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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 70, giorno 10: Ozon rischia col doppio
La meraviglia è russa, ma non è in concorso

Si corre verso il traguardo, lasciando alle spalle un Concorso che non è mai riuscito ad elevare il tono di una insospettabile mediocrità, come forse mai era successo al festival di Cannes. Facciamocene una ragione: è stata un’edizione di false speranze.

TESNOTA di Kantemir Balagov (Un certain regard) – Eccola qui la sorpresa del festival, purtroppo non in Concorso perché ci sono già due russi (e titolati come maestri) e questo regista invece è addirittura esordiente e non ha ancora 26 anni. Una scelta di Fremaux piuttosto infelice, perché il giovane regista, formatosi alla corte di Sokurov, firma un film impressionante per storia, sguardo e forma estetica. Siamo nel 1998 nel Caucaso settentrionale, in una zona attraversata da forti conflittualità, tra ebrei (una minoranza mal vista) e musulmani. Un famiglia con due figli, uno viene rapito, l’altra è una ribelle che non vuole accettare il matrimonio imposto dalla famiglia, mentre da un vhs scorrono le brutali esecuzioni della guerra in Cecenia. Formato 4:3, corpi e ai volti sempre in campo stretto, un rigore formale e narrativo che lascia stupiti per un esordio. Balagov mette i brividi, in modo esemplare e sorprendente. Bravissimi anche gli interpreti. Voto: 8.

L’AMANT DOUBLE di François Ozon (Concorso)
– Chloé, una giovane ragazza problematica, si reca da uno psicanalista per risolvere i suoi problemi, che le provocano un continuo disturbo alla stomaco. Ma Paul si innamora di lei. I due vanno a convivere, ma pian piano Chloé scopre che Paul ha troppi misteri, a cominciare da un gemello, che fa lo stesso mestiere. Tratto da un romanzo di Joyce Carol Oates, Ozon dirige un film bizzarro, coraggioso, che non teme il ridicolo e affronta, a volte anche con inserti spiazzanti e trash (parti anatomiche in primo piano, dettagli horror, sguardi dentro il corpo…, un paio di sequenze erotiche), il tema del doppio. Certo non è Cronenberg e nemmeno Verhoeven, quando la soglia dell’esagerazione tocca il livello di guardia, ma alla fine il suo film è tra i più divertenti del Concorso e certo il finale, magari non così stupefacente come sembrerebbe, dà comunque una svolta che non lascia indifferenti. Voto: 6,5.
AUS DEM NICHTS di Fatih Akin (Concorso)
– Nel quartiere turco di Amburgo un’eplosione uccide padre e figlio, lasciando sola Katja, che spera nella giustizia. Ma al processo contro due nazisti, accusati di essere i due terroristi, Katja vede svanire molte speranze, anche per il fatto che il marito era stato in prigione per traffico di droga. Il turco-tedesco Akin si conferma regista qualitativamente modesto, ma almeno pone dei quesiti non indifferenti sulle contraddizioni politiche di un’Europa incapace di cogliere da tempi i nuovi fermenti estremisti di destra. Se il processo è un po’ troppo lungo e statico, se la parte fine è corriva e avventurosa e la scelta finale è senza dubbio controversa, alla fine il film, a sorpresa, non è nemmeno tra le cose peggiori di un Concorso desolante. Notevole Diane Kruger. Voto: 6.
 

Venerdì 26 Maggio 2017, 15:44
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