Truffe online, tre anni per avere giustizia. Ma rivedere i soldi è complicato

Sabato 24 Settembre 2022 di Egle Priolo
Polizia postale al lavoro

PERUGIA - Un’odissea. Due, forse tre anni per avere giustizia di un’ingiustizia. Per aver creduto in buona fede a un messaggio apparentemente qualificato, che di qualificato invece ha solo la cornice sapientemente clonata da criminali informatici. Per vedere condannare gli autori del raggiro subito, quantomeno. Perché a riprendere i soldi portati via non è impresa facile. Per questo motivo la prevenzione diventa quantomai decisiva.

Truffe online, un problema quotidiano e sempre in crescita. Le associazioni consumatori e anche gli esperti della polizia postale dell’Umbria, diretti da Michela Sambuchi, lanciano moniti importanti, cercando di far comprendere a più persone possibile come il rischio sia dietro l’angolo. A dare un’idea delle dimensioni del fenomeno ci pensa Damiano Marinelli, avvocato e presidente di Unione nazionale consumatori dell’Umbria, sottolineando come «ogni mese almeno trenta persone si rivolgono ai nostri numeri e sportelli per chiedere aiuto dopo aver cliccato su qualche link proposto da messaggi apparentemente sicuri, perché giunti via sms dalla propria banca o qualche corriere espresso». Insomma, per estensione tra le altre associazioni che tutelano i consumatori e denunce e segnalazioni alle forze dell’ordine, diventa inevitabile parlare di decine di casi ogni mese a Perugia e in Umbria.

LA TRUFFA

Funziona tutto in modo purtroppo molto semplice: sms con le “insegne” dell’istituto bancario e attraverso i quali generalmente il correntista riceve i codici numerici per poter operare con l’home banking. Messaggi che raccontano di problematiche con il conto, di ipotetici bonifici da autorizzare o di accessi con l’app registrati a centinaia di chilometri da casa. In altri casi, gli sms sono quelli che apparentemente arrivano da note piattaforme per acquisti digitali o da altrettanto noti corrieri in cui si dice come ci sia un pacco in giacenza da tanto tempo e che va ritirato subito. Origini diverse, stessa finalità: cliccare sul link proposto per risolvere il problema. In realtà il problema, così, è appena iniziato. Perché la vittima finisce su un sito clone dell’istituto bancario o del corriere (tutti ovviamente assolutamente estranei alle truffe e anzi tra le parti offese dal raggiro) in cui viene chiesto di inserire dati e, nel caso dei pacchi in giacenza per acquisti fatti, codici della carta di credito. A quel punto, le memorie interne dei propri dispositivi sono a disposizione dei criminali informatici che possono fare qualunque cosa, tra cui ovviamente anche portare via soldi tramite il numero della carta o l’accesso home banking al conto corrente.

I RIMEDI
Anzitutto, rende noto la polizia postale di Perugia, segnalare e denunciare non solo per capire il tipo di attacco e poi non cancellare i file crittografati. Qualche mese fa i poliziotti, infatti, sono riusciti «a fornire la chiave di decodifica per ripristinare i file di un’azienda del territorio che era stata colpita da un virus, permettendole il completo recupero di tutti i file crittografati».
Ma è la prevenzione a fare la differenza. Perché, come detto, un processo può durare anche fino a tre anni con risultati non scontati specie dal punto di vista del risarcimento economico.
Quindi: massima attenzione al mittente, verificare l’attendibilità del messaggio segnalando subito alla polizia postale o alle associazioni consumatori quanto ricevuto, evitare di aprire gli allegati di email di dubbia provenienza. Con le banche che da tempo stanno attuando una campagna anti truffa. E se la dirigente Sambuchi sottolinea «l’importante supporto fornito alle aziende e alle infrastrutture critiche che operano in tutta l’Umbria», Marinelli annuncia come, proprio in tema di prevenzione, da gennaio l’Unione consumatori Umbria lancerà un video corso online aperto a tutti per imparare a riconoscere e disinnescare le truffe su internet.

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