Morto Angelo Caroli, dall’oratorio dei Salesiani fino alla Juventus

Giovedì 19 Novembre 2020 di Enrico Cavalli
Angelo Caroli con la maglia della Juventus con, a destra, Giampiero Boniperti

L’AQUILA «Ad Angelo Caroli, sia da quando aveva per cognome Carota, mi legano sentimenti di amicizia e fratellanza. Frequentammo i Salesiani negli anni’ 50, durante i campeggi organizzati da Don Ferri, Don Fabrizi e Sor Erminio. Lo ospitai volentieri all’Aquila nella redazione de “Il Tempo” e insieme si curava, in quegli anni, l’atletica leggera. Tornò in città consigliato da medici di Torino in seguito a problemi di salute e l’aria natia, gli dissero, “ti farà bene”.  Ricordava i suoi goal con la maglia rossoblù, in particolare quello che realizzò, il primo, con la maglia del Fc Juventus a Bologna; da annotare che la sorella Caroli, ha sposato Bruno Nicolè, il centravanti juventino ed azzurro del periodo».

Così l’elegia di Dante Capaldi (cfr. il libro “Sì, sì, sì, ripartiamo da qui...”, Ape, 2019”) decano della stampa sportiva abruzzese, su questo uomo, aquilabo, calciatore, giornalista, recentemente scomparso.

Nato il 7 aprile 1937, Caroli, giocò stopper e poi centravanti con l’As L’Aquila, notato dal bonipertiano di ferro, Ermes Muccinelli, saltato un provino per la SS Lazio, arriva alla squadra degli Agnelli, acquistato per 4 milioni di lire nel 1953, dove si fa largo fra i “Ragazzi-Primavera”. Da studente modello dell’aquilano Liceo classico “D.Cotugno”, a Torino frequentò lo storico “M.D’Azeglio”, bilanciando lo studio con la vita di atleta: segnò l’unica rete della sua carriera juventina a Bologna, nella stagione 1955-56, e, alla successiva collezionò 8 presenze in A.

Nel 1957-58, al mercato di riparazione autunnale, fu ceduto all’Ac Catania, in B, dove fece goal al debutto, ma causa infortunio, poi, barcamenandosi fra Lucca e Pordenone, qui, l’allenatore Giovanni Varglien ebbe l’intuizione di schierarlo in difesa, ciò facilitandogli il ritorno nel 1960-61, alla Juventus che vinse il discusso scudetto della Caf sull’Intre.

Caroli fu elogiato da campioni del calibro di Omar Sivori, cui l’aquilano fece assist in un derby rovente della Mole, John Charles e Giampiero Boniperti, quest’ultimo all’ultima stagione da giocatore. Esordì in Coppa dei Campioni contro la greca Panathinaikos, ma sveste il bianconero e fatto un anno a Lecco in B, Caroli appese gli scarpini al chiodo, e, dopo il matrimonio ed un incarico dell’Isef, a Torino, inizia la carriera giornalistica, memore dell’“apprendistato” con Capaldi.

Dal 1968, eccolo assunto a “Tuttosport” del grande direttore torinese Giglio Panza (l’allievo del “maestro” Carlin Bergoglio, un avo di Papa Francesco), che lo invia ai Mondiali di calcio in Germania Ovest nel 1974; nel ‘76 è a “Stampa Sera” per seguire i campionati iridati di Argentina ’78, saltati quelli vinti dagli azzurri a Spagna ‘82 per problemi di salute, va a Messico ‘86, Europei di Germania Ovest ‘88; assiste alle finali di Coppa Campioni della Juventus ad Atene ‘83 persa, a Bruxelles ‘86 vinta e dove perirono 39 tifosi italiani, infine, di Coppa Intercontinentale a Tokyo ‘85 vinta per le invenzioni di “le roi” Michel Platini, amico personale di Caroli.

Nel 2006, allo scoppio di “Calciopoli”, scrisse una lettera al suo ex “Tuttosport” chiedendo alla famiglia Agnelli di difendere il club bianconero, molto penalizzato. In parallelo all’attività giornalistica, Caroli coltivò quella di scrittore pubblicando dei romanzi di certa notorietà, fra i quali “Ho conosciuto la Signora” (da consigliare, per come si “disciplina” un club sportivo), “La donna del pallone”, “Il volo della farfalla dalle piume d’oro” e che gli valsero dei premi in concorsi letterari nazionali.

Enrico Cavalli
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Ultimo aggiornamento: 15:12
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