«Prima di uccidere la moglie ha cercato sul web quanti anni di carcere avrebbe rischiato»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Marco Aldighieri
La vittima Aycha uccisa dal marito Abdelfettah Jennati

CADONEGHE - Le indagini sull'omicidio di Aycha, la giovane mamma marocchina uccisa lo scorso 24 novembre per mano del marito, sono a una svolta. La zia Fatna di 53 anni, residente a Caltanissetta in Sicilia, sentita dai carabinieri ha dichiarato di come il magazziniere di 39 anni Abdelfettah Jennati abbia pianificato il delitto attraverso Internet. «Il figlio di dieci anni di mia nipote Aycha, mi ha raccontato che il padre il giorno prima di uccidere la mamma ha effettuato una serie di ricerche sul Web. Voleva capire quanti anni avrebbe scontato di carcere in caso di omicidio, facendosi passare per folle e quindi incapace di intendere e di volere. Sono convinta che avesse premeditato tutto». Il pubblico ministero Marco Brusegan, titolare delle indagini, ha anche chiesto al medico curante di Jennati se avesse riscontrato in lui patologie mentali. Il dottore, sentito dai carabinieri della stazione di Cadoneghe già a fine gennaio, ha detto di non essere mai stato al corrente di maltrattamenti del magazziniere ai danni della moglie. Il giorno 6 novembre dell'anno scorso il medico ha prescritto una visita psicologica al marocchino. «Non mi ricordo di quel colloquio - ha detto agli inquirenti - con relative motivazioni adottate. Nell'impegnativa ho indicato un calo del tono d'umore per problematiche familiari».
IL RACCONTO CHOC
La zia Fatna ai carabinieri ha ricordato anche del rapporto, burrascoso fin dall'inizio, tra Aycha e Abdel. «Mia nipote si è sposata nel 2008 - ha dichiarato - e già poco dopo il marito la maltrattava. Era vittima di ogni forma di violenza da quella verbale a quella fisica. Ad esempio quando vivevano a Reggio Calabria, Aycha veniva pestata. E poi le impediva di truccarsi e di uscire di casa per incontrare altre persone. Quando poi si sono trasferiti in Veneto a Cadoneghe, la situazione è rimasta la stessa. Lui era aggressivo e ossessivo». E ancora: «Mia nipote ha tentato più volte di lasciarlo, ma è sempre tornata a casa per il bene dei figli. Lui la tradiva. Aycha poi ha avuto il coraggio di denunciarlo e ha trovato ospitalità con i figli da una amica. A ottobre era andata anche in ospedale ad abortire». E poi quel tragico presentimento: «In quel periodo l'avevo sentita al telefono e mi disse che se fosse tornata a casa sarebbe successo qualcosa di grave. Aycha era sicura che il marito volesse vendicarsi». E la mamma marocchina aveva ragione, perchè la sera del 24 novembre per mano del marito è stata uccisa con due coltellate al petto.
Marco Aldighieri
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Ultimo aggiornamento: 11:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA