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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Perché ora Venezia è (quasi) meglio di Cannes
Storia di una revanche che parte da lontano


Per anni abbiamo sottolineato giustamente la sudditanza della Mostra veneziana rispetto al festival di Cannes: location, sale e strutture, l’inciampo di un nuovo Palazzo naufragato in una barzelletta, mercato, divismo, perfino la corsa di molti registi, autoriali o alla moda, a preferire la Croisette al Lungomare Marconi (va beh, qui la battaglia era ed è oggettivamente impari). Ma è ancora così? La risposta è no.
Le cose cambiano e negli ultimi, diciamo almeno 5 anni, la situazione per diversi temi si è perfino rovesciata. Fermo restando che lo spento Lido non potrà mai diventare la luccicante Cannes e che un Mercato simile a quello francese è, per oggettiva difficoltà, impossibile (e bene ha fatto la Biennale a capirlo in tempo, spostando i propri interessi in altre forme), il resto viaggia tutto a favore di Venezia.
Partiamo dalle sale. Il Palais è stato per anni beatificato, mentre il Palazzo (con adiacente Casinò) perdeva i pezzi e metteva decisamente tristezza. Ma Venezia, dopo appunto il disgraziato tentativo di un Palazzo nuovo con il risultato del famigerato “buco”, non è stata lì a lamentarsi e ogni anno ha tentato con successo di migliorare ciò che già esisteva. Le sale, a cominciare dal gioiello della Darsena, sono state aggiornate, anche tecnologicamente; si è creata una nuova struttura come il Giardino; il foyer del Palazzo è stato abbellito e reso più spazioso; l’area della Cittadella è stata ben definita. E Cannes? Il fantastico Grand Théâtre Lumiere comincia a scricchiolare (e non da ieri), la Debussy scricchiola ormai vistosamente (lo stato delle poltrone è disarmante), la Bazin e la Buñuel sono due buchi scomodi, la Soixantième è un tendone peggio del PalaBiennale, non parliamo delle sale dove si proiettano Quinzaine e Semaine (tra l’altro distanti dal Palais, non come Venezia che ha tutto ravvicinato). Oggi la situazione delle sale è dunque tutta a vantaggio lagunare.
Si diceva che a Cannes ci andavano i divi e i film migliori, perché Venezia non tirava più. A parte il Concorso, mai così desolante come quello appena concluso che può essere stata anche una coincidenza sfortunata, la sensazione è che, dall’ingresso alla presidenza di Pierre Lescure, Cannes prediliga non rischiare più nulla, si adagi a nomi consolidati, sia più ostaggio di altri festival di un’industria ormai invadente, derubricando i film (e i nuovi autori emergenti) a sezioni inferiori. E i divi? Sempre meno, come si è visto anche quest’anno. Al contrario Venezia, grazie anche alla fortunata coincidenza di una serie di Oscar vinti (ma se capita più volte, magari non è solo una coincidenza), ha riaperto le porte alle star, al cinema americano (che, si voglia o meno, è il dominante), conservando tuttavia una forte componente “artistica” e di ricerca, non foss’altro per il nome di Mostra d’arte che si porta appresso. Anche qui dunque Venezia non ha più nulla da invidiare.
Finiamo con i tempi bui della paura terroristica e della sicurezza. L’anno scorso, dopo Nizza, al Lido si è organizzata, senza disturbare troppo il lavoro dei critici e il piacere dei cinefili, una task force eccellente, a iniziare dalla scelta di chiudere tutti i varchi possibili con blocchi di cemento a zig-zag. Non ci sono stati ritardi nell’orario delle proiezioni e una volta entrati nella Cittadella, non si veniva sottoposti a ogni ingresso in sala a controlli ferrei, lunghi ed estenuanti. Cannes, al contrario, ha dimostrato una continua disorganizzazione: ha lasciato liberi di scorrazzare auto e perfino camion sulla Croisette (totalmente aperta), davanti alla folla in spazi esigui, in attesa di entrare nelle sale, come se a Nizza e altrove non fosse mai successo nulla. I controlli hanno ritardato proiezioni, gli allarmi sono stati gestiti in modo dilettantesco, il caos e il disagio sono stati continui.
La sensazione è che Cannes nella sua smania di grandeur non sia più in grado di gestire un festival così ipertrofico. Al contrario Venezia, conoscendo e rispettando i propri limiti, oggi è un festival più vivibile (se si migliorano i servizi extra Biennale sarebbe il massimo) e probabilmente più interessante. Alla faccia di Cannes.

Mercoledì 31 Maggio 2017, 09:25
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