Uno sparo a bruciapelo Nei cellulari i misteri del killer di Alessandra

Venerdì 17 Settembre 2021

L'INCHIESTA
dal nostro inviato
MONTECCHIO MAGGIORE (VICENZA) «Scusa, ma lui chi è?». Montecchio Maggiore, frazione di Valmolino. È un caldo pomeriggio di luglio quando Marco Ghiotto rientra in casa e incrocia il trentottenne Marco Turrin, il futuro assassinio della sua compagna. «Ma lui chi è?» domanda dubbioso senza capire. Lei, la ventunenne parrucchiera Alessandra Zorzin, trova subito toni rassicuranti: «Lui è un mio amico d'infanzia, ci conosciamo bene. È venuto a trovarmi». Marco e Alessandra, genitori di una bimba di due anni, non possono immaginare che due mesi dopo sarebbe finita così. In un'orrenda tragedia.
Mercoledì all'ora di pranzo la trentottenne guardia giurata Marco Turrin ha sparato e ucciso una ragazza molto più giovane per poi fuggire e suicidarsi sette ore più tardi. Il rapporto di conoscenza tra l'omicida e la sua futura vittima pare fosse noto da tempo ai vicini di casa e ora, dalle ricostruzioni degli investigatori, emerge che pure il compagno sapeva bene dell'esistenza di quell'uomo e avesse chiesto spiegazioni.
Restano, però, tante domande senza risposta. Che tipo di rapporto era quello tra Turrin e la ragazza? Qual è il movente dell'omicidio? Cosa è accaduto nelle ore precedenti allo sparo? La causa scatenante di questo ennesimo femminicidio per ora resta un mistero.
LE INDAGINI
Nelle prossime ore il pm Luigi Salvadori conferirà l'incarico per l'autopsia e intanto si continua ad indagare per capire il movente. Escluso il coinvolgimento di altre persone nel delitto, i carabinieri di Vicenza sono alla ricerca del cellulare di Alessandra - sparito dalla sua abitazione - ma anche di quello del suo assassino. Il sospetto degli investigatori è che dopo averla uccisa la guardia giurata possa aver fatto sparire entrambi i telefoni durante la fuga. E in quei telefoni potrebbero esserci informazioni preziose sulla natura del rapporto e su ciò che potrebbe aver portato al delitto.
LA RICOSTRUZIONE
Intanto però è possibile ricostruire ciò che è successo in quella casa di Valmolino e, soprattutto, ciò che è accaduto dallo sparo in poi. L'omicidio avviene poco prima delle 12.45. Alessandra Zorzin è in casa con il padovano Marco Turrin mentre il compagno Marco Ghiotto (un operaio del posto) è fuori casa per lavoro. L'omicida, guardia giurata della Civis, regolare detentore di due pistole, spara con una di queste (una Glock calibro 9x21) da 20 centimetri di distanza. Un unico colpo, all'altezza dello zigomo sinistro. Vista la vicinanza, gli investigatori ritengono probabile che lui, al culmine di una lite, le abbia puntato la pistola sulla guancia per intimorirla prima di premere il grilletto.
L'INTERVENTO
Da questo momento iniziano le certezze. Turrin esce di casa e incrocia una vicina che ha udito il colpo. «Cosa è stato?». «Niente, niente, è caduto un armadio. È tutto a posto», mente lui prima di allontanarsi. Poi sale nella sua Lancia Y, si lascia alle spalle il borgo di Valmolino e inizia a guidare. Senza sosta e senza meta, per sette ore di fila.
Alessandra intanto è distesa in camera da letto, senza vita, in una pozza di sangue. I vicini avvisano il compagno e lanciano l'allarme. Sul posto piombano i carabinieri della tenenza di Montecchio Maggiore e i colleghi del Nucleo investigativo del comando provinciale Vicenza. Raccolgono le prime testimonianze e ascoltano soprattutto il compagno della vittima. È tornato di corsa a casa con il cuore in gola ed è lui a indirizzare i militari verso il padovano Turrin, ammettendo di avere dei sospetti su di lui e spiegando di averlo già incrociato due mesi prima. Risalire alla targa dell'auto in fuga è un attimo.
LA FUGA
Se gli investigatori riescono a non perdere di vista il killer è grazie al Targa system, uno strumento che consente di inserire una targa in un database e ricevere un alert per ogni passaggio davanti ad una telecamera. La tensione è altissima: l'uomo è armato e davanti all'alt potrebbe sparare. I carabinieri lo seguono a distanza e sono mobilitate le forze dell'ordine di tutto il nord Italia: gli occhi elettronici lo captano al casello di Peschiera e poi lungo la provinciale che porta al Mantovano, in provincia di Brescia, in provincia di Modena, a Creazzo nel Vicentino e infine proprio a Vicenza. È qui, alle otto di sera, che una pattuglia della polizia lo intercetta. Lui, sentendosi braccato, accosta e si spara.
Gabriele Pipia
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