Covid, restrizioni solo ai No vax in zone rosse o arancioni. Sponda nel governo al piano delle Regioni

Palazzo Chigi prudente. L’Italia resta in bianco, ma è allarme terapie intensive

Venerdì 19 Novembre 2021 di Alberto Gentil
Limiti solo ai No vax, sponda nel governo al piano delle Regioni

I contagi non arretrano. Altri 10.638 nuovi positivi al Covid ieri, 69 morti. E le Regioni, pur con qualche distinguo, mettono nero su bianco la richiesta al governo di un «incontro urgente entro 72 ore», per valutare nuove restrizioni solo per i No vax nel caso scattassero le zone arancioni o rosse. Per chi è vaccinato e guarito dal virus invece, grazie alla tenuta di aree mediche e terapie intensive, i governatori regionali propongono che (in rosso e arancione) resti tutto come adesso, evitando la chiusura di bar e ristoranti, cinema e teatri, stadi e parchi tematici, impianti da sci e centri commerciali, etc. 

 

 

Per ora una risposta del governo non c’è. Anzi, da palazzo fanno sapere che la settimana prossima si deciderà solo il taglio della durata del Green pass a 9 mesi (ora è di 12) e l’obbligo della terza dose per il personale sanitario e gli ospiti della Rsa. E pur condividendo «la preoccupazione» delle Regioni, fonti vicine a Mario Draghi aggiungono che è ancora presto per una decisione. E non è detto che sarà positiva, in quanto si stanno valutando i contagi e a livello tecnico si esplora la praticabilità di creare differenziazioni sull’uso del Green pass tra vaccinati e No vax. «E non si porti l’esempio tedesco», dice un’alta fonte di governo, «in Germania stanno facendo le cose che noi abbiamo fatto un anno fa. Solo adesso, ad esempio, introducono l’obbligo vaccinale per il personale sanitario...».

Ciò detto, la ministra agli Affari regionali Mariastella Gelmini - dopo aver parlato con Draghi e il ministro della Salute, Roberto Speranza - assicura che «il governo è disponibile a mettere in agenda a breve un tavolo di confronto» con i presidenti di Regioni. E si parla di lunedì o martedì. Inoltre cresce il fronte dei ministri, da Dario Franceschini (Pd) a Elena Bonetti (Iv), da Renato Brunetta alla stessa Gelmini (FI), favorevoli al super Green pass per i vaccinati e guariti (il modello 2G tedesco, “geimpft” e “genesen”): per loro anche in zona arancione o rossa ristoranti, cinema, centri commerciali etc. resterebbero aperti, mentre ai No Vax verrebbe permesso (dopo un tampone negativo) solo di andare a lavorare e di accedere ai servizi essenziali come farmacie e negozi di alimentari. Luigi Di Maio (M5S) e Matteo Salvini (nonostante il sì di alcuni governatori leghisti) bocciano il pass differenziato.

In ogni caso, mentre in Europa cresce l’allarme con la Germania che raggiunge il picco di 65mila nuovi contagi, in Italia la situazione è ancora sotto controllo. Tant’è, che nessuna Regione la settimana prossima passerà in giallo anche se, come rivela il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, «Friuli, Veneto e Marche vanno attenzionate». E il ministro Speranza avverte: «Sono ore intense e delicate, siamo ancora dentro la sfida del Covid e i numeri che arrivano da Paesi europei segnalano come ci sia bisogno di tenere molto alto il livello di attenzione e insistere sulle vaccinazioni»: l’86,8% di vaccinati con una sola dose non basta. «Soprattutto bisogna spingere per la terza dose». Da qui la sforbiciata alla durata del Green pass a 9 mesi e l’anticipo a lunedì del booster per chi ha da 40 a 59 anni.

Ma torniamo all’appello al governo della Conferenza delle Regioni. Il presidente Max Fedriga ha chiesto «una riflessione urgentissima sulla tenuta delle regole attualmente vigenti che furono adottate in assenza dell’attuale percentuale di vaccinati e dello strumento della certificazione verde. L’obiettivo è mettere in sicurezza sia il sistema sanitario, sia le attività economiche e sociali». Più chiaro il governatore ligure Giovanni Toti che teme un nuovo Natale sotto il segno del Covid: «In un momento in cui i contagi stanno crescendo non è possibile mantenere un atteggiamento attendista» come fa il governo, «la divisione del Paese in zona gialla, arancione o rossa, deve valere soltanto per i non vaccinati: il 90% degli italiani non può essere tenuto in scacco da un 10% che non comprende l’importanza del vaccino. I vaccinati invece potranno continuare ad organizzare la propria vita, il lavoro, la socialità».

Ancora: «Questo è il momento in cui si programmano le vacanze di Natale e tutta la macchina economica che vi gira intorno, dobbiamo dare la certezza ai lavoratori di tutti questi settori che il Paese non richiuderà». Sulla stessa linea di attestano il lombardo Attilio Fontana, il toscano Eugenio Giani, mentre il veneto Luca Zaia e il marchigiano Francesco Acquaroli bocciano il Green pass differenziato a danno dei non vaccinati: «I numeri al momento non sono così allarmanti e si rischierebbe di creare altre tensioni e divisioni tra vaccinati e No vax».

IL PD: «CONTROLLI AI CONFINI»

Però l’aria che tira è di nuove restrizioni. La prova: numerosi deputati dem guidati dall’ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin chiedono al governo di «rafforzare i controlli alle frontiere sul possesso del Green pass, alla luce dei dati epidemiologici in Austria, Slovenia e Croazia».
In più, scatta l’allarme dell’Associazione anestesisti e rianimatori: «Attualmente c’è una situazione allarmante per l’occupazione delle terapie intensive in Friuli, Veneto e Bolzano. In generale, se non verrà applicata in modo stringente la norma sul Green pass e non si incentiveranno le terze dosi, potremmo raggiungere una situazione drammatica nel giro di un mese e mezzo in tutto il Paese».


 

Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA