Neuroni specchio anche nei roditori: la scoperta che facilita la ricerca

Lunedì 20 Settembre 2021
Neuroni specchio anche nei roditori: la scoperta che facilita la ricerca

Per la prima volta, ecco i neuroni specchio anche nei roditori. La scoperta - che promette di semplificare lo studio di questi neuroni fondamentali per lo sviluppo delle capacità cognitive e nuove terapie per ictus o autismo - è stata frutto della ricerca di Luciano Fadiga, direttore del centro dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Ferrara e fisiologo all'Università di Ferrara, ed è stato pubblicato su Current Biology.

«Anello di congiunzione tra capacità innate e socialità»

«La prima scoperta dei neuroni specchio l'abbiamo fatta nei primi anni '90 sulle scimmie - ha spiegato all'Ansa Fadiga, uno dei ricercatori dell'allora gruppo dell'università di Parma guidato da Giacomo Rizzolati che per primo identifico l'esistenza di questi neuroni - e l'annuncio sollevò un grande entusiasmo». La grande popolarità di questi neuroni, anche in ambiti filosofici, si deve al fatto che sono dei neuroni motori, che controllano quindi movimenti muscolari, che si attivano quando vediamo un altro individuo compiere un'azione che conosciamo già. «Possono essere visti come una sorta di anello di congiunzione tra quelle che possiamo considerare le capacità innate e quelle che acquisiamo attraverso la socialità», ha detto Fadiga. «Ma al di là di tutto questo, il loro studio ha permesso di comprendere molto su malattie di vario tipo, capire meglio i meccanismi alla base del linguaggio e sviluppare metodi migliori per trattare ad esempio i soggetti colpiti da ictus. Le potenziali sono tantissime - ha aggiunto - ma negli anni si è compreso però che i neuroni specchio non possono essere definiti come le unità funzionali dell'empatia, così come i neuroni della visione oculare non sono le unità funzionale per la bellezza. Permettono di vedere le cose belle ma non definiscono la bellezza».

L'origine dei neuroni specchio

La nuova scoperta di neuroni specchio nei roditori dimostra che queste strutture hanno un'origine evolutiva piuttosto lunga, anche in specie piuttosto lontane da noi, e allo stesso tempo permetterà di migliorarne lo studio. «Di certo i roditori non hanno la grande varietà di comportamenti dei primati - ha concluso Fadiga - ma sono modelli molto ben conosciuti e con un cervello anche fisicamente più semplice da studiare, grazie a loro lo studio dei neuroni specchio potrà progredire molto rapidamente».

Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA