Trump, compleanno al ristorante cubano a Miami: «Cibo per tutti, offro io». Ma se ne va senza pagare il conto

La serata è andata avanti con cibo e alcol a volontà, una festa che si è conclusa però con la beffa. Quando Trump ha lasciato il ristorante Versailles si è "dimenticato" di pagare il conto

Venerdì 16 Giugno 2023
Trump, compleanno al ristorante cubano a Miami: «Cibo per tutti, offro io». Ma se ne va senza pagare il conto

Dopo l'udienza al tribunale di Miami di martedì Donald Trump si è fermato con alcuni dei suoi fan in un ristorante cubano per festeggiare il compleanno. Acclamato dai presenti, l'ex presidente degli Stati Uniti ha urlato: «Cibo per tutti, offro io».

La serata è andata avanti con cibo e alcol a volontà, una festa che si è conclusa però con la beffa. Quando Trump ha lasciato il ristorante Versailles si è "dimenticato" di pagare il conto. Stessa cosa ha fatto il suo staff che è andato via come nulla fosse. Una brutta sorpresa per i titolari del locale e per gli ospiti, convinti di aver ricevuto una bella serata gratuita. 

 

Trump, la festa senza il conto

Il tycoon, incriminato dalla corte federale per trentasette capi d'accusa, nel corso della serata ha stretto mani, ha scherzato con i presenti, si è scattato selfie e si è goduto la sua festa sulle note di "Happy birthday". Scene ripresa da filmati che hanno immortalato anche la frase «Cibo per tutti». Una promessa che tuttavia non è stata mantenuta quando Trump ha fatto ritorno nel suo resort abbandonando il conto al suo destino. E così, quelli che sarebbero dovuti essere tutti suoi ospiti, hanno dovuto pagare. 

Il futuro del tycoon

L'udienza in un tribunale di Miami per la sua seconda incriminazione in pochi mesi è solo l'inizio di una lunga battaglia legale per Donald Trump. E, per quanto il primo ex presidente nella storia americana ad affrontare accuse federali, continui a rassicurare di essere pronto alla sfida elettorale e i sondaggi lo confermino il candidato più forte, nel partito repubblicano cominciano a serpeggiare mal di pancia e timori in vista della corsa alla Casa Bianca nel 2024. «Abbiamo assistito al più malvagio e atroce abuso di potere», ha tuonato Trump davanti ad una platea di suoi sostenitori nel suo golf club in New Jersey, dove avrebbe raccolto oltre 2 milioni di dollari dai donatori in una serata. Nel suo discorso di mezz'ora il tycoon ha attaccato per l'ennesima volta «Biden il corrotto» e sostenuto di essere «l'unico a rispettare la legge» inveendo contro i procuratori - da Jack Smith a Fanni Willis - definiti «delinquenti». La retorica della strumentalizzazione della giustizia continua a fare presa tra gli elettori del Grand old party, come dimostra l'ultima rivelazione di Ipsos secondo la quale l'81% dei repubblicani è convinto il procedimento è stato condizionato dalla politica. Le pesanti accuse contro l'ex presidente non sembrano aver intaccato neanche la sua popolarità rispetto agli altri candidati repubblicani con Trump che si conferma il primo al 43% a quasi 20 punti di distacco dal suo rivale più pericoloso Ron DeSantis. Per non parlare di tutti gli altri, a partire da Mike Pence, che restano lontanissimi dai numeri del tycoon. Proprio al suo ex vicepresidente, tuttavia, una parte del partito comincia a guardare come leader di una potenziale rivolta di anti-trumpiani. In un'intervista al Wall Street Journal all'indomani dell'udienza, Pence ha ammesso di non poter più difendere Trump dalle «accuse molto serie» contenute nelle 49 pagine dell'incriminazione. «Una fuga, anche se involontaria, di informazioni sul programma nucleare americano e sulla difesa potrebbe compromettere la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza delle forze armate», ha dichiarato il candidato che fino a qualche giorno fa faceva parte del coro di voci che accusavano il dipartimento di giustizia di una persecuzione. Nei prossimi mesi i nodi da sciogliere saranno molti, per gli avvocati del tycoon, per il procuratore speciale Jack Smith, per il Grand old party e anche per i democratici. Biden ha dato ordine ai suoi e a tutti i dem di mantenere il più rigoroso silenzio sull'incriminazione, ma nel partito comincia ad esserci la preoccupazione che in un eventuale ritorno del match 2020 il presidente potrebbe non sconfiggere Trump. Poi c'è la questione dell'inizio del processo, che Smith vorrebbe «rapido» e gli avvocati dell'ex presidente vorrebbero rinviare al dopo voto. In questo potrebbe venire in soccorso la giudice che dovrà presiedere il procedimento e deciderne la data di inizio, Aileen Cannon, nominata dal tycoon nel 2019. Le incognite sono tante, soprattutto per Trump che nel giro di qualche mese potrebbe ritrovarsi in galera a scontare una condanna di 20 anni o libero graziato da un presidente amico o persino da se stesso.

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