Tim, timone a Gubitosi. Ma Vivendi è pronta a dichiarare battaglia

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Tim, Gubitosi nominato amministratore delegato
MILANO La nomina scontata, a maggioranza, di Luigi Gubitosi ad amministratore delegato di Tim, decisa ieri sera dal cda presieduto da Fulvio Conti, tiene alta la tensione fra il gruppo Vivendi e il fondo americano Elliott. Non solo perché, come da copione, i cinque rappresentanti francesi hanno votato contro e lo avevano fatto in mattinata nel corso del Comitato nomine e remunerazione telefonico presieduto da Alfredo Altavilla che, sempre 3 a 2, ha raccomandato l'investitura dell'ormai ex commissario Alitalia. Il fatto è che Parigi vuole rimettere subito tutto in discussione chiedendo la convocazione, dopo sei mesi, di un'altra assemblea per tornare alla conta. «E' stato un capitolo triste di Tim - ha dichiarato l'ex ad Amos Genish uscendo dal cda - per il risultato dell'ultima settimana. Questi cambi repentini di strategie e leadership stanno dividendo i due azionisti, chiedo subito un'assemblea al massimo entro i primi mesi del 2019, le decisioni degli ultimi giorni non sono nell'interesse degli investitori». Ma Gubitosi non si deprime, il nuovo amministratore delegato guarda avanti e si rivolge così a tutti gli stakeholder: «Tim ha una grande storia e un capitale umano da valorizzare per vincere la sfida del mercato, generare più cash flow per ridurre il debito ed esaminare con attenzione e velocità il progetto per la costruzione di una rete unica».

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Quanto alla riunione di ieri, non vi è dubbio che si sia trattato di un cda combattuto, durato due ore e mezza, nel quale gli uomini di Vivendi hanno contestato la procedura seguita: il vulnus sarebbe stata la riunione di sabato pomeriggio organizzata da Conti solo tra i 10 consiglieri indipendenti indicati di Elliott che ha cementato l'unità attorno a Gubitosi con il passo indietro di Altavilla, escludendo i tre in quota francese: Giuseppina Capaldo, Marcella Moretti e Michele Valensise. Esclusione che, secondo i francesi, sarebbe contraria alle regole. Sembra però che anche i sindaci l'abbiano rilevata e perciò non si esclude un ricorso alla Consob.
Il cda che ha quindi confermato al presidente i poteri di legge, ha attribuito all'ad le deleghe gestionali e gli riconoscerà un trattamento economico corrispondente a quello di Genish.

I PRIMI PASSI
In cima all'agenda di Gubitosi c'è senza dubbio lo scorporo della rete e la sua successiva fusione con Open Fiber caldeggiata dal governo. Ma il manager deve gestire altri due dossier caldi: la cessione di Persidera e quella di Sparkle. Nel primo caso, la procedura di vendita, dopo la concessione dell'esclusiva al fondo ISquared, sembra rallentata, in quanto il fondo americano sarebbe poco propenso a migliorare l'offerta di 240 milioni. Questo in quanto Gedi (la holding di partecipazioni che fa capo alla famiglia De Benedetti) quale socio di Persidera al 30% eserciterà il diritto di prelazione previsto dai patti parasociali per rilevare il 70% posseduto da Tim al valore corrispondente l'offerta Usa per poi cedere l'infrastruttura a Rai Way, che avrebbe offerto circa 220 milioni. Per finalizzare l'operazione, Gedi avrebbe già organizzato un prestito ponte con un pool di banche guidate da Intesa Sp.

I DIRIGENTI
Ancor più delicata la cessione di Sparkle, fortemente voluta da Elliott: secondo il fondo attivista, i multipli cui cedere la società dei cavi sottomarini sarebbe 8 volte l'ebitda, che nel 2018 dovrebbe attestarsi sui 120 milioni. La valorizzazione sarebbe quindi di circa 1 miliardo, ma stime più prudenti, dato che sull'asset insiste il golden power, parlano di 780-800milioni.

Gubitosi dovrà inoltre decidere il destino delle torri Inwit di cui Tim vanta il 60%. Genish voleva dismetterla, salvo poi ripensarci. Gubitosi potrebbe optare per una cessione secca o un polo con il gruppo Cellnex. Da ultimo, c'è da decidere se acquistare Nextel, operazione che però sembra destinata ad arenarsi.
Oggi è atteso il primo messaggio di Gubitosi ai 49.000 dipendenti del gruppo e l'incontro con le prime linee manageriali che quasi certamente saranno riorganizzate. Fra le figure commerciali è dato in ulteriore ascesa Stefano Azzi, responsabile della Divisione Consumer che Gubitosi ha conosciuto ai tempi di Wind. Potrebbero esserci novità anche sul fronte della direzione della Comunicazione, un ruolo strategico per una società come Tim. Scricchiolanti sarebbero inoltre tre poltrone volute da Vivendi: Agostino Nuzzolo, general counsel, Mario Di Mauro (capo delle Strategie) e Francesco Russo (Public affairs).

Saldo in sella sembra invece Stefano Siragusa, già amministratore delegato di Ansaldo Sts, partecipata da Elliott. Sarebbero invece vagliate laicamente le posizioni di Elisabetta Romano, Chief Technology Officer e Piergiorgio Peluso, direttore finanziario che però Gubitosi ha conosciuto ai tempi del famoso prestito convertendo Fiat.
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Domenica 18 Novembre 2018, 18:00






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2 di 2 commenti presenti
2018-11-19 12:30:32
Bisogna ricordare che la Tim ex Telecom era una azienda Iri, la chiamavano dalle uova d'oro, poi nell'ondata liberista il buon D'Alema, la vendette ai famosi capitani coraggiosi, che la indebitarono fino al collo. Oggi è una azienda privata e nella salvaguardia delle nostre leggi può fare quello che ritiene più consono al proprio business, una cosa è certa, se lo stato vuole rientrare in possesso della rete, cioè rame e fibra, dovrà sborsare qualche miliardo di euro, e quello che temo è la stesa cosa che vogliono fare per Alitalia, comperare queste aziende con i soldi di cassa depositi e prestiti, cioè i nostri risparmi, cosa fattibile se salvini e di maio come garanzia ci mettessero il Colosseo, gli Uffizi, le gallerie dell'accademia, il San Carlo e perchè no Palazzo Madama, Palazzo Chigi e Montecitorio.
2018-11-19 01:54:23
caspita tanti cari auguri a quelli che hanno Tim visto il gran successo che ha avuto Gubitosi ad amministrare la ormai fallita Alitalia (che continuiamo a mantenere di tasca nostra).