Liste della Lega, "epurazione" di Tosi:
fuori Dozzo e Dussin, salvo solo Bitonci

Tosi e Maroni hanno preparato le liste dei candidati leghisti

di Alvise Fontanella e Paolo Francesconi

VENEZIA - Fuori tutti. Senza eccezioni. Fuori il capogruppo alla Camera Gian Paolo Dozzo, che Roberto Maroni fortissimamente voleva, fuori il tesoriere Stefano Stefani, fuori tutte le vecchie glorie della Liga. Flavio Tosi cambia radicalmente faccia alla Lega in Veneto e impone la sua legge anche a Maroni, al termine di un lungo confronto nel quale Bobo ha cercato invano di spingere il "duro" di Verona su posizioni più concilianti.



Alla fine Maroni ratifica e dà l’annuncio su Twitter («Ho condiviso le proposte fatte dai segretari nazionali»), Tosi torna in patria vincitore ma ora dovrà affrontare quell’ampia fetta di partito veneto che non lo votò segretario. E che ora si trova - se si eccettua la persona di Massimo Bitonci, unico compromesso accettato da Tosi - priva di rappresentanti in Parlamento e con un’intera classe dirigente "rottamata" che ora lamenta come, negli anni della dittatura bossiana, le sezioni e le federazioni provinciali potessero almeno dire la loro, mentre oggi, nella nuova Lega, le candidature calano dall’alto, belle e fatte e addirittura segrete sino all’ultimo, decise da due persone a Milano.



È nell’incontro a Milano, ieri mattina, tra il segretario veneto e quello federale del Carroccio, che sono state definite le liste dei candidati della Lega alle elezioni politiche in Veneto. Di ufficiale, non si sa nulla: Tosi ha di fatto «secretato» le liste, limitandosi a comunicare personalmente ai singoli «nominati» che avevano trovato posto in posizione eleggibile.



La Lega Lombarda è stata più trasparente: ha diffuso ufficialmente i nomi di Salvini e Bossi, capilista alla Camera, di Calderoli capolista al Senato e di Tremonti al secondo posto. Il mistero sulle liste per il Veneto durerà comunque poco, concedendo soltanto una notte alle speranze, e alle pressioni, degli esclusi: le liste verranno depositate oggi.



Ma una cosa è certa: Tosi ha cambiato faccia alla Liga. I nomi che hanno fatto la storia del movimento vengono tutti accompagnati alla porta. Perfino Gian Paolo Dozzo, il capogruppo alla Camera che Maroni in persona insisteva a ricandidare, nonostante le sue cinque legislature. E invece neppure per lui è venuta la deroga al tetto delle due legislature deciso da Tosi e dalla segreteria nazionale della Liga Veneta. Ma Dozzo è in buona compagnia: sta fuori il tesoriere del partito, Stefano Stefani, fuori i parlamentari Federico Bricolo, capogruppo al Senato, e l’ex sottosegretaria Francesca Martini. Fuori la vicentina Dal Lago, fuori Franco, Dussin, Vallardi, Gidoni. Tutti a far compagnia a Gian Paolo Gobbo, vicerè di Bossi in Veneto per tre lustri, autore della risurrezione della Liga dopo lo scisma dei venetisti nel 1998, a cui il successore non ha offerto l’uscita onorevole d’uno scranno in Parlamento.



Stando alle informazioni non ufficiali che il Gazzettino ha raccolto, a poter dormire sonni tranquilli sono Matteo Bragantini, veronese, deputato uscente, che viene candidato come capolista nella circoscrizione Veneto 1 (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo), dove la Lega può eleggere quattro deputati. In posizioni eleggibile sono quindi, dopo Bragantini, Filippo Busin, assessore a Thiene, Roberto Caon di Vigonza, e l’uscente Giovanna Negro, veronese. Nella circoscrizione Veneto 2 (Venezia, Treviso, Belluno) in posizione eleggibile sono Marco Marcolin, popolare sindaco di Cornuda, presentato come capolista, e poi Emanuele Prataviera, veneziano, e un altro trevigiano, Arnaldo Pitton, vice segretario provinciale del partito.



Al Senato, invece, il capolista è Massimo Bitonci, deputato uscente nonché rivale di Tosi nell’elezione a segretario della Liga Veneta, seguito dal consigliere regionale Paolo Tosato e dall’uscente Emanuela Munerato, polesana.



Tolto Massimo Bitonci, le liste di Tosi lasciano pochissimo spazio alla forte minoranza del partito. E i malumori emergeranno. Paola Goisis, deputata uscente di Este, bossiana di ferro, mastica amaro: «L’ho saputo dai giornalisti, nel partito nessuno mi ha detto niente. Non è certo una sorpresa, sono stata l’unica che ha combattuto Maroni a viso aperto, mi sono esposta in momenti difficili - commenta Goisis - Comunque, che non mi abbiano candidato è un onore. Hanno già perso il 10%, adesso mi chiedo se perderemo altrettanto. In ogni caso sono nata leghista e morirò leghista. Lo so che vogliono che ce ne andiamo, ma non ne ho nessuna intenzione. La battaglia - conclude la "pasionaria" - si può fare anche dall’interno, anche dopo il voto».
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Domenica 20 Gennaio 2013, 19:01






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