Scorie nucleari, la Sogin: «La scelta sui siti è ancora da definire». E la Regione ribadisce il suo no

Martedì 13 Aprile 2021
Scorie nucleari, la Sogin: «La scelta sui siti è ancora da definire». E la Regione ribadisce il suo no

Scorie nucleari, secondo la Sogin «non esistono scelte precostituiste sulla localizzazione dei depositi». La società incaricata di localizzare le aree sul territorio nazionali ha precisato le dichiarazioni dell’ad Emanuele Fontani, durante l’audizione parlamentare del 6 aprile scorso, tenutasi presso le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati
«Va precisato - spiega la stessa Sogin- che la frase “Non è semplicemente il Piemonte - come qualcun altro ha segnalato - ma, da un punto di vista di applicazione di questo criterio, il Lazio è sicuramente più interessante perché baricentrico sul territorio nazionale”, era riferita alla mera valutazione della distanza dai siti che attualmente ospitano i rifiuti radioattivi sul territorio nazionale. Tale considerazione era del tutto esemplificativa e finalizzata a sconfessare che esistano già scelte precostituite. L’esempio -viene amncora detto-, al contrario, era volto a evidenziare che nulla è deciso. Il percorso di localizzazione del Deposito Nazionale è appena iniziato e si configura come un processo partecipativo che prevede il più ampio e trasparente coinvolgimento dei territori nella determinazione di una scelta che sarà condivisa».
QUI REGIONE
«Il Lazio è inidoneo ad ospitare il deposito. In particolare, i 22 siti individuati nella provincia di Viterbo presentano caratteristiche inadeguate con la realizzazione del centro unico per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Il territorio regionale, infatti, presenta già un quadro fortemente impattante legato all’inquinamento nucleare di origine industriale e medica. Questa regione ospita la ex centrale nucleare di Borgo Sabotino, in provincia di Latina, oltre al Centro Ricerche dell’Enea Casaccia, nel Comune di Roma, dove sono custoditi i rifiuti speciali ospedalieri e vengono svolte attività di ricerca». Questa, intanto, la presa di posizione della Regione che, riferendosi anche al Viterbese, sottolinea come su tale territorio «è presente anche la centrale di Montalto di Castro, progettata e costruita nei primi anni 80 con due reattori nucleari e poi riconvertita in centrale termoelettrica dopo il referendum del 1987 con cui l’Italia abbandonò il nucleare».
Per Roberta Lombardi, assessore regionale alla Transizione Ecologica e alla Trasformazione Digitale della Regione Lazio «La Tuscia ospita già impianti ad alto impatto ambientale verso i quali è necessario invertire la rotta, avviando una seria riflessione sulla loro riconversione ecologica. Ribadiamo che il deposito nazionale qui è un’ipotesi senza senso sia da un punto di vista strategico - vista la mancanza di infrastrutture viarie adeguate per servire un simile impianto - sia per le caratteristiche ambientali, archeologiche e turistiche della Tuscia, che sono incompatibili con la realizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari».
In questa zona – solo per citare alcuni esempi – «è presente il sito Unesco rappresentato dall’acropoli etrusca del Comune di Tarquinia, e prodotti agricoli di pregio, quali l’olio d’oliva Dop, l’asparago Dop del comprensorio del Comune di Canino, e la produzione di nocciole, di cui una buona parte biologica».

 

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