Tracce d'acqua trovate su Bennu, l'asteroide potenzialmente pericoloso per la Terra

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Una immagine artistica di Bennu e la sonda Osiris Rex

di Enzo Vitale

Altro giro, altra corsa ed ennesima conferma: anche sull'asteroide Bennu, un sassone lontano circa 300 mila chilometri con un orbita potenzialmente pericolosa per la nostra Terra, sono state trovate tracce di acqua. Le prime analisi della sonda Osiris-Rex effettuate sulla superficie dell'asteroide, infatti, indicherebbero la presenza di molecole di acqua sulle rocce del lontano corpo celeste. Per la precisione sono stati scoperti silicati idrati. Ma andiamo con ordine. Il risultao è stato ottenuto da due strumenti che si trovano a bordo della sonda Nasa: gli spettrometri Ovirs (Osiris-Rex Visible and Infrared Spectrometer) e Otes (Osiris-Rex Thermal Emission).


(L'asteroide Bennu è stato raggiunto pochi giorni fa dalla sonda Nasa Osiris Rex)

«E' stata rilevata la presenza di molecole che contengono atomi di ossigeno e di idrogeno legati insieme -si legge in una nota dell'Inaf (Istituto nazionale di astrofisica)-, meglio noti come idrossili. Il gruppo di ricerca sospetta che questi gruppi idrossilici siano presenti in tutto l’asteroide, all’interno dei minerali, il che potrebbe significare che ad un certo punto il materiale roccioso di Bennu deve aver interagito con l’acqua». L'oggetto (vedi immagine sottio) è  troppo piccolo per poter aver ospitato acqua liquida in passato, molto probabilmente la scoperta indicherebbe che l’acqua liquida doveva essere presente sul corpo genitore di Bennu, un asteroide probabilmente molto più grande.


(Le dimensioni di Bennu a confronto con l'Empire State Building e la Torre Eiffel)

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LE OSSERVAZIONI DELLA NASA
«Le prime analisi che sono state fatte dagli strumenti di Osiris-Rex sono ancora su scala globale, vista la distanza che separava la sonda dall’asteroide, ma già ci forniscono delle informazioni importantissime su Bennu», è il commento di John Robert Brucato, esobiologo dell’Inaf all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, componente del team scientifico della missione. «Le indagini spettroscopiche rivelano infatti la presenza di molecole d’acqua nei minerali che sono sulla superficie dell’asteroide. Stiamo parlando di silicati idrati, che cioè contengono acqua al loro interno, nella loro struttura cristallina. L’acqua che finora è stata individuata non è libera, cioè non si trova né allo stato liquido né sotto forma di ghiaccio. Questi silicati sono materiali antichissimi, originati nella nebulosa protosolare da cui si sono formati i corpi che popolano il Sistema solare. Un’altra caratteristica di Bennu che abbiamo rilevato è la sua bassissima riflettività alla luce solare. Dunque è un corpo celeste molto scuro: pensiamo quindi che sulla sua superficie ci siano metalli o materiale organico che assorbe moltissimo la luce. E presto potremo sapere con certezza quali materiali lo rendono così scuro: con l’avvicinarsi a Bennu, gli spettrometri di Osiris-Rex avranno la possibilità di osservare il materiale organico presente sulla sua superficie. Con i campioni che poi verranno riportati a Terra avremo la possibilità di realizzare un’analisi estremamente dettagliata della composizione chimica e mineralogica di quelle rocce».

(John Robert Brucato, esobiologo dell’Inaf all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri)

LA MISSIONE
All'1,05 ora italiana del 9 settembre 2016, Osiris Rex è partito puntuale dalla base Nasa di Cape Canaveral in Florida con direzione Bennu. In due anni di viaggio e quasi due miliardi di chilometri ha raggiungunto Bennu lo scorso lunedì 3 dicembre. Si tratta della prima missione robotica che ha l'obiettivo di raccogliere campioni di roccia per poi riportarli sulla Terra. Un viaggio di andata e ritorno della durata di circa sette anni. Il ritorno sulla Terra nel 2023. A portare la sonda fuori dall'orbita terrestre è stato un razzo Atlas 5. Lo stesso che ha portato New Horizon e Juno ai confini del Sistema Solare. In estrema sintesi la missione si prefigge lo scopo di prelevare alcuni frammenti di roccia vecchi di 4,5 miliardi di anni, l'epoca in cui il nostro pianeta si stava ancora formando, e di riportarli sul nostro pianeta. Cocci spaziali del remoto asteroide che potrebbero dare indicazioni sull'origine dei pianeti del sistema solare e della vita stessa. Ma lo scopo principale è soprattutto quello di monitorare e misurare il cosiddetto effetto Yorp, ovvero tutti quei fattori che  influscono sulla velocità di rotazione degli asteroidi, e individuarne dunque, le proprietà di oggetti potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta.

PERCHE' BENNU E' CONSIDERATO POTENZIALMENTE PERICOLOSO?
Da alcuni calcoli effettuati sembra che l'asteroide, che ha un diametro di circa 550 metri con una rivoluzione intorno al Sole di 436 giorni, potrebbe avere almeno otto potenziali collisioni con la Terra tra il 2169 e il 2199. Andare fin lassù, dunque, servirà a studiare la sua orbita per capire ancora meglio quali possono essere i reali pericoli per il nostro pianeta. 
«Attualmente -sono sempre gli esperi dell'Inaf a parlare- Osirix-Rex sta effettuando una ricognizione preliminare sull’asteroide, sorvolando il polo nord, l’equatore e il polo sud di Bennu a distanze fino a 7 km dalla superficie, al fine di determinare al meglio la massa dell’asteroide. Gli scienziati e gli ingegneri della missione devono infatti conoscere la massa dell’asteroide per progettare l’orbita del satellite, poiché la massa influisce sull’attrazione gravitazionale che l’asteroide esercita sul satellite stesso. Conoscere la massa di Bennu permetterà al team scientifico di comprendere la struttura e la composizione dell’asteroide. Questo sondaggio rappresenta la prima opportunità per Ola (Osiris-Rex Laser Altimeter), uno strumento dell’Agenzia spaziale canadese, per effettuare osservazioni in prossimità di Bennu. Il primo inserimento orbitale della sonda -continua il comunicato dell'Istituto nazionale di astrofisica-, è previsto per il 31 dicembre, dopodiché Osiris-Rex rimarrà in orbita fino a metà febbraio 2019, quando ne uscirà per iniziare un’altra serie di voli per affrontare la prossima fase di rilevamento. Durante la prima fase orbitale, l’astronave orbiterà sull’asteroide a una distanza di 1,2 km dal centro di Bennu, stabilendo nuovi record come corpo più piccolo attorno al quale sia mai orbitato un veicolo spaziale, alla distanza dalla superficie più vicina fino ad ora mai raggiunta».

enzo.vitale@ilmessaggero.it



 
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Martedì 11 Dicembre 2018, 17:58






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