Migranti, Piantedosi: «Accoglienza, ma basta ingressi illegali». La Ue: «Aiutiamo l’Italia»

L’informativa del ministro dell’Interno: «Non inoffensivi i passaggi delle Ong»

Giovedì 17 Novembre 2022 di Cristiana Mangani
Migranti, Piantedosi: «Accoglienza, ma basta ingressi illegali». La Ue: «Aiutiamo l Italia»

A Incrementare i corridoi umanitari, attuare un maggior numero di rimpatri, rivedere il Trattato di Dublino, disciplinare l’attività delle ong in accordo con l’Europa. «Sfide epocali - dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi - che non possono essere affrontate dai singoli Stati». È quindi arrivato il tempo che l’Unione europea «sviluppi una grande politica per le migrazioni», perché finora l’Italia è stata penalizzata, con il Canale di Sicilia che è «la principale rotta degli ingressi illegali» nel Continente.

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Il ministro illustra la sua informativa alla Camere rivendicando la strategia del Governo, «ispirata a umanità e fermezza».

Le navi delle ong restano un punto fondamentale nella gestione dei migranti. Infatti, ribadisce che i battelli umanitari costituiscono un «fattore d’attrazione» dei flussi. E quando - come è avvenuto nei casi di Humanity 1 e di Geo Barents - «si dirigono verso i porti di uno Stato diverso da quello responsabile del coordinamento nell’area Sar senza osservare le procedure previste, è legittimo considerare il transito di tali navi quale “passaggio non inoffensivo”, ai sensi dell’articolo 19 della Convenzione Unclos».


IL DIALOGO
Dal discorso di ieri emerge la volontà di raffreddare la temperatura dello scontro con la Francia, dopo il caso Ocean Viking, che ha creato attriti «assolutamente non voluti dall’Esecutivo». Una linea dialogante che è stata poi esplicitata dal premier Giorgia Meloni: «In questa materia è molto meglio collaborare che stare a discutere», ha detto da Bali a margine dei lavori del G20. E il governo incassa un assist importante, perché da Bruxelles arrivano ora aperture. «Siamo pronti a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione - assicura la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson -. Avrò anche l’opportunità di incontrare il nuovo ministro italiano in Germania», dove Piantedosi si trova per il vertice del G7 dell’Interno. Segnali di distensione anche dalla presidenza di turno Ue (Repubblica Ceca) che intende procedere sul dossier consultando i singoli Paesi e sulla base di un documento di lavoro che la Commissione dovrebbe mettere sul tavolo. Mentre la premier francese, Elisabeth Borne, riconosce che le navi ong «fanno un lavoro importante ma una cooperazione più fluida e trasparente con i poteri pubblici è indispensabile». 

 


«Non abbiamo nessuna intenzione di venir meno ai doveri di accoglienza e solidarietà, ma in Italia - rimarca Piantedosi - non si entra illegalmente e la selezione di ingresso non la fanno i trafficanti di esseri umani». Anche i numeri non giocano a favore: il sistema di accoglienza - 104mila ospiti - è messo sotto pressione dagli sbarchi, cresciuti del 64% rispetto al 2021 (93mila arrivi) e i prefetti segnalano difficoltà a reperire ulteriori posti. Inoltre, la maggior parte dei migranti «è spinta da motivazioni di carattere economico e, quindi, non ha titolo a rimanere sul territorio nazionale», dal momento che nel 57% dei casi l’esame della domanda di asilo si è concluso con un diniego.


Quanto alle navi ong, l’ex prefetto invoca un «maggior coinvolgimento dello Stato di bandiera dell’imbarcazione: non può essere un soggetto privato a scegliere il Paese dove sbarcare i migranti». Ulteriori considerazioni vengono fatte sul ruolo che hanno nelle dinamiche dei flussi di immigrazione irregolare nel Mediterraneo centrale. «Sulla base delle più recenti analisi degli scenari di rischio elaborate da Frontex - specifica -, emerge che la presenza di assetti navali delle ong, in prossimità delle coste libiche, continua a rappresentare un fattore di attrazione». 


GLI OPPOSITORI
Una frecciata viene riservata anche agli «Stati che esortano l’Italia ad accollarsi gli oneri dell’accoglienza, ma sono tra i fautori più intransigenti del contrasto ai movimenti secondari e tra i principali oppositori al mutamento del regime di asilo di Dublino». Più in generale, serve «una nuova politica europea», visto che il meccanismo volontario di solidarietà per i ricollocamenti ha dato risultati «del tutto insoddisfacenti», conclude. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è per calmare le acque. «Abbiamo posto un problema generale - spiega -. Non è un problema che l’Italia ha con la Francia, noi poniamo un problema politico, di legalità. Non si può prescindere da una solidarietà europea».
Nessuna decisione, invece, riguardo la convocazione di un Consiglio ministeriale straordinario. E mentre si portano avanti trattative con Bruxelles e gli altri Paesi coinvolti, il Governo pensa a nuovi provvedimenti in materia di migranti. «Le norme le scrive il Parlamento», rileva Piantedosi, chiudendo così la strada all’ipotesi di un decreto legge, dopo le polemiche seguite a quello contro i rave. Si agirà però sul decreto flussi, che riserva quote d’ingresso a una serie di Paesi, rivedendo i meccanismi previsti in modo da premiare gli Stati che garantiscano «concretamente la loro collaborazione nella prevenzione delle partenze e soprattutto nell’attuazione dei rimpatri». 

 

Ultimo aggiornamento: 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA