Contratto Sanità, medici contro infermieri: ecco perché sono a rischio gli aumenti di stipendio

I sindacati dei camici bianchi scrivono alla Corte dei Conti per chiedere di bloccare il nuovo accordo

Mercoledì 19 Ottobre 2022 di Andrea Bassi
Contratto Sanità, medici contro infermieri: ecco perché sono a rischio gli aumenti di stipendio

Medici contro infermieri. I primi che accusano i secondi di volersi appropriare di funzioni sanitarie che non gli competono. I secondi che pensano invece che i camici bianchi vogliano impedirgli di sfondare il tetto di cristallo, facendo in modo che gli infermieri possano assumere ruoli manageriali all’interno delle strutture sanitarie. L’effetto collaterale dello scontro è il rischio che gli infermieri e tutto il restante personale sanitario, 600 mila persone in tutto, vedano slittare nel tempo la possibilità di ottenere l’aumento previsto dal nuovo contratto di 175 euro lordi al mese e gli arretrati che valgono in alcuni casi fino a 4 mila euro.

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Ma andiamo con ordine. Il consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo contratto della Sanità, che riguarda tutti i dipendenti del settore tranne i medici che hanno un negoziato a parte, lo scorso 5 ottobre. Adesso manca solo il via libera della Corte dei Conti e poi gli aumenti e gli arretrati potranno essere pagati. Ed è proprio ai magistrati contabili che i medici hanno trasmesso le proprie rimostranze. Anaao-Assomed e Cimo-Fesmed, hanno inviato una lettera alla Corte dei Conti sostenendo che «il personale del ruolo sanitario non può gestire processi clinico-assistenziali e diagnostici, compiti che secondo la legge rientrano esclusivamente nell’alveo delle competenze dei laureati in Medicina e Chirurgia». 

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IL PASSAGGIO

Il contratto insomma, violerebbe la legge e potrebbe dare vita a contenziosi. Nel mirino è finito l’articolo 28 dell’intesa firmata dai sindacati con l’Aran, l’Agenzia che negozia i rinnovi per il governo. L’articolo in questione è quello che regola gli «incarichi di funzione organizzativa». In sostanza al personale sanitario e socio-sanitario, possono essere affidate anche delle responsabilità gestionali e amministrative. 

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Contro la presa di posizione dei medici si sono subito schierati gli infermieri. Per Andrea Bottega, segretario generale di Nursind, «si tratta di una vera e propria ingerenza, un’entrata a gamba tesa, tra l’altro», spiega, «quando l’ipotesi di contratto collettivo nazionale, firmata prima dell’estate, è stata già sottoposta al vaglio di governo e Regioni». Ma c’è di più, dice Bottega. «Con le loro osservazioni», ragiona, «i medici dimostrano di non saper leggere o di non conoscere affatto l’ipotesi di contratto di comparto che, naturalmente, non può porsi né al di sopra e né al di fuori della legge sul sistema degli incarichi». 

Anche il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, è rimasto sorpreso dalla presa di posizione dei sindacati dei medici. «Vale la pena ricordare», spiega, «che all’articolo 24 della medesima ipotesi di accordo si salvaguardano proprio le prerogative del personale dirigenziale, rappresentate dalle due sigle sindacali, prevedendo che resti ferma la sovraordinazione nell’ambito dell’organizzazione aziendale e le peculiari competenze e responsabilità del dirigente per tutte le tipologie di incarico». Ma sopratutto, si è chiesto Naddeo, «visto che secondo le due sigle questa norma è così invasiva della competenza dei medici (e non lo è), perché se ne accorgono ora, visto che l’ipotesi è stata sottoscritta il 15 giugno 2022, quindi ben quattro mesi fa?».
Il nuovo sistema degli incarichi, in realtà, serve a regolare contrattualmente il ruolo manageriale crescente che gli infermieri stanno assumendo nel territorio. Secondo un’analisi del Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini e delle professioni infermieristiche, sarebbero sempre di più, per esempio, gli infermieri nominati direttori di distretto sanitario. Se nel 2018 c’erano solo quattro direttori reclutati tra le fila degli infermieri, nel 2022 sono diventati ben quindici. Ci sono anche tre infermieri direttori generali di aziende sanitarie, due pubbliche e una privata convenzionata. Due infermieri in Emilia Romagna – prima Regione ad aver formalizzato il ruolo con legge regionale – sono stati nominati direttori assistenziali; sette infermieri con qualifica di direttore sociosanitario di aziende, oltre naturalmente a tutti gli infermieri dirigenti o responsabili dei servizi delle professioni sanitarie a livello di aziende, presenti praticamente in ogni struttura dove queste figure sono stare previste.

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 11:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA