Vaccino e anticorpi alle stelle, ma niente Green pass. Avvocato costretta a fare i tamponi: battaglia legale da luglio

Sabato 18 Settembre 2021 di Cristina Antonutti
Morena Cristofori
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PORDENONE - Storie di Green pass impossibili. Ne sa qualcosa l'avvocato Morena Cristofori, ex insegnante e vicepresidente di Fidapa Pordenone. Nonostante in corpo abbia livelli altissimi di anticorpi che la proteggono dal Covid-19 e il Centro vaccinale di Pordenone l'abbia esonerata dalla somministrazione della seconda dose di vaccino per non mettere a repentaglio la sua salute, non riesce ad ottenere il passaporto vaccinale e per poter svolgere la sua professione è costretta a fare tamponi per dimostrare che non è contagiata. Da luglio ha ingaggiato un braccio di ferro con la burocrazia, senza mai arretrare, mail dopo mail, telefonata dopo telefonata, «perchè - spiega con la tenacia tipica di coloro che del Diritto ne hanno fatto una professione - è il sistema burocratico-amministrativo che si deve adeguare».


IL VACCINO

La premessa è a caratteri cubitali: «Non sono una no vax, rispetto le loro idee anche se non sono d'accordo, ma in questo momento mi sto battendo per tutti coloro che sono nelle mie stesse condizioni, ovvero una categoria che non esiste». Per capire che cosa è successo all'avvocato Cristofori bisogna andare al 24 maggio, quando è andata al centro vaccinale allestito nei padiglioni della fiera di Pordenone per essere vaccinata. La seconda dose era prevista per il 5 luglio, ma dopo l'inoculazione di maggio era sorti dei problemi. Il motivo glielo hanno svelato i medici dopo che si è sottoposta al test sierologico. Dalle analisi è emerso che aveva già contratto il Covid in forma asintomatica, senza rendersene conto, e che la risposta del suo sistema immunitario era stata vigorosa. «Il livello di anticorpi era altissimo - spiega Morena Cristofori - Mi hanno negato la seconda dose, troppo pericolosa per la mia salute, e il medico del centro vaccinale mi ha rilasciato una certificazione in cui si spiega che sono esonerata dal sottopormi alla seconda dose».


LA BATTAGLIA

A quel punto non le è rimasto che chiedere il Green pass, il cui rilascio sembrava un automatismo, visto il ciclo vaccinale era completo. Invece, no. Perché non c'è alcun certificato medico che attesti la sua guarigione dal Covid e nella banca dati risulta un'unica dose di vaccino. «Ma se non sapevo di essermi ammalata - continua l'avvocato - come posso avere questa certificazione? Ho scoperto che la mia tipologia non esiste. E nelle mie stesse condizioni ci sono tantissime persone, le incontro ogni volta che devo sottopormi ai tamponi per motivi di lavoro. Molti sono pazienti oncologici o hanno problemi di salute tali che non possono vaccinarsi». Anche loro, pur avendo il certificato di esonero, devono fare il tampone, una spesa di 15 euro in farmacia e di 40 negli altri centri. Le è stato detto di far riferimento alla circolare ministeriale 35309 del 4 agosto per scaricare le certificazioni di esenzione alla vaccinazione, ma neanche al centro vaccinale riescono a scaricarla, perché manca la sua categoria. 


IL MINISTERO

È riuscita, dopo aver tentato a un numero verde che non risponde mai, a mettersi in contatto con il ministero. Le hanno detto che da ottobre potrà rivolgersi al centro vaccinale. Nel frattempo dovrà proseguire con i tamponi, con il rischio che se dovessero chiamarla per un atto urgente e fosse necessario il Green pass per presenziare, i suoi assistiti resterebbero senza legale. «Non è un discorso politico - sottolinea Cristofori, che è anche impegnata con la Lega nelle amministrative - ma puramente organizzativo».

 

Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 10:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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