Nucleare, contromisure «da un territorio unito»: strategia unica per smontare il piano scorie

Martedì 12 Gennaio 2021 di Luca Telli
Un Consiglio provinciale

Due giorni per la delibera da sottoporre all’approvazione di tutti i Comuni. Ancora 52 invece quelli davanti per la presentazione delle prime opposizioni. Subito un tavolo tecnico misto: urbanistico, amministrativo e ambientale per scalare, e smontare, le certezze della Sogin.
Una voce unica chiedeva il presidente della Provincia, Pietro Nocchi, e una risposta compatta è arrivata. Il documento, ancora virtuale, uscito dal consiglio di ieri è il primo tassello di una corsa a ostacoli che da qui ai prossimi due anni (con una parentesi che potrebbe allungarsi oltre i 44 mesi) impegnerà il territorio. fino alla scelta dell’area che dovrà ospitare il deposito di scorie nucleari, con il jolly di qualche autocandidatura lontano dalla Tuscia che potrebbe calare sul tavolo. 
«Perché l’investimento è importante e qualcuno, visti anche gli elevati standard di sicurezza garantiti, potrebbe decidere di scommetterci – ha spiegato il sottosegretario all’ambiente Roberto Morassut, in collegamento da remoto - detto che il deposito, che sarebbe nello specifico un polo tecnologico, è solo parte finale di un corollario di infrastrutture, indennizzi e agevolazioni economiche». Secondo il viceministro non sarà «una decisione calata dall’alto, ma condivisa con i territori con i quali partiranno a breve i confronti, tuttavia da 7 anni questo piano aspetta di essere concluso, solo recentemente l’Italia ha pagato una cifra vicina al miliardo di euro per smaltire all’estero».
Di più: è l’unico tra i paesi Ue a non essersi dotato ancora di un piano di smaltimento, con una procedura di infrazione che si agita sulla testa (e una multa che potrebbe essere molto salata) che non è negli interessi di Comuni e Regione Lazio risolvere. «Una soluzione va trovata e apprezziamo lo sforzo del governo, ma fuori dalla nostra regione – spiega l’assessore al Ciclo dei rifiuti regionale, Massimiliano Valeriani - visto che il Lazio presenta già un quadro fortemente impattante legato all’inquinamento nucleare di origine industriale e medica. Inoltre, il recente piano regionale sui rifiuti non individua aree idonee ad ospitare un centro di stoccaggio delle scorie nucleari».
A rafforzare le parole di Valeriani il consigliere Enrico Panunzi (Pd) che contesta i criteri della Sogin e la mancata considerazione di una serie di parametri: da quello sanitario, a quello ambientale e naturalistico. Di più: della normativa regionale per la disciplina e promozione dei biodistretti, e quello della localizzazione del piano di gestione dei rifiuti approvato con delibera di consiglio regionale 4/2020. Cosa più importante poi, dalla volontà e della vocazione del territorio per la tutela della quale si invita a superare l’appartenenza politica pere stringere un patto istituzionale che coinvolga amministrazioni comunali, associazioni, enti in difesa del territorio.
«Tutti insieme possiamo fare qualcosa di importante – conclude Panunzi – e io ho presentato in consiglio regionale un ordine del giorno che impegna il presidente e la giunta, tramite gli uffici competenti, a redigere osservazioni, così come previsto dall’articolo 27 del decreto legislativo 31/2010. Proprio per manifestare la netta contrarietà della Regione Lazio all’individuazione del sito per il deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nel territorio regionale. Il Lazio e la Tuscia dicono no».

Ultimo aggiornamento: 15:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA