Convocata la speciale commissione di inchiesta

Mercoledì 20 Settembre 2017
Convocata la speciale commissione di inchiesta
Mancavano solo i Pfas ad acuire lo scontro tra Venezia e Roma, con la Regione che adesso accusa il ministero della Salute a comportarsi come Ponzio Pilato.
Tutto nasce da una richiesta degli assessori regionali alla Sanità, Luca Coletto, e all'Ambiente Gianpaolo Bottacin, di estendere a tutto il territorio nazionale i limiti di performance per l'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, quei Pfas che in un'area compresa tra Verona, Vicenza e Padova hanno inquinato le falde acquifere contaminando il sangue di chi ha bevuto l'acqua del rubinetto. Una vicenda scoppiata nel 2013 dopo che il Cnr ha avviato una indagine sui principali bacini fluviali del Paese.
Lunedì il ministero della Salute ha risposto alla Regione: negativamente. «Prendiamo atto con sbigottimento - hanno così commentato Coletto e Bottacin - che, secondo il Governo nazionale e i suoi organismi tecnici, questo problema in Italia non esiste. Ci dice il ministero che: non si ritiene condivisibile la proposta avanzata da codesta Regione, anche in considerazione del fatto che l'Istituto Superiore di Sanità attivamente impegnato nel roll-out dei PSA in alcune filiere idropotabili ha segnalato alla scrivente Direzione Generale che le valutazioni preliminari sinora effettuate sul pericolo di contaminazione da Pfas, sia per produzioni industriali pregresse (acque sotterranee captate in diverse zone industriali nell'area metropolitana di Milano), che per potenziali contaminazioni civili e industriali (acque superficiali captate da corsi d'acqua interessati da importanti fonti inquinanti antropiche civili e industriali, quali Arno e Po), non hanno evidenziato significative criticità. Secondo loro quindi commentano i due assessori regionali siccome quelle sostanze le usano solo qui, il Veneto si arrangi. Ponzio Pilato, al confronto, fu un dilettante». E ancora: «Mentre il ministero della Salute ci dice che il problema non esiste, quello dell'Ambiente, con una nota del maggio 2017, ha chiesto alle Regioni (le altre) di attivare Piani di Monitoraggio sui Pfas che, è bene ricordarlo, furono rilevati anche in altre parti d'Italia già nel 2013».
Immediate le reazioni. «Informeremo immediatamente la Commissione speciale Pfas su questa vicenda e valuteremo la dichiarazione ministeriale di assenza di criticità sul caso Pfas», hanno detto Manuel Brusco, Alberto Villanova e Alessandro Montagnoli dell'Ufficio di presidenza della Commissione speciale del consiglio regionale sull'inquinamento da Pfas. Il parlamentare del M5s, Federico D'Incà: «Questa è l'ennesima conferma della necessità di affidare maggiori competenze ai veneti nella gestione dei loro problemi e tutto ciò si potrà ottenere con una grande partecipazione al referendum del 22 di ottobre». Di tutt'altro tenore il commento della senatrice del Pd, Laura Puppato: «Rilevo la contraddizione spaventosa in cui sono caduti i due assessori regionali che, a forza di cercare i difetti nel governo nazionale, stanno smentendo la battaglia autonomista regionale. Il governo nazionale conferma che è nelle competenze regionali fissare i limiti per la potabilità delle acque: quale occasione migliore di dimostrare la propria capacità legislativa? Questo significa autonomia. Macché, questa è la giunta regionale delle contraddizioni: vuole l'autonomia ma appena può e deve decidere qualcosa fa come Ponzio Pilato e scarica sullo Stato. Nei fiumi delle altre regioni non sono stati rinvenuti inquinamenti da Pfas come quelli invece trovati in Veneto, proviamo a lavorare per risolvere invece che accusare a destra e manca».
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