Muore in ospedale a Roma dopo un intervento alla vescica: 13 medici indagati

Muore in ospedale dopo un intervento alla vescica: 13 medici indagati

di Adelaide Pierucci

Sarebbe dovuto tornare in forma in poche settimane dopo un intervento alla vescica, è morto con una infezione settica e il rimpallo tra una clinica e un ospedale. Un nuovo caso sospetto di malasanità fa contare a piazzale Clodio tredici medici indagati per omicidio colposo, quattro al momento dei fatti in servizio a Villa Betania e nove al Cristo Re. Vittima un sessantenne di Sonnino, Angelo Senese, decoratore in pensione, deceduto il 30 luglio dello scorso anno dopo due interventi, quindici ore sotto i ferri e quaranta giorni di agonia. Una colica renale e una successiva biopsia avevano rivelato la necessità di un intervento di cistectomia totale, asportazione di vescica e prostata. E la scelta del paziente era ricaduta sulla clinica romana.

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Ed è da lì dopo un intervento di sei ore e mezza – con tempi maggiori del previsto, «eccessivi» secondo la procura - che il paziente era stato trasferito d’urgenza nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale Cristo Re, dove sarebbe invece stato trascurato per troppi giorni prima di un secondo intervento riparatore effettuato per tamponare una grave infezione. I tredici camici bianchi, tra chirurghi, urologi e medici rianimatori, hanno appena ricevuto dal pubblico ministero Pietro Pollidori, l’avviso della chiusura delle indagini, l’atto che in genere prelude la richiesta di rinvio a giudizio, e quindi dell’eventuale apertura di un processo.

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Nel capo di imputazione il magistrato ricostruisce una serie di «negligenze e imperizie». «In particolare», si legge, «il chirurgo e i due aiuto chirurghi di Villa Betania impiegavano nell’esecuzione dell’intervento un tempo – sei ore e trenta minuti – eccessivo rispetto a quanto previsto dalle raccomandazioni in materia, esponendo così in modo ingiustificato il paziente all’incidenza delle complicanze».

I tre chirurghi avrebbero inoltre «successivamente omesso di visitarlo e di dare quindi adeguate disposizioni», mentre l’urologa avrebbe omesso «pur in presenza di urosepsi e shock, di disporre effettivi approfondimenti diagnostici e terapeutici limitandosi a dare modeste ed ininfluenti disposizioni operative, e prescrivere in aggiunta un antibiotico». I nove specialisti del Cristo Re, che si sono avvicendati nei turni del reparto di Terapia Intensiva, invece, secondo l’accusa, dopo aver effettuato le rispettive visite di controllo avrebbero «omesso di disporre adeguati interventi diagnostici comprensivi anche di una Tac all’addome e di prescrivere un clistere evacuativo nonché di sollecitare l’intervento dei chirurghi di provenienza e di specialisti urologi della Casa di Cura».

La vedova, Claudia Pellegrini, assistita dall’avvocato Giovanni Battista Reali, ha sporto subito denuncia. «Mio marito ha sofferto molto. Voglio capire come e perché è morto - si è sfogata - Non sapevo che la clinica fosse sprovvista del reparto di rianimazione. E che per fare una Tac in ospedali attrezzati possano occorrere anche due settimane».
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Venerdì 25 Ottobre 2019, 10:21






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