Covid-19, Patuelli (Abi): «Ue sta cambiando profondamente, avremo sorprese dalla Germania di Merkel»

Giovedì 9 Aprile 2020 di Roberta Amoruso

Non c'è ancora l'accordo, ma l'impressione è che il compromesso è vicino. Presidente Antonio Patuelli, quale presidente dell'Abi lei non è mai stato un fan delle rigidità europee. Sta davvero cambiando qualcosa a Bruxelles?
«Devo dire che da qualche settimane l'Europa sta dando segnali di profondo cambiamento. Prima la Bce, con il cambio di rotta che la presidente Christine Lagarde ha dato a sè stessa. Poi abbiamo visto l'autorità di Vigilanza europea presieduta da Andrea Enria rimettere in discussione una lunga serie di decisioni di chi l'ha preceduto, e almeno provvisoriamente allentare alcune delle regole più rigide. Anche la Commissione si è mossa, pure con un'autocritica dalla nuova presidente e mettendo in moto nuove risorse proprie. Perfino la signora Vestager ha fatto dichiarazioni e atti di attenuazione di regole vecchie sul divieto di aiuti di Stato di cui era la grande sacerdotessa. Abbiamo visto poi il grande dinamismo della Francia. Dunque, quella di questi giorni mi sembra una fase di movimento e di maturazione dell'Ue. Che non ha ancora raggiunto tutti gli obiettivi, non ha ancora raggiunto l'unanimità, ma è assolutamente in movimento».

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Sicché possono davvero passare gli Eurobond o qualcosa di molto simile?
«Confido che la grande Germania nelle prossime ore fornisca delle sorprese. Si capisce da tante dichiarazioni: la Germania è al singolare, ma è una Repubblica federale. Ci sono molti elementi di maturazione complessa all'interno ma è la cancelliera Angela Merkel a decidere alla fine il processo di maturazione chiudendo il dibattito. Quindi confido che questa maturazione, fortemente innovativa, prosegua. Il coronavirus porta tante disgrazie, ma stimola per l'Europa riflessioni e decisioni».

A proposito di paletti di vigilanza europea sul settore bancario. Anche alla luce del decreto Liquidità, cosa può fare ancora l'Europa per agevolare il vostro sostegno alle imprese e quindi all'economia?
«Ci aspetteremmo un allentamento del calendario del deterioramento. Cosa che oltretutto è nell'interesse di tutti. Oggi il credito diventa deteriorato non appena superati i 90 giorni, per effetto di una riduzione dei tempi decisa soltanto negli ultimi anni. In una situazione emergenziale come questa, occorrerebbe che gli europei decidessero un allentamento a un calendario così sincopato. Darebbe respiro prima di tutto alle imprese e alle famiglie e poi le banche ridurrebbero i crediti da allocare come deteriorati mentre tutto il mondo è in lockdown».

Il decreto Liquidità prevede una iniezione di 400 miliardi nei bilanci delle imprese. Il problema sono i tempi. Non solo quelli per processare la montagna di domande che arriveranno, ma anche quelli dettati dall'attesa del via libera europeo alle garanzie Sace. Il punto è che le aziende hanno bisogno di liquidità subito.
«Siamo già al lavoro per bruciare al massimo i tempi nell'applicazione della legge. E dunque, ancora prima della pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale, l'Abi sta preparando una bozza di circolare con istruzioni precise per le banche sulle anticipazioni di liquidità. Un'innovazione profonda anche sulle nostre procedure. Se il decreto legge pubblicato confermerà le bozze, manderemo immediatamente la circolare. Altrimenti faremo qualche correzione. Ma siamo pronti. Questo passaggio mette in moto immediatamente la riflessione giuridica e dà la possibilità alle banche di avere la piena consapevolezza degli effetti del provvedimento. Dunque possono lavorare da subito. Nello stesso tempo, l'Abi si sta muovendo anche sul tavolo che ha messo in piedi con Sace per preparare il collaudo di un intervento totalmente innovativo e positivo per tutti».

La rete bancaria è pronta a smaltire la montagna di domande che arriverà dalle imprese da girare al ministero?
«Arriveranno milioni di domande. Ma sono certo che sia le articolazioni territoriali, cioè le filiali, sia quelle a distanza, lavoreranno molto celermente pur in una fase di sovrabbondante lavoro come questa».

Per gli anticipi fino a 25.000 euro le imprese possono contare su un accredito sul conto corrente nel giro di pochi giorni, meno di una settimana. Le cose stanno davvero così?
«Le banche devono raccogliere domande e documenti prescritti dal decreto. Poi devono girarli via email. A quel punto, se la documentazione risulta completa, serve solo il via libera al bonifico».

Tra 25.000 e 800.000 euro c'è la garanzia e la valutazione di Sace, ma oltre questa cifra scattano regolari istruttorie previste dalle norme anche sul rating. Come è possibile?
«In questo caso la garanzia non è più al 100% e nella bozza del decreto legge non sono previste deroghe al Testo unico bancario e alle norme di vigilanza. Almeno al momento non sono previste, seppure sarebbe una semplificazione normativa utile».

Non sono troppo pochi sei anni di tempo per far scattare i rimborsi?
«Applichiamo molto celermente la legge, poi ci sarà tempo eventualmente di pensarci».

Ultimo aggiornamento: 08:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA