denuncia. «Io non giustifico quel gesto - dice il padre del giovane - il video è inequivocabile come la responsabilità di mio figlio. È inaccettabile quello che ha fatto e se ne è reso conto anche lui che sta sotto a un treno perché ha capito la gravità dell’atto commesso. Quello che non possiamo permettere è che si diffonda la sua immagine, voglio ricordare che è minorenne, che venga minacciato o che si dica come abbiamo letto sui social che vanno uccisi i genitori». È affranto il papà, il quale non ci sta a «un processo fatto attraverso i social, quando noi ancora aspettiamo che la Procura per i minori ci faccia sapere qualcosa». L’avvocato della famiglia, Giampiero Vellucci: «Il mio assistito non può essere travolto da una gogna mediatica caratterizzata, in taluni casi, da pesantissime minacce che sta avendo non solo il sapore di un anticipato giudizio, ma si sta manifestando ingiustificatamente con toni connotati da una ferocia espressiva assolutamente incompatibile con la riservatezza delle indagini». Va ricordato che in totale sono 12 gli indagati, perché ai due che hanno materialmente preso a calci e gettato in un fossato la capretta (entrambi minori) sono stati aggiunti altri presenti identificati grazie al video postato sui social e alle testimonianze raccolte dai carabinieri della compagnia di Anagni. Sono tutti ragazzi di famiglie benestanti di Fiuggi, per i quali si valutano tre ipotesi di reato: l’istigazione, il concorso nell’uccisione dell’animale e la diffusione impropria del video sui social. Restiamo nell’Italia centrale, ma spostiamoci di un centinaio di chilometri verso Est. San Benedetto dei Marsi, provincia dell’Aquila. Qui c’è un uomo che non può più uscire di casa dopo che giovedì scorso ha sparato all’orsa Amarena.

ABRUZZO

«Ho ucciso per paura» aveva spiegato l’allevatore Andrea Leombruni che vive sotto scorta da un paio di giorni. Questa mattina, accompagnato dal suo avvocato Beradino Terra, denuncerà ai carabinieri le minacce di morte ricevute. Il suo difensore è fortemente preoccupato che possa succedere qualcosa di irreparabile. «È distrutto per quello che è successo e non voleva uccidere il colpo è partito istintivamente. Ora teme per la sua vita e per la sua famiglia. In queste ore sono arrivate telefonate minatorie». Ieri mattina - racconta un vicino - nei pressi della casa c’erano i carabinieri e altre forze dell’ordine. E non solo perché impegnati alla ricerca dei cuccioli di Amarena, ma anche per evitare che accada qualcosa all’allevatore. Dice il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio: «Condanno intimidazioni e minacce a chi ha sparato ad Amarena. A un atto incivile non si risponde con la barbarie. Confermo la volontà della Regione di costituirsi parte civile nel processo che seguirà». Sul fronte delle indagini il procuratore di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, ha iscritto sul registro degli indagati Leombruni per aver ucciso Amarena a fucilate. Il magistrato ha nominato il perito per l’esame necrologico sull’animale che si terrà martedì.

Ultimo aggiornamento: 3 Settembre, 09:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA