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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 70, giorno 8. Le donne meglio di Rodin
Da Sofia a Léonor, la commedia è anche nera

Si procede senza entusiasmo, in attesa di qualcosa che ci faccia sempre dire qualche oooh: ecco per tale film è davvero importante essere a Cannes, in questo festival che è diventato il più faticoso del mondo. 
RODIN di Jacques Doillon (Concorso) – Due ore tra statue e modelle, sesso e parole, senza che tutto questo serva a dire: ma perché si mettono in concorso certi film? I giorni del grandissimo scultore all’età di 40 anni al momento della commissione de “La porte de l’enfer” e l’incontro con Camille Claudel prendono la forma di un cinema stanco, ammuffito, noioso, dove anche Vincent Lindon recita di maniera. Tutto molto professionale, tutto molto inutile. Il cinema letargico di Jacques Doillon. Voto: 4.

THE BEGUILED di Sofia Coppola (Concorso)
– “La notte brava del soldato Jonathan” (Don Siegel, 1971) e il romanzo da cui è tratto di Thomas Cullinan diventano nelle mani della sfiziosa figlia di FFC una commedia nera dai toni sarcastici, un divertimento funereo femminile, che dal desiderio passa alla morte, dove il soldato è l’oggetto di una lotta di potere, in un’eclave di donne morigerate e devote. Sofia Coppola si conferma regista di buone impaginazioni visive e leggera nei contenuti. Ma il film è piacevole e le due sequenze delle cene sono divertenti. In un concorso mediocre almeno scorre senza pesare. Voto: 6,5.
DEMONS IN PARADISE di Jude Ratman (Fuori concorso)
– Nel 1983 un bambino di 5 anni (lo stesso regista) scappa in treno dal massacro dei tamil da parte dalla maggioranza cingalese nello Sri Lanka. Ora torna dal Canada e ripercorre, con lo stesso treno, quel percorso, cercando di spiegare i motivi di quella guerra civile. Un documentario solido, partecipato, che fa luce su una delle tante guerre dimenticate in occidente. Voto: 6,5.
JEUNE FEMME di Léonor Serraile (Un certain regard)
– Paula, una ragazza esuberante e instabile, torna a Parigi dopo diverso tempo. Cerca lavoro, incontra persone, prova a cambiare vita. Ma non è così facile. Un film nervoso, esagitato, ma anche estremamente vivo, febbrile e interessante. La bravissima Laetitia Dosch si prende la scena e mostra i mille volti di una donna cangiante, indifesa, incompresa. Nel viavai di una Parigi che non è mai invadente, la vita scorre in cerca di un centro di gravità che sembra sempre da un’altra parte. Voto: 7.
 
 

Mercoledì 24 Maggio 2017, 17:35
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