Green pass, si teme il boom di tamponi. I farmacisti del Nord Est: «Saremo presi d'assalto»

Le preoccupazioni maggiori in Veneto: «Avremo problemi soprattutto al sabato e alla domenica». Federfarma: «In Italia siamo in diecimila a garantire i tamponi»

Martedì 12 Ottobre 2021 di Mauro Evangelisti
Green pass, al Nord Est si teme il boom di tamponi. I farmacisti: «Saremo presi d'assalto»

«Qui nel Veneto le farmacie hanno le spalle pesanti però nel fine settimana più di tanto non possiamo fare. Sarà dura rispondere a tutte le richieste di test antigenici per il Green pass nei posti di lavoro». Il dottor Andrea Bellon è il presidente di Federfarma Veneto. Non vuole fare l'allarmista in vista di venerdì, quando l'obbligo della certificazione verde nelle aziende diventerà realtà. Però analizza: «Da qui a Natale abbiamo le agende piene, ci stiamo organizzando potenziando il servizio dei test sia dal punto di vista logistico, sia per quanto riguarda l'estensione degli orari. Più di tanto, però, il personale non lo puoi aumentare. E soprattutto al sabato e, ancora di più, alla domenica, diventa problematico garantire il test a tutti coloro che il lunedì devono andare a lavorare e non sono vaccinati. Per questo ci stiamo coordinando con le aziende sanitarie pubbliche che comunque offrono il servizio di tamponi. Dovremo resistere all'onda d'urto, così come, per la verità, siamo riusciti a farlo quando erano soprattutto i turisti a chiederci i test in estate».

 

 

Green pass, allarme in Veneto

L'allarme era stato lanciato proprio dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che aveva spiegato nei giorni scorsi: «Non possiamo mettere in difficoltà le aziende. Se il Governo non prende in mano questa situazione prima del 15, sarà il caos. Facciamo in modo che le aziende possano usare i test fai da te e se la vedano direttamente con i loro lavoratori. Ho fatto fare un conto. In Veneto abbiamo 590.000 persone in età lavorativa non vaccinate: anche fossero solo la metà che non lavorano, ne avremmo 300-350.000 da testare ogni 48 ore. Impossibile». Le incognite esistono ovunque, però il clima di incertezza sulla partenza del Green pass riguarda soprattutto il Nord-Est. Basta spostarsi in Piemonte, ad esempio, dove ha sede la farmacia del presidente nazionale di Federfarma, Marco Cossolo, per trovare uno scenario meno teso: «Guardi noi siamo pronti, così come sono pronte le farmacie di tutta Italia. Nel Nord-Est sono preoccupati, lo so, ma è una parte del Paese, io devo occuparmi di tutta l'Italia. Chiaro, non ho la sfera di cristallo, fatico a sapere cosa succederà il 15 di ottobre. Però faremo uno sforzo straordinario, aumenteremo l'offerta di test antigenici. Non credo, sinceramente, che le farmacie non siano in grado di reggere. Ormai due terzi dei tamponi in Italia si fanno nelle nostre farmacie. Su 18.000, almeno 10.000 eseguono i test antigenici».

 

 

 

 

Capitale

La pandemia, mese dopo mese, ha cambiato le farmacie, che hanno guadagnato un ruolo sempre più centrale: nel Lazio, ad esempio, sono coinvolte non solo per i test antigenici, ma anche per i vaccini anti Covid (terza dose compresa) e per quelli anti influenzali. Ecco, ma a Roma l'impatto delle richieste dei test antigenici per il Green pass nei posti di lavoro potrebbe mandare in crisi il sistema? Il presidente di Federfarma nella Capitale, Andrea Cicconetti, taglia corto: «Prima di tutto, a coloro che ogni 48 ore dovranno eseguire il test antigenico per lavorare, va detto: vaccinatevi. Si tratta della cosa migliore anche per la loro salute. Questa la premessa, ma non mi aspetto che a Roma il sistema dei test possa andare in tilt. Poteva succedere un anno fa, quando erano poche le farmacie a eseguirli, ma ormai da noi c'è un'offerta ampissima. Non vedo criticità. Semmai potrebbe esserci qualche problema in cittadine più periferiche, in centri rurali, ma a Roma l'offerta di tamponi è massiccia».
 

 

Ultimo aggiornamento: 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA