Spesa più cara di mille euro per la speculazione. Dalla pasta al caffè fino alla verdura: sempre più aumenti

Così la corsa di energia e materie prime pesa sullo scontrino

Giovedì 13 Gennaio 2022 di Carlo Ottaviano
Il carrello più caro di mille euro per la speculazione. Dalla pasta al caffè fino alla verdura: sempre più aumenti
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I pomodori sono buoni ma troppo cari perché la disponibilità è limitata. Costano circa il 10% in più del gennaio del 2021. Stesso discorso per i finocchi. Ma ancora – purtroppo - è nulla, perché è in arrivo una “tempesta perfetta” sulla spesa alimentare delle famiglie. Tre i fattori determinanti: le previste gelate dei prossimi giorni che ridurranno la disponibilità di frutta e verdura, l’impennata inarrestabile di benzina e gasolio (e quindi dei costi di trasporto e della trasformazione industriale), la speculazione sempre in agguato. 

Fatto sta che se pochi mesi fa si ipotizzava per il 2022 l’esigenza per ogni famiglia di 1.500 euro in più, adesso si teme ne servano almeno 2.500. Basti pensare agli aumenti del 22% di diesel e benzina e del 41,9% dei consumi regolamentati di energia. Finora i prodotti alimentari hanno segnato incrementi inferiori all’inflazione: + 2,9% per i lavorati (succhi di frutta, surgelati, insaccati); + 3,6% per quelli non lavorati (uova, latte, carne e pesce, frutta e verdura). Secondo l’Istat il cibo vale il 13% della spesa complessiva della famiglia media (2,5 persone), cioè 2700-2800 euro al mese. Ma a inquietare è l’impennata di generi super popolari, come la pasta che viaggia su un quasi +40% rispetto al 2021. 

 

 

PANE Vola il frumento: a Roma le pagnotte a 2,7 euro al chilo

La mancanza di farina (anche di grano tenero) pesa ovviamente nel mondo della panificazione e dei lievitati dolci. L’incremento più significativo ha riguardato le semole di frumento, rincarate già nel 2021 dell’80% (quasi 740 euro a tonnellata). I prezzi finali non sono però uniformi a livello nazionale: a Milano la pagnotta da un chilo costa circa 4,30 euro, a Roma 2,70 euro, a Palermo poco più di 3 euro. Confagricoltura stima che già nel 2021 il pane sia aumentato del 15%.

PASTA Rialzo record non legato al prodotto

Sotto le feste di Natale non ce ne siamo accorti, ma rigatoni e spaghetti già da ottobre costano almeno un 20% in più. Gli industriali del settore ritengono che già a fine gennaio gli incrementi saranno del 38% in più rispetto a 12 mesi prima. In primo luogo è colpa del grano duro che manca: Usa e Canada ne hanno prodotto di meno; quello italiano e insufficiente per la nostra industria (che esporta molto) e inoltre, avendo in assoluto il prezzo più basso al mondo, è venduto perfino in Africa.

LATTE L’accordo ha frenato l’impennata

Almeno per il latte base non ci dovrebbero essere aumenti. Martedì scorso è finalmente stato raggiunto l’accordo per riconoscere agli allevatori un aumento di 4 centesimi al litro, senza che ciò pesi sui consumatori. Ma resterà in vigore solo pochi mesi, poi si vedrà. A influire sull’incremento dei costi di produzione del latte hanno contribuito: la mancanza di fieno dovuta alla siccità estiva, il 50%in più del costo del mais
e del 60% dei semioleosi.

UOVA Sulla produzione incidono aviaria e caro-mangimi

I focolai di aviaria (13 milioni di polli e tacchini abbattuti nell’ultimo mese) ha influito ovviamente anche sulla produzione di uova e sul loro costo. È forse tra gli incrementi più significativi anche se, come per la pasta, non ci se ne rende conto vista la cifra bassa di partenza. In alcune realtà si parla di 60% in più. Del resto, il prezzo di soia, mais e di alcuni cereali ha toccato il record degli ultimi 15 anni. Nel settore l’Italia e autosufficiente, ma non sulle materie prime di cui si cibano le galline ovaiole.

CARNE Più timori per la qualità della fettina

Continua ad essere un prodotto con i prezzi sostanzialmente stabili da decenni, in considerazione – spiegano a Federdistribuzione – anche dei cambiamenti dei consumi. Ma questo rischia di abbassare il livello qualitativo del prodotto. In campagna, del resto, gli aumenti ci sono stati a partire da quelli dell’alimentazione animale. E a rischiare – denunciano i produttori – è la sopravvivenza dello stesso settore con il Paese che vedrebbe aumentata la dipendenza dall’estero.

CAFFÈ Lievita il costo della tazzina fino a 1,5 euro

Che la pausa caffè sia più cara ce se ne siamo accorti già sotto Natale. Nei bar di molte città è quasi normale pagare la tazzina 1,50 euro. Pesano i problemi legati alla maggiore sicurezza causa prevenzione Covid, ma ancor di più le incertezze sulla provenienza della materia prima da paesi lontani, principalmente Vietnam, Etiopia e Brasile. Accordi geopolitici influiscono sui traffici commerciali, non garantendo la necessaria continuità di fornitura. 

VERDURA I rincari anche a causa del gran freddo

L’arrivo del grande freddo sta per colpire le coltivazioni di cavoli, verze, cicorie, e broccoli. Ma in crisi – teme Coldiretti - saranno anche le produzioni in serra che necessiteranno di essere riscaldate a prezzi esorbitanti. Tutto ricadrà sui consumatori finali. Potrebbero addirittura mancare le patate. Una delle maggiori organizzazioni del settore – l’Agripat, mille soci – minaccia di non produrre più se non si troverà un accordo con le reti di distribuzione per condividere gli aumenti dei costi.

FRUTTA Su le spese di trasporto: container +400%

Escludendo agrumi e kiwi, la produzione di frutta Made in Italy è limitatissima in questa stagione. Gran parte arriva quindi dall’estero con relativi costi alle stelle del trasporto. In più è in corso una vera speculazione delle compagnie di movimentazione dei containers con aumenti fino al 400% sulla tratta Sud America-Europa. D’altro canto, anche i costi dei magazzini refrigerati per la conservazione dei prodotti italiani (le mele, per esempio) subiscono i rincari dell’energia.

SUCCHI Sulle spremute un picco del 10% medio

Succhi di frutta e di verdura sono le frontiere dell’agricoltura a maggior valore aggiunto che meno dovrebbe subire l’altalena dei prezzi. Così nel futuro. Ma oggi sono ancorati strettamente alle stagioni e ai territori. Così i succhi hanno visto incrementi fino al 10% da quando è iniziata la pandemia Covid e di fatto sono stati tra i prodotti più ricercati quando a inizio 2020 si temeva l’esaurimento delle scorte. L’impennata dei prezzi di allora non è poi calata e i pressi si sono mantenuti stabili.

SALUMI La peste suina potrebbe causare rialzi

Come da tradizione, la stagione delle feste di fine anno ha visto un grande consumo di salumi e insaccati di ogni genere. L’allarme peste suina, esploso da un paio di settimane in alcune regioni, rischia di stressare l’industria del settore. Premesso che la malattia non è dannosa per le persone, già c’è chi nei negozi chiede produzioni stagionate qualche mese prima dell’allarme. E ciò rischia di far lievitare ingiustamente i prezzi. A questo si aggiunge anche il generale rincaro di energia e materie prime.

 

 

Ultimo aggiornamento: 18:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA