Il niqab islamico a colori con Benetton e Ghali ora la moda parla arabo

Mercoledì 22 Settembre 2021

LA COLLEZIONE
MILANO Felpa e hijab unisex. Maglioni XXL e tute. Nelle banlieu delle città come in sala di registrazione. Per andare in strada o stare ore davanti alla play. In qualsiasi parte del mondo. Il guardaroba secondo Ghali nasce per una cru internazionale e multietnica. E parla (anche) arabo. «Quando ero piccolo e venivo preso in giro - ha raccontato Ghali al lancio milanese della sua collezione per Benetton - non avevo nessuno che mi dicesse che non ero sbagliato. Oggi quello che vorrei fare con la moda è ciò che ho fatto con i miei primi pezzi, che avevano il ritornello in arabo. Allora le ragazze con il velo mi fermavano per dirmi che, grazie alla mia musica, i corridoi delle scuole erano cambiati e quelle sensazioni vorrei regalarle sempre».
Tuta rosa, borsa a tracolla e cappello verde, le gambe a penzoloni sul cubo posto al centro del cortile del palazzo del Senato, il trapper milanese presenta, per l'apertura della Fashion Week di Milano, la capsule creata per Benetton, United Colors of Ghali citando Oliviero Toscani e parlando di musica, moda, stile. «Siamo cresciuti con i colori Benetton, con le immagini delle straordinarie campagne di Toscani. Noi rappresentiamo l'evoluzione». Fluid gender con nostalgia. «Ciò che mi ha sempre fatto sentire diverso è oggi la mia originalità».
Sfilano con l'hijab e sopra il cappello i modelli che indossano la capsule targata Ghali per United Colors. Mescolano i colori dell'azienda di Ponzano con le scritte arabe. Abbinano la varsity jacket college con il nome della fan page del cantante e il numero di dischi di platino (costo 590 euro) con maglie, zaini, cappellini e la linea 0-12. «Sono nato a Milano da genitori tunisini, da quando ho iniziato a fare musica ho cercato di mischiare questi due mondi, nel nuovo disco ci sarà musica per gli arabi che vivono nei paesi d'origine (e spero presto di fare un concerto là), per gli arabi che vivono in Europa. Ci saranno per la prima volta canzoni interamente in arabo». Ghali la chiama operazione empatia. «È più di un anno che non prendo in mano un microfono. In questi mesi ho pensato tanto alla mia cru. E ho creato per loro, per me, le cose che ci piace indossare. Seguendo la mia naturale propensione per lo stile. Io e mia madre da sempre siamo pazzi per la moda, per la silhouette. Abbiamo sviluppato un gusto personale».
I capi della capsule sono a tiratura limitata: c'è la varsity, la felpa con il marchio Benetton riscritto da Ghali, maglioni in lana extralarge con i rossi, i fucsia e il verde Benetton. «Non ho avuto nessun limite: credo che portare nella collezione United Colors un hijab e scritte arabe sia un segnale di grande cambiamento». Non a caso il brand vuole riposizionarsi nelle metropoli mondiali, con un occhio di preferenza agli Emirati e al mondo arabo. Dopo aver cantato la rabbia delle periferie, oggi ne disegna lo stile. «Musica e moda vanno di pari passo, la mia musica è sempre stata accompagnata dalla scelta dei look. Ma questa non è una capsule commerciale, è un'operazione creativa». Nata in tempo di pandemia. «Per questo non c'è nulla da celebrare, non ci sono abiti da festa. C'è l'impegno a creare un modello di stile in cui quelli come me, gli italiani di seconda generazione, ma anche il mio pubblico nelle città d'Europa e nei paesi arabi si possa riconoscere».
Ghali non parla di integrazione perché gli adolescenti sono oltre queste categorie. «Per noi oggi è normale che metà classe sia di origine straniera. Sono i nostri genitori ad avere ancora timori». Ma rivela che la collezione è partita proprio dall'hijab: «È un pezzo unico, ci tenevo tantissimo ad averlo e ce l'abbiamo fatta. Quando ero piccolo non avevo qualcuno che mi rappresentasse, quello che vorrei fare oggi è rappresentare queste persone per sempre. Oggi, per fortuna, è cambiato lo sguardo».
Cambia anche lo sguardo dell'azienda che punta decisa al Medio Oriente, a Israele, al ritorno negli Stati Uniti e riporta - di contro - la produzione dall'Asia al Mediterraneo. E che prevede, nel giro di pochi mesi, di tornare al pareggio di bilancio. «Arriveremo al pareggio di bilancio in tempi relativamente brevi - spiega l'amministratore delegato Massimo Renon - è un obiettivo molto sfidante, ci permettiamo ancora un po' di prudenza prima di dare date certe, ma il proposito è di trasformare Benetton in un'azienda che abbia una floridità di conti e una generazione di cassa positiva in pochissimo tempo». Renon spiega come il piano industriale preveda investimenti, restyling dei punti vendita e nuove assunzioni. «Benetton oggi è un marchio conosciuto ma non più appetibile. Il nostro lavoro è farlo tornare cool. È un momento molto eccitante, di crescita importante».
Elena Filini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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