Copasir, anche le Comunali appese allo scontro Salvini-Meloni

Giovedì 8 Aprile 2021 di Marco Conti
Copasir, anche le Comunali appese allo scontro Salvini-Meloni

Ormai è guerra aperta tra Lega e Fratelli d’Italia e la contesa sulla presidenza del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir) è soltanto la ciliegina. Uno al governo, l’altro all’opposizione. Uno, Salvini, con le percentuali in discesa l’altra (Meloni) in salita. Uno che si appella ai presidenti delle Camere, l’altro al presidente della Repubblica. Tutti e due a caccia di parlamentari-transfughi da strappare all’altro partito, in Italia e in Europa dove si combatte anche lo scontro, in trasferta, su chi a Strasburgo avrà il gruppo di destra più consistente.

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Insieme dovranno però decidere le candidature alle prossime amministrative nelle moltissime città dove si vota per il sindaco e sono in molti a credere che la questione venga risolta su quel tavolo già di per sé molto complicato. Le candidature fioccano sui giornali, ma non c’è stata ancora una riunione per definire chi verrà candidato a Roma, Napoli o Milano e il pantano risente dell’assenza di Silvio Berlusconi.

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Nel frattempo va avanti la rissa sul Copasir, che rischia di pesare sul tavolo per le città. Oggi pomeriggio, alla riunione convocata dal presidente leghista Raffaele Volpi, Adolfo Urso, vicepresidente e unico rappresentante di Fdi, potrebbe non partecipare alla riunione. Ad annunciarlo è stato ieri Ignazio La Russa che vorrebbe che Urso facesse come i consiglieri di Fdi in regione Lombardia che disertano le riunioni dell’esecutivo lombardo per una vicenda di nomine nel cda di Ferrovie Nord Milano” fatte dal presidente, il leghista Attilio Fontana. Volano gli stracci nel centrodestra e si allungano le sedute a Montecitorio dove FdI fa ostruzionismo e costringe tutti alla notturna per approvare il riordino dei ministeri. Il leghista Volpi non ha, per ora, nessuna intenzione di dimettersi anche se la legge del 2007 che riordinò i servizi di sicurezza e il Copasir prevede che la presidenza vada ad un esponente dell’opposizione. Poichè l’unico partito fuori dalla maggioranza che sostiene il governo Draghi è, per ora, solo FdI, la soluzione dovrebbe essere semplice: dimissioni di Volpi e nomina di un esponente di FdI. Ma Volpi non molla, Salvini lo difende - anche se evita di pronunciarsi pubblicamente - e lo stallo continua anche se c’è chi cerca di farne «un problema per il Parlamento e la democrazia», come sostiene La Russa.

Dimettere un presidente di Commissione non è facile e i precedenti non mancano. I presidenti delle Camere Fico e Casellati, investiti del problema, non potevano non limitarsi - come è avvenuto - a considerare la questione “politica” ribadendo che il Comitato è comunque pienamente legittimato ad operare. Anche i capigruppo di Camera e Senato non hanno poteri per intervenire. Uno stallo che va avanti da settimane con il Comitato che si riunirà oggi pomeriggio, dopo mesi di inattività, in un clima non certo opportuno viste le questioni che dovrebbe prendere in esame. Ultima la vicenda dell’ufficiale di Marina che vendeva “file” ai russi.

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Anche se dentro Forza Italia c’è chi pensa che prima o poi Volpi lascerà, per ora la Lega si fa forte di quanto accadde nel 2011, quando, dopo la nascita del governo Monti, Massimo D’Alema rimase al suo posto malgrado il Pd fosse passato dall’opposizione alla maggioranza. Precedente che FdI respinge perché «all’epoca tutti furono d’accordo sulla permanenza di D’Alema. Si applicò - ricorda La Russa - il principio valido nel diritto parlamentare del “nemine contradicente”, cioè si può prendere una decisione se nessuno “contraddice”, se nessuno dice appunto di no». Inoltre, come obietta Paolo Armaroli - professore e docente diritto parlamentare - «ammesso e non concesso che il precedente sia davvero tale, è mai possibile che un errore debba essere reiterato in “saecula saeculorum”?».

«Noi siamo per il rispetto della norma secondo cui la presidenza spetta all’opposizione», spiega Enrico Borghi, membro del Copasir ed esponente del partito - il Pd - che ha “costruito” il precedente. D’altra parte di recente è stato lo stesso segretario dei dem Enrico Letta a dare ragione a Giorgia Meloni che continua ad avanzare la richiesta.

In gioco non c’è però solo la presidenza del Copasir, ma anche della Commissione Lavoro della Camera presieduta da Debora Serracchiani, divenuto ora capogruppo del Pd. FI chiede di presiedere almeno una commissione parlamentare ora che fa parte della maggioranza e che anche la Lega ne ha. La contesa non è stata ancora risolta e, nell’attesa, la Serracchiani resta al suo posto.

 

Ultimo aggiornamento: 19:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA