Putin, il generale Tricarico: «Guerra nucleare? Minacce esplicite: ora più che mai non è da escludere»

L’ex capo di Stato maggiore dell'aeronautica: la contromossa dovrà essere concertata e proporzionata

Mercoledì 21 Settembre 2022 di Marco Ventura
Ucraina, tensione alle stelle, il Generale Tricarico: «Non possiamo escludere l'uso di armi di distruzione di massa»

«All'arma nucleare, sia pure tattica, l'Occidente deve rispondere. E la risposta dev'essere concertata e proporzionata. Il pericolo è reale». Per il generale Leonardo Tricarico , già capo di Stato maggiore dell'Aeronautica e consigliere militare di tre presidenti del Consiglio, il rischio dipende dal fatto che Putin si sente stretto nell'angolo. «Ci ​​sono più segnali associati che abbia grandi difficoltà. Oltre a quella militare emersa dal suo discorso, ea quelle relative agli armamenti emerse incontrando i produttori russi di armi a cui ha imposto di produrre in casa, un altro segnale allarmante è la fuga di chi può dalla Russia , tutto che assomiglia tanto ai preliminari della caduta del Muro di Berlino».

Con quali conseguenze?

«Il momento è molto delicato. È imperscrutabile la determinazione di Putin a usare, come ha dichiarato davanti al mondo intero, ogni mezzo a sua disposizione. Con una capacità convenzionale allo stremo, le sue parole significano l’uso possibile di altre armi letali. E fatico a pensare ad altro che non sia l’armamento nucleare. Se sotto la pressione degli eventi fosse questa alla fine la sua decisione, va capito quale opzione sceglierà tra gli armamenti nucleari tattici e quelli intercontinentali. Adotterà l’opzione minore e meno letale? E contro quale obiettivo?».

Potrebbe non limitarsi all’arma tattica di potenza limitata?
«Non si può escludere nulla. C’è pur sempre la speranza, che somiglia a una scommessa a poker mentre qui non si può giocare d’azzardo, che siccome la catena di attivazione dell’arma nucleare non è cortissima, ci sia sempre un anello debole, qualcuno che si rifiuti di obbedire all’ordine».

Come dovrebbe rispondere l’Occidente?
«Può attingere a un altrettanto vasto ventaglio di opzioni, dagli aerei pronti a decollare in pochi minuti ai proiettili d’artiglieria con armamento nucleare, ai missili e sottomarini. Dovremmo concertare la risposta e fare in modo che abbia un senso e non sia sproporzionata. Fin dall’inizio del confronto militare, ho ipotizzato che la Nato non varchi la soglia rossa anche se Putin dovesse usare l’arma nucleare. Spero che questa possa essere la reazione dell’Occidente e che tutto a quel punto si fermi, si arrivi al cessate il fuoco e al negoziato, proprio per l’enormità dell’atomica come arma di convincimento generale. Ma c’è qualcosa di più clamoroso e censurabile».

Che cosa?
«Neppure davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite il Presidente Biden ha fatto un cenno sia pure remoto alla necessità di arrivare a una tregua e a un negoziato. Un’opzione che nella sua mente semplicemente non esiste e che conferma quanto anche l’accostarsi collettivo all’orlo del burrone non faccia scomporre il presidente degli Stati Uniti, capace solo di paventare oscure e nefaste ritorsioni».

Forse con Putin conviene dare segnali di forza?
«Finora, Biden ha dato solo il segnale di aver tradito lo spirito e la lettera del Trattato dell’Alleanza atlantica laddove recita all’art. 1 che le Parti si impegnano, in ottemperanza alla Carta delle Nazioni Unite, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale nella quale possano essere implicate».

 

Bisognava lasciare le mani libere a Putin?
«Anzi, saremmo dovuti fin dal primo momento, quando Putin ha iniziato a bombardare deliberatamente i civili. Quella è la linea rossa varcata da Milosevic e Gheddafi. Allora intervenimmo, perché adesso no?».

Saremmo entrati in guerra con la Russia…
«E non ci siamo già?».

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 14:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA