Smart working fuori città? Google pagherà di meno: tagli del 25% per chi lavora da casa (in provincia o in campagna)

Venerdì 13 Agosto 2021 di Anna Guaita
Smart working fuori città? Google pagherà di meno: tagli del 25% per chi lavora da casa

La variante Delta fa tardare i rientri negli uffici, ma questo non vuol dire che le grandi aziende americane non stiano preparandosi al dopo-pandemia. È oramai un anno e mezzo che milioni di dipendenti di grandi società lavorano da casa, e una buona percentuale di questi ha comunicato che sarebbe felice di continuare a farlo. Un sondaggio PollFish dimostra che in cambio della possibilità di non fare più i pendolari, un 25% di americani accetterebbe un taglio del 25% dello stipendio, un altro 25% del 15% e il 46% sarebbe pronto a rinunciare a un quarto delle ferie, mentre la quasi totalità accetterebbe una settimana lavorativa più lunga di dieci ore.

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LA TRATTATIVA
Varie aziende stanno già sfruttando questa disponibilità, e l'ultima in ordine di tempo è Google, il gigante dei servizi on line, che ha negoziato una complessa nuova scala di compensi per i suoi dipendenti. In parole povere la società di Mountain View accetta la richiesta di chi vuole lavorare da casa, ma in cambio impone un taglio del salario. Circa 85 mila dei 135 mila dipendenti Usa di Google avevano chiesto di poter continuare in remoto, e la ditta ha trovato un accordo con l'85% di questo folto gruppo. Il rimanente 15% è giudicato indispensabile in ufficio.

Il taglio del salario tuttavia nasconde un trucchetto che ha creato qualche polemica. I tagli sono imposti a coloro che si siano trasferiti in centri dove la vita costa meno. Coloro che continueranno il lavoro in remoto, ma restando a vivere in città costose come New York o San Francisco non vedranno gli stipendi decurtati. Google spiega che si tratta di una scelta basata sul costo della vita localmente. Dopotutto chi si sia trasferito in campagna o in provincia durante la pandemia non deve affrontare i prezzi e le tasse decisamente superiori delle metropoli, oltre che a risparmiare le spese del pendolarismo.

Lo stesso ragionamento è stato sposato da Microsoft, Facebook e Twitter, anch'essi nell'atto di rivedere i salari di chi lavori in remoto dalla provincia. Simili passi sono allo studio anche da aziende non nel settore dell'high tech, come la banca di investimenti Morgan Stanley, il cui Ceo, James Gorman ha detto senza peli sulla lingua: «Se vuoi un salario da newyorchese, lavori da New York. Basta con questo sono in Colorado ed essere pagati cone se si stesse nella City». Tutte queste aziende hanno registrato risultati eccellenti durante la pandemia, con utili altissimi. Tuttavia adesso i dirigenti sono convinti che per continuare a ottenere risultati altrettanto eccellenti sarà necessario riaprire gli uffici. Molti dei dipendenti in realtà ne sono contenti, perché hanno piacere di rivedere i colleghi e sentono che la vita nella collettività è più ricca.

LE POLEMICHE
L'idea di penalizzare chi lavori lontano però sta generando polemiche: «Le aziende devono pagare i dipendenti sulla base del loro lavoro, non del loro indirizzo» protesta Julia Pollak, capo economista di ZipRecuiter. Per di più, con il mercato del lavoro molto vivace, com'è adesso con l'economia in piena ripresa, Pollack si dice sicura che molti impiegati semplicemente si licenzieranno e cercheranno un altro posto, e le aziende ne soffriranno perché perderanno personale specializzato. Sono comunque numerose le aziende più piccole che hanno già trovato un compromesso, il cosiddetto sistema ibrido, che limita il ritorno in ufficio a due o tre giorni a settimana.

E comunque è possibile che la richiesta di rientrare in ufficio slitti ancora di molti mesi. Rimane infatti l'incognita della variante Delta e dell'alto numero di non vaccinati, che sta già causando una nuova ondata di epidemia gravissima in Florida e Texas. Amazon ad esempio ha già annunciato che i dipendenti degli uffici non torneranno al lavoro in presenza prima del prossimo gennaio 2022.

Ultimo aggiornamento: 14 Agosto, 11:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA