Siccità, dalle nuvole "inseminate" con il sale ai cattura umidità: ecco come superare la mancanza di acqua

Mercoledì 18 Gennaio 2023 di Simone Zevillica
Siccità, dalle nuvole "inseminate" con il sale ai cattura umidità: ecco come superare la mancanza di acqua

La Terra ha esaurito le sue risorse, l’unica via è quella di cercare un altro pianeta e colonizzarlo.

È questo l’assunto narrativo del secondo capitolo del film Avatar, “La via dell’acqua”. I terrestri tornano su Pandora, stavolta per trasferirci l’umanità intera e si muovono all’umana maniera: la guerra. Gli indigeni si difendono e rifugiano dove possono, e l’unico modo per stare al sicuro è imparare a vivere con la popolazione anfibia dei Metkayina. Una metafora che tra immagini estatiche e sequenze dai colori e forme stupefacenti sembra raccontare un futuro probabilmente neanche troppo lontano, alla ricerca di un pianeta B.

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Ipotesi, però, non percorribile fuori dalle sale cinematografiche. Dove l’acqua abbonda, dove semplicemente manca. La scarsità d’acqua è uno spettro ancora più terrificante della sua sovrabbondanza. Sono molti gli studi scientifici che prevedono come la prossima guerra mondiale non si combatterà per interessi geopolitici, ma per assicurarsi le risorse idriche. Stando ai dati di UN-Water, quasi 2,5 miliardi di persone vivono in Paesi con difficoltà di reperimento di risorse idriche e circa la metà della popolazione mondiale vive in aree a rischio di approvvigionamento d’acqua.

LE DIREZIONI POSSIBILI

Sono due le direzioni secondo cui guardare alle soluzioni percorribili per affrontare il problema. Una punta al passato e una al futuro, ma potrebbero doversi muovere insieme. Per millenni le comunità indigene si sono adattate alla siccità. È il caso degli Endorois, che in Kenya coltivano colture resistenti alla siccità, riducendo al minimo il consumo d’acqua. Oppure dei popoli indigeni nel nord-ovest del Pacifico, che invece usano le dighe costruite dai castori per migliorare lo stoccaggio dell’acqua nei periodi di siccità. E ancora: il popolo aborigeno australiano Miriwoong, che riduce gli incendi boschivi bruciando preventivamente le erbe autoctone all’inizio della stagione secca. Adattamenti che, però, non bastano più per far fronte al cambiamento climatico più intenso e rapido mai registrato sulla Terra, accelerato dalle attività umane. Tra l’altro, saranno proprio i popoli indigeni a soffrirne per primi. Perciò, occorre guardare al futuro e alla tecnologia che la scienza sta realizzando. Un esempio di adattamento alla siccità in campo agricolo è quello delle coltivazioni idroponiche, praticate in Italia da The Circle. L’acquaponica è una tecnica con la quale si accoppiano l’itticoltura e la produzione di ortaggi. I pesci creano scarti organici che fertilizzano l’acqua di cui si nutrono le piante. L’acqua non assorbita dagli ortaggi viene reintrodotta nel sistema, garantendo un risparmio del 90%.

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La stessa ratio è alla base degli obiettivi del progetto “Value Ce-In”, coordinato da Enea, che garantisce il 70% del fabbisogno irriguo dell’Emilia Romagna implementando un sistema di recupero e riuso delle acque reflue. Per guardare al futuro, spesso occorre cercare che cosa abbiamo già. È il caso di un processo che studia la struttura corporea dello scarabeo del deserto del Namib, che cattura le goccioline di umidità posatesi sul suo guscio e le fa scivolare verso la bocca. Da qui l’idea di una rete cattura umidità da trasformare in acqua: se ne trovano già nel deserto di Atacama in Cile e a Dubai. Un sistema simile è usato da Fontus per produrre borracce auto-riempienti. Innovacqua è, invece, la società sudamericana che produce (e consegna anche in Europa) Nube, un elettrodomestico che produce acqua dall’aria utilizzando ricariche di carbonio attraverso l’osmosi inversa, basta collegarla alla presa elettrica di casa. La produzione giornaliera per il modello più piccolo è di 30 litri al giorno, mentre per quello professionale arriva a 113 litri. Allargando la scala di quest’intuizione, si è arrivati a un’applicazione che sembra uscita da un film di fantascienza. Prodotti dalla SEAS, ad Abu Dhabi saranno installati 3mila dispositivi capaci di catturare l’umidità dell’aria condensandola fino al punto di creare acqua. Sempre negli Emirati Arabi, trova applicazione un’altra idea d’avanguardia: il cloud seeding, o semina delle nuvole. Dopo la selezione della nuvola adatta, un aereo decolla, si posiziona alla base del cumulo nuvoloso, lancia al suo interno dei piccoli razzi colmi di particelle di sale igroscopico che attraggono minuscole gocce d’acqua, che si addensano e precipitano come pioggia. Una sola ora di semina può produrre 100.000 metri cubi d’acqua.

LA VIA DEL MARE

Altra strategia è la desalinizzazione dell’acqua marina, che in Algeria produce il 17% dell’acqua potabile del Paese, anche grazie a impianti come quello di Bateau Cassé che può produrre fino a 10 milioni di litri d’acqua al giorno, utili a garantire il fabbisogno quotidiano di 100.000 persone. Sempre in Algeria, la diga di Kef Eddir è solo una delle 81 presenti sul territorio: sono stati da poco aggiunti ulteriori quattro sbarramenti che hanno fatto arrivare la portata dell’impianto a 9 miliardi di litri d’acqua in stoccaggio. Quella dei bacini idrici è una delle direzioni intraprese anche in Italia: ne sono previsti 10mila, di cui 240 già attivi, per raccogliere e stoccare l’acqua quando è troppa e distribuirla quando è poca. «Quando l’acqua finalmente cadrà e io non avrò più la forza»: per scongiurare questa previsione del cantautore di origini aborigene Xavier Rudd dobbiamo farci trovare pronti, imparando dal passato e guardando al futuro. Forse è proprio questo l’insegnamento delle popolazioni indigene che per millenni si sono adattate con successo ai cambiamenti climatici. Ora sta a noi trovare la nostra Via dell’Acqua.

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Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 15:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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