Afghanistan, la morsa Usa-Talebani sull’Isis. E c’è l’apertura sui voli dopo il 31

Lunedì 30 Agosto 2021
Afghanistan, la morsa Usa-Talebani sull Isis. E c è l apertura sui voli dopo il 31

Una corsa contro il tempo, militare e diplomatica, per salvare 100mila afghani e un migliaio di occidentali che rischiano di restare in trappola nell’Emirato islamico dell’Afghanistan governato dai Talebani e che a partire da domani, allo scadere della data-capestro del 31 agosto fissata come ultimo giorno del ponte aereo da Kabul, resteranno nel Paese, senza protezione, sotto il nuovo regime. Con un’aggravante che è un paradosso, ovvero che per salvarli è necessaria la collaborazione di coloro dai quali vogliono essere salvati, i Talebani stessi. Finora la collaborazione c’è stata, se è vero che anche i raid americani sono possibili grazie all’avallo, se non al contributo attivo, degli studenti coranici.

 

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La diplomazia

È questo lo scenario che non solo gli americani ma i leader europei stanno affrontando. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, Jake Sullivan, dice che le forze Usa sono in grado di «far arrivare all’aeroporto di Kabul i circa 300 americani» che mancano all’appello e «metterli sugli aerei nel tempo che resta». Altri 280 però resteranno o sono ancora indecisi se partire. E saranno un bel rompicapo per la Casa Bianca. E restano 150 britannici più altri 800 afghani che hanno collaborato col Regno Unito. E se i Talebani cercano di convincere il mondo che sono cambiati e garantiranno i diritti delle donne e degli artisti, la brutale esecuzione di un cantante folk (gli stessi Talebani hanno però promesso di punire l’assassino) e la decisione di vietare le classi miste all’Università sono segnali contrastanti. E mentre dall’alto i droni a stelle e strisce fanno saltare potenziali auto-bombe, i Talebani ufficialmente non possono che condannare, ma di fatto collaborano in chiave anti-Isis, e di rimbalzo Washington precisa, in aiuto ai nuovi signori di Kabul, che i raid partono da basi fuori dell’Afghanistan. I marines, sotto gli occhi degli studenti coranici, vanno a recuperare chi è rimasto indietro a Kabul, e si intensificano le iniziative diplomatiche con uno sguardo al dopo. Non solo per salvare chi rischia di essere ucciso, ma per continuare a esercitare un’influenza nell’Asia centrale.

 

 


Ecco allora che gli Stati Uniti si fanno promotori dell’appello di un centinaio di Paesi ai Talebani perché mantengano la promessa di garantire a chiunque la possibilità di lasciare in sicurezza l’Afghanistan anche oltre domani. «Siamo tutti impegnati – si legge nel documento - ad assicurare ai nostri cittadini, nazionali e residenti, impiegati, afghani che hanno lavorato con noi e a quelli in pericolo, di continuare a viaggiare liberamente verso destinazioni estere. Abbiamo ottenuto garanzie dai Talebani che tutti i cittadini stranieri e gli afghani con visti dei nostri Paesi saranno autorizzati a procedere in modo sicuro e ordinato verso i punti di partenza».
L’appello, reso pubblico da Sullivan alla Cnn, si conclude con la promessa americana di continuare a rilasciare visti (anche se non ci sarà presenza diplomatica a Kabul ma a Doha, in Qatar) e a muovere «tutte le leve possibili» perché i Talebani facciano quello che hanno promesso.

 

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A sostegno degli Stati Uniti, si muovono i leader europei. Boris Johnson fa dipendere il riconoscimento dell’Emirato e lo sblocco dei «miliardi di sterline attualmente congelati, dai fatti e non dalle parole» degli studenti coranici: libero passaggio alla frontiera per chi ha il visto e rispetto dei diritti delle donne. Londra promette di aumentare gli aiuti allo sviluppo fino a quasi 400 milioni di dollari. Il presidente francese Macron, in visita in Iraq e ieri a Mossul, ha annunciato di voler presentare insieme al Regno Unito una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per creare una “safe zone”, una zona franca a Kabul sotto la protezione delle Nazioni Unite per gli afghani che vogliono partire. La Cina, infine, invita gli Usa a «guidare in modo costruttivo» il nuovo regime. Insomma, a dialogare.

 

Ultimo aggiornamento: 08:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA