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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 70, giorno 6: l'intrusa non è fuori posto
Haneke e Lanthimos, crudeltà e sadismo

Siamo a metà strada e la sensazione dei primi giorni non è migliorata. Anzi più si assottigliano i nomi da Palma che restano, salvo benvenute sorprese, il Concorso è stimabile sempre più come il peggiore dell’ultimo decennio. Ce ne faremo una ragione prima delle fine, anche se sarà dura.

L’INTRUSA di Leonardo di Costanzo (Quinzaine) – Giovanna dirige una masseria di accoglienza nella periferia napoletana, dove le madri portano i bambini per evitare loro di finire nelle spire della camorra. L’arrivo di Maria, giovane moglie di un pregiudicato in prigione, mette in subbuglio tutta la comunnità. Dopo “L’intervallo”, felice opera d’esordio presentata anni fa a Venezia, Di Costanzo trova il giusto equilibrio tra sguardo documentaristico e scrittura di finzione, dove forse a volte si eccede nello spiegare ogni situazione, ma con una sincerità e una forza non consueta nel cinema italiano. Bravissimi tutti gli interpreti, specialmente i più piccoli. Voto: 7.
HAPPY END di Michael Haneke (Concorso)
– Ideale sequel di “Amour” (diventa lampante durante un ricordo di nonno Trintignant), è l’ulteriore dimostrazione del disfacimento totale, morale e perfino economico, della borghesia, incapace perfino di darsi il colpo di grazia. Haneke è probabilmente oggi il regista che meglio sa raccontare e descrivere il peso della vita, l’insofferenza più pessimistica, dove le vecchie generazioni non ne possono più di vivere e quelle nuove sono ancora più ciniche, insensibili e vigliacche, come dimostra il comportamento della bambina, gravemente già compromessa sul piano morale. Un saggio anche sullo sguardo e sulla riproducibilità dell’immagine, che ormai cogliamo negli aspetti più intimi e più superficiali, ma che probabilmente non riusciamo ancora a comprendere. Forse un film meno forte di altri suoi, senza un momento fulminante (a parte forse il finale), ma tutto vissuto in costante sottotraccia, dove ogni inquadratura ha un suo significato preciso. Attori superlativi. Voto: 6,5.
THE KILLING OF THE SACRED DEER di Yorgos Lanthimos (Concorso)
– Un ulteriore film insopportabile di uno dei registi più insopportabili in circolazione. Peccato perché fino a metà percorso (quando uno dei protagonisti, il più misterioso, cambia improvvisazione ruolo, svelando il vero motivo della sua presenza) il greco Lanthimos aveva perfino incuriosito, ma da qui in poi, anziché continuare su una strada veramente feroce anche visivamente, si perde nei consueti, pretestuosi giochi d’intelligenza sadica, dove la pervesione è la chiave imposta a una realtà che non avrebbe bisogno di ulteriori forzature. Così la storia di una famiglia di un importante cardiochirurgo, nella quale si introduce un ragazzo a lungo non identificato, diventa solo una commedia gelidamente depravata, tra masturbazioni e mestruazioni elette a conversazione (e non solo). Voto: 4.
GEU-HU di Hong Sangsoo (Concorso)
– Nel primo giorno di lavoro da un editore, una giovane ragazza deve fare i conti anche con la moglie e l’amante di lui. Una piacevole commedia in bianco e nero, costruita su lunghi piani-sequenza, dove i dialoghi dominano la scena. L’editore ne esce moralmente distrutto. Niente di indimenticabile, ma nel panorama modesto del Concorso fa la sua figura. Certo vicino al film di Garrel (con cui ha qualche parentela) sparisce. Voto: 6.
 

Lunedì 22 Maggio 2017, 14:37
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