Campionato, per lo scudetto c'è anche la Dea bendata: Milan, Inter e Napoli sognano

Lunedì 6 Dicembre 2021 di Benedetto Saccà
Campionato, per lo scudetto c'è anche la Dea bendata: Milan, Inter e Napoli sognano

Vincerà il Nord o il Sud?, ci domanda il campionato italiano. E l’impressione nettissima è di scrutare dritto negli occhi un torneo forse capace di decidersi soltanto all’ultima curva. Tipo il Mondiale di Formula Uno, tanto per avere un’idea. Perché, tra cristalli di sale e polvere di stelle, la classifica della Serie A racconta finalmente il delinearsi di un campionato non solo combattuto ma apertissimo lungo i percorsi orientati verso lo scudetto. Quattro sono le squadre raccolte in cinque punticini. Ed è esattamente lo scenario che spiccava al chiudersi della 16esima giornata nella stagione scorsa, accesa dalle lotte in vetta del Milan, dell’Inter, della Juventus e della Roma. Invece. Invece, oggi, a regalare palpiti ed emozioni sono il Milan, l’Inter, il Napoli e soprattutto: l’Atalanta. Senza dubbio la novità di questo anno è l’Atalanta di Gasperini – e non solo per la forza (giusto per applicare una categoria semplice ma comprensibilissima), quanto per la invero serissima candidatura alla volata per lo scudetto. D’accordo, certo, ci mancherebbe: il miglior attacco appartiene all’Inter, la miglior difesa al Napoli e il capocannoniere alla Lazio, però... Però non bisogna dimenticare che i bergamaschi devono pagare gli interessi a un peso psicologico minore. È una squadra più leggera specie sul piano mentale, l’Atalanta: meno zavorrata da sovrastrutture, più incline al divertimento, poco gravata dalle (possibili) isterie dei campioni. Poi, vabbè, il Milan e l’Inter sono squadroni – è chiaro. I rossoneri hanno trovato nel doppiofondo del baule del proprio talento la miscela esatta per mantenere una velocità altissima, mentre i nerazzurri stupiscono, di domenica in domenica, per lo sfoggio di potenza fisico-atletica dei singoli. E il Napoli, be’, il Napoli ha certo in Spalletti l’uomo del destino. Nel bene e nel male. Sognare, comunque, non si può: qua si deve.

IL MILAN

Primo. Eggià: il Milan di Stefano Pioli guida la classifica – da solo – dopo 16 turni. Come ricorda il (benemerito in saecula saeculorum) profilo OptaPaolo, i rossoneri hanno ottenuto 38 punti nelle prime 16 partite, sagomando così il proprio miglior risultato parziale dalla stagione 2003/04. Sfruttando tipi come Ibrahimovic, Leao, Theo Hernandez e Tonali, la squadra restituisce l’impressione di una figura non sempre splendidamente piacevole sotto il profilo estetico, però senz’altro efficace e determinata. Va detto tra l’altro che con il gol di Saelemaekers sono saliti a quota 14 i marcatori rossoneri in Serie A. Per il Milan il mese di novembre ha oscillato tra le categoria di «pessimo» e «terrificante», visto che la squadra ha pareggiato il derby e ha perso sia con la Fiorentina che contro il Sassuolo. Un passaggio a vuoto pauroso. Però. Però Pioli ha saputo indovinare la formula magica e ha allineato i giocatori a un livello di volo alto. Adesso il Milan dovrà confrontarsi con l’Udinese, con il Napoli e con l’Empoli – e il cammino è accidentato – e non c’è da sottovalutare l’impegno psicofisico che la squadra dovrà dedurre dal campionato e versare nel mare della Champions. Una missione possibile.

L'INTER

Che impressione, a Roma, l’altra sera. L’Inter ha regnato sui giallorossi di José Mourinho, squadernando una prova autorevole e capace anche di suscitare più di un timore nei confronti degli avversari tutti. La squadra vanta il miglior attacco del Paese con 39 gol firmati in 16 partite, può affidarsi a centravanti del calibro di Lautaro Martinez e Dzeko e, soprattutto, Inzaghi può attingere ampiamente al bacino di talento della rosa nerazzurra. Handanovic è un’assicurazione sulla vita, Skriniar una garanzia, e Barella, Brozovic, Perisic e Çalhanoglu una fontana di nobilità calcistica. Ecco. Più che lo splendore della manovra, a rendere l’Inter una specie di tank corazzato è il grado di talento di cui possono disporre i giocatori. All’Inter, poi, sorride anche la fortuna del calendario, dato che da qui a Natale il giovane Inzaghi dovrà pensare – diremmo – soltanto al Cagliari, alla Salernitana e al Torino. Del resto, dopo il pareggio raccolto nel derby, i nerazzurri hanno dettato un passo e un ritmo costanti, cui non è estranea una accresciuta consapevolezza nelle proprie capacità. E, puntuale, sono piovute quattro vittorie in sequenza. E non basta: perché nelle ultime tre partite la difesa si è blindata. Per cui si intuisce che la squadra sia in crescita; e che Inzaghi, se saprà coniare un equilibrio tra gli impegni europei e quelli italiani, porterà a compimento un’impresa.

IL NAPOLI

Dopo aver galoppato per la prima decina di giornate, il Napoli ha pareggiato con il Verona, ha perso contro l’Inter, pareggiato ancora con il Sassuolo, perso di nuovo – giusto sabato – contro l’Atalanta. Certo, è vero, aveva piegato nettamente la Lazio, però non bisogna scambiare il successo vagamente episodico con una tendenza piuttosto evidente. Va detto: il Napoli di Luciano Spalletti gioca non bene ma benissimo, eppure alle volte scivola sotto la linea di galleggiamento. Le assenze incidono, e neppure poco: perché Osimhen è il trascinatore della squadra, a Anguissa sono consegnate le chiavi del centrocampo e Koulibaly è una muraglia. Insomma Spalletti, d’improvviso, non ha più a disposizione la colonna vertebrale del Napoli. E, forse, sul piano atletico ora la squadra paga il grande dispendio di energie lasciato sul campo all’avvio della stagione. Al di là dei singoli, comunque fondamentali, il fattore decisivo dell’equazione è e rimane Spalletti. Tra l’altro il calendario non è esattamente favorevole, dal momento che in campionato la squadra dovrà misurarsi con l’Empoli, con il Milan in trasferta (ahiahi) e con lo Spezia. Poi, come non fosse abbastanza, il 6 gennaio (cioè al rientro dalla sosta natalizia), Spalletti sarà ospite della Juventus. Niente male.

L'ATALANTA

È la meravigliosa creatura del campionato italiano di Serie A. Stupisce, brilla, straripa. Ce la invidiano in mezza Europa. Perché l’Atalanta riesce – sempre e ogni volta – a sbalordire se stessa, i tifosi e la critica. I numeri non parlano, però sanno spiegare tanto. E allora bisogna sapere che (nell’ordine) l’Atalanta ha vinto tutte le ultime cinque partite italiane; e ha ottenuto cinque successi esterni consecutivi in A per la seconda volta nella sua storia (come nel luglio del 2020). A guardarli freddamente, i bergamaschi mostrano una brillantezza atletica spaventosa, abbinata a una fluidità delle trame da PlayStation 5. E poi, ovvio, ci sono i giocatori. Bravi? Macché: bravissimi. Palomino e Zappacosta in difesa; Ilicic, Malinovsky e Pasalic in mezzo al campo; Zapata e Muriel in avanti. Della partita di sabato al Diego Maradona rimangono immagini di spettacolo e autorevolezza: rimontare due gol in trasferta a uno squadrone come il Napoli non è un’impresuccia banale. E d’altronde la vetta è lontana soltanto quattro punti. Gasperini ha allestito una formazione splendida nei 2.000 giorni tondi tondi (ieri) di avventura a Bergamo. E ora, agli occhi di Gasp, si srotola un calendario non troppo complicato: ché affronterà il Verona, la Roma in casa e il Genoa. Non sarà un’avventura. O meglio. Non sembra.

 


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