Sanità: oltre 32 milioni di commesse ai privati. Sindacati: «Ma le liste di attesa restano»

Venerdì 8 Ottobre 2021
Sanità, 32 milioni ai privati a Udine

UDINE - Oltre 32 milioni di euro alle strutture private accreditate per l'erogazione delle prestazioni per conto del servizio sanitario regionale. È il conto dell'Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, che ha appena varato un decreto propedeutico alla stipula dei singoli contratti con le case di cura interessate, rimandando ad un provvedimento successivo la definizione delle intese per dare attuazione a quanto previsto dagli accordi regionali approvati con il decreto della giunta regionale 1037 del 2021 per il recupero della cosiddetta fuga dei pazienti fuori regione e per il contenimento delle liste di attesa.

LE COMMESSE

Secondo l'elenco stilato da AsuFc (sulla base del budget storico ricalcolato e del residuo 2020, oltre al budget per nuove branche), fra le strutture che hanno un maggior volume di attività per conto del sistema sanitario regionale, ci sono il Policlinico Città di Udine, che fra specialistica ambulatoriale e attività di ricovero supera l'importo di 23 milioni di euro (per la commessa 2021), il Centro medico Università Castrense (che raggiunge, sempre secondo le stime, 1,687 milioni di euro), la Friuli Coram di Udine, che vede 1,046 milioni, nel totale della commessa 2021, e Idr Imago, con 1,217 milioni. Ci sono poi la Sanirad, per cui AsuFc ha previsto una commessa di 892mila euro, secondo quanto risulta agli atti, Olomed, con oltre 699mila euro, Sanitas Friuli con 401mila euro. Fra le strutture di nuovo accreditamento, in forza alla delibera di giunta regionale 1763 del 2019, ci sono le Terme del Fvg, E-Health (Radiologia carnica), Puntosalute, Carnia salus e FriulMedica. Nel complesso le strutture di nuovo accreditamento totalizzano quasi 945mila euro di commesse 2021. 

IL DECRETO

Con il decreto appena varato AsuFc ha adottato uno schema di accordo contrattuale, prevedendo di procedere, in sede di contrattazione, con le opportune integrazioni, sia per le prestazioni sia per la parte economica per ciascuna struttura, nei limiti individuati dalle disposizioni regionali. Il provvedimento fa seguito alla delibera di giunta del 2 luglio scorso che ha stabilito l'accordo triennale 2021-2023 fra la Regione e le associazioni rappresentative degli erogatori privati accreditati del Friuli Venezia Giulia, che, appunto, ha approvato due distinti patti: uno per le case di cura private accreditate che prevedono ricoveri e visite e controlli in ambulatorio e uno per i centri che erogano solo prestazioni di specialistica ambulatoriale. Gli accordi regionali hanno una durata triennale, dal 1. gennaio scorso fino al 31 dicembre del 2023. Come le altre Aziende, anche AsuFc è chiamata a sottoscrivere le intese aziendali, «nei limiti della quantificazione delle risorse destinate a ciascun soggetto accreditato per concorrere alla realizzazione degli obiettivi della programmazione regionale». L'istruttoria svolta dalla struttura programmazione e controllo di gestione per la definizione specifica delle commesse è stata svolta prendendo in particolare considerazione «la programmazione regionale e gli Accordi regionali, i soggetti accreditati, anche alla luce dei nuovi accreditamenti», «i monitoraggi dei tempi di attesa, aziendali e delle strutture già accreditate e convenzionate con AsuFc», «la presenza di una qualificata offerta dei soggetti accreditati volta a soddisfare le esigenze del bacino di utenza dell'AsuFc».

PANDEMIA

Le strutture private si sono rivelate fondamentali nel periodo dell'emergenza covid per recuperare una quota degli appuntamenti sospesi a causa della pandemia. Come si ricorderà, la Regione all'epoca (maggio 2020) aveva destinato all'Azienda sanitaria Friuli centrale 1,556 milioni di euro destinato al supporto dei centri privati alle strutture pubbliche. Come emerge dalla relazione di AsuFc che riguarda le liste di attesa 2020, dall'attività di ricognizione, le prestazioni ambulatoriali individuate che avevano registrato criticità per spostamento di appuntamenti e necessità di distanziamento erano, secondo le stime, 3.994 (fra cui 1130 visite dermatologiche e 1145 prestazioni di radiologia).

IL SINDACATO

Il timore della Cgil confederale, di Spi e Funzione pubblica è che, visti gli ultimi dati sulle liste di attesa resi noti dalla giunta regionale (vedi altro articolo), in futuro si punti sempre di più sul privato accreditato. «I numeri sulle liste di attesa resi noti dall'Agenzia regionale per il coordinamento sulla salute non fanno che certificare una situazione che era nota da tempo e che non riguarda soltanto l'impatto della pandemia nel 2020, ma anche l'assenza di segnali di recupero dei ritardi nell'anno in corso. Non a caso l'Arcs prevede un ulteriore allungamento dei tempi di attesa, certificando così l'assoluta inefficacia delle misure messe in campo dall'assessorato, ivi inclusa la delibera 1061 del 3 agosto scorso, di fronte a un'emergenza che non è contingente, ma strutturale». È quanto sostiene la Cgil regionale, in una nota congiunta firmata dalla responsabile sanità della segreteria confederale Rossana Giacaz e dai segretari dei sindacati dei pensionati (Spi) e della Funzione pubblica, Roberto Treu e Orietta Olivo. «Abbiamo ripetutamente chiesto un piano straordinario di assunzioni. La delibera di agosto, dietro all'obiettivo dichiarato di abbattere i tempi di attesa, cela invece una logica opposta, quella di finanziare le aziende private a scapito del servizio pubblico e a scapito, soprattutto, del diritto del cittadino a una sanità pubblica efficiente e in grado di affrontare l'impatto della pandemia». Da qui la richiesta di riconvocare con urgenza i tavoli con i sindacati. Anche secondo Salvatore Spitaleri (Pd), «la percezione è che si sia voluto far tracimare le liste d'attesa e scoppiare il sistema per poi forzatamente far prendere atto che bisogna ricorrere alla sanità privata, cui certo nulla si può rimproverare se non di curare legittimi interessi».
 

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