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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 70, giorno 5: Garrel, lezione di cinema
Hazanavicius e Castellitto: parodia e urla

Si continua tra una delusione e l’altra nel Concorso, altrove spuntano piccole, grandi perle. Ma in generale è un festival da mediocre centroclassifica, guardando finora alla zona retrocessione.
LE REDOUTABLE di Michel Hazanavicius (Concorso) – A Parigi, mentre Jean Luc Godard gira “La chinoise” e per le vie della capitale impazza la protesta studentesca, che vede il regista e la sua compagna Anne a fianco delle manifestazioni. Hazanavicius probabilmente pensava di essere ancora sul set di “The artist” dove il cazzeggio aveva almeno una sua funzione. Qui la lettura di un periodo e di un ingombrante regista alla sua svolta maoista diventa una specie di intollerabile e insulsa parodia, che non riesce nemmeno a essere graffiante. Uno dei più grandi bluff che Cannes abbia inventato. Un regista che aveva già abbondantemente dimostrato la sua inutilità con l’orribile “The search”. Louis Garrel prova col suo Godard di stare al gioco. Voto: 3.
L’AMANT D’UN JOUR di Philippe Garrel (Un certain regard)
– Ci sono registi che in due ore e passa non riescono a raccontare una storia, dei personaggi e a fare del cinema. Poi ci sono quelli come Philippe Garrel che in un’ora e un quarto sanno raccontare storia, personaggi e fare sempre del cinema, anche se tutto il suo cinema semba lo stesso film che non finisce mai. In bianco e nero, essenziale senza essere mai troppo e ovviamente mai poco. Un’altra storia di uomini, donne, l’amore, il desiderio con tutto quello che comporta ogni intreccio. Attori magnifici da Eric Caravaca, Louise Chevilotte e Esther Garrel, per restare in famiglia. Voto: 8.

FORTUNATA di Sergio Castellitto (Un certain regard)
- Sergio Castellitto (regia) e Margaret Mazzantini (scrittura) continuano nel loro personale percorso di un cinema gridato, esasperato nella forma (le soluzioni tecniche sono puramente esornative) e nei contenuti (non si fanno proprio mancare niente per ingigantire ogni conflittualità, col mondo e con l’umanità). Ma non basta certo metterci dentro urla e parolacce, violenze e botte, ovviamente una spruzzata di multietnicità in una Roma desolata, canzoni sparate a capocchia (davvero una bella trovata “Have you ever seen the rain” mentre un gruppo di donne cinesi fa ginnastica sotto la pioggia…), citazioni fuori luogo (l’acquario come fosse Orson Welles), dialoghi scritti con l’accetta, non basta tutto questo per raccontare un mondo malvagio e feroce, ci vogliono sguardo, la giusta distanza e anche una certa empatia con i personaggi, che qui mancano del tutto. Attori adeguati all’esasperazione, da Jasmine Trinca a Stefano Accorsi, da Alessandro Borghi a Edoardo Pesce. Voto: 3.
THE MEYEROWITZ STORIES (New and selected) di Noah Baumbach (Concorso)
– Un altro racconto familiare e intergenerazionale di questo discendente di Woody Allen, del quale rappresenta la copia sbiadita. Un cinema di parole (sempre troppe), dove la conflittualità e il disagio emergono tra battute che sembrano quelle scartate dal grande regista di riferimento e una discreta bravura nel raccontare ambienti e personaggi. Ma il percorso di Baumbach sembra aver esaurito ormai ogni originalità, ammesso che ne abbia mai avuta una. Con Adam Sandler, Ben Stiller, Dustin Hoffman, Emma Thompson, tutti oviamente bravi. Voto: 6.
  
 
 

Domenica 21 Maggio 2017, 17:47
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