Medici al lavoro fino alle 22? Il sindacato dice no: «Servono stipendi più alti per chi lavora al pronto soccorso»

Il presidente regionale della Fimmg Fernando Agrusti: "Si tratta di persone che fanno un lavoro duro, con ritmi molto alti. È necessaria la leva economica"

Mercoledì 30 Novembre 2022
Pronto soccorso, polemica sindacati

PORDENONE - I medici di base responsabili della crisi dei reparti di Pronto soccorso? La soluzione nascosta nel prolungamento del loro orario di lavoro fino alle 22? Non se ne parla nemmeno. Almeno secondo il principale sindacato che rappresenta i medici di medicina generale, cioè la Fimmg.


Fanno discutere le parole pronunciate dal sindacalista del Nursind Altavilla, secondo il quale i dottori di famiglia dovrebbero prolungare il loro orario di servizio almeno fino alle 22 per sgravare i Pronto soccorso vicini al tilt. «Sulla reperibilità dei medici di base - è il primo pensiero espresso dal presidente regionale della Fimmg, Fernando Agrusti - di sicuro non può decidere il Nursind. È un tema che presenta una valenza addirittura nazionale. E per giunta - prosegue - si tratta di una soluzione che oggi non è assolutamente praticabile. I medici di base soffrono già a causa di una condizione di netto sovraccarico. Abbiamo dottori costretti a seguire più di 1.800 assistiti, e questo perché le professionalità mancano anche a noi. Ci sono colleghi che se ne vanno prima dei 65 anni e anche giovani medici che lasciano l'incarico nella medicina di base per rivolgersi altrove. Non possiamo, senza un accordo nazionale, lavorare fino alle 22».


Il ragionamento di Agrusti poi diventa più ampio: «Mi sembra riduttivo - spiega - dire che la crisi del Pronto soccorso sia legata all'impegno dei medici di medicina generale fino alle 22. Il principale problema dell'emergenza-urgenza è quello del personale. Mancano medici, non possiamo nasconderci sotto questo aspetto. Le scuole di specializzazione sono sempre più spesso disertate dai laureati in Medicina proprio nel settore del Pronto soccorso. I posti sono vacanti, mancano proprio le domande. A mio avviso quello che ci vorrebbe davvero sarebbe un raddoppio dello stipendio a beneficio di chi sceglie di lavorare nel settore sanitario dell'emergenza-urgenza. Si tratta di persone che fanno un lavoro duro, con ritmi molto alti. È necessaria la leva economica». Ma non solo, c'è anche l'aspetto legato agli accessi - spesso non adeguati - dei pazienti nei reparti di Pronto soccorso. «Spesso parliamo di presenze per così dire improprie dei pazienti nei reparti di urgenza - spiega ancora il presidente regionale del sindacato che rappresenta i medici di medicina generale - ma non è un fatto dettato dai dottori di famiglia. Sovente i pazienti stessi trovano più semplice rivolgersi al Pronto soccorso per bypassare le liste di attesa e le code. Cosa potrebbero fare, quindi, i professionisti dell'urgenza che lavorano in ospedale? Quando ci si accorge di essere di fronte a un caso che palesemente non combacia con un'urgenza, bisognerebbe mandare il paziente dal medico di medicina generale, oppure dirgli di rimanere in Pronto soccorso ma di pagare allo stesso tempo il ticket».

Siete d'accordo? Votate il nostro sondaggio.

Ultimo aggiornamento: 11:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci