Ufficio Stato civile chiuso di sabato, la protesta delle agenzie funebri: «Salme bloccate per giorni»

Sabato 27 Febbraio 2021
Vietato morire di sabato: l'ufficio è chiuso
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LA PROTESTA
BELLUNO Ufficio di Stato civile chiuso il sabato: l’autorizzazione alla sepoltura sarà un’odissea e le salme resteranno bloccate in casa anche tre giorni. Si alza la protesta dalle imprese di onoranze funebri della provincia, perché la decisione deliberata nei giorni scorsi dalla giunta comunale rischia di mandare in tilt il sistema. L’amministrazione nei giorni scorsi ha dato il via libera alla chiusura degli uffici di Stato civile il sabato: dal primo marzo gli addetti non saranno più in servizio la mattina de giorno prefestivo. Ciò avrà come conseguenza il dover mantenere la salma del proprio caro morto in casa con sé fino al lunedì, se la morte avviene giovedì o venerdì. E anche un superlavoro per l’obitorio, dove vengono portati deceduti di tutta la provincia che muoiono in ospedale San Martino: da giovedì le salme non usciranno fino all’inizio della settimana successiva. 
LA PROCEDURA
L’iter, infatti è questo. Dopo il decesso la denuncia di morte viene fatta allo stato civile entro 24 ore: dai famigliari, tramite le pompe funebri, se il decesso avviene in casa, dall’Usl se avviene in ospedale. Come prevede la legge partono da quel momento 24 ore del periodo di osservazione, dal momento della denuncia di morte alla chiusura del feretro. Solo dopo il Comune dà il via libera alla sepoltura. Va da sé che per i decessi del giovedì si dovrà attendere il lunedì. Con la stagione calda alle porte è un rischio che le imprese funebri non vogliono davvero correre. 
LE RICHIESTE
Per questo nei prossimi giorni invieranno una mail al sindaco Jacopo Massaro, per far presenti le istanze della categoria e di tutti i bellunesi affinché si faccia un passo indietro. Fabrizio Gelisio, dell’impresa De Dea Gelisio, non vede alternative: l’ufficio di Stato civile può chiudere mezza giornata durante la settimana, ma il sabato deve assicurare il servizio. «In questo modo mettono a disagio i nostri clienti, io mi sto facendo portavoce delle loro istanze – spiega -. Ho anche già parlato con i colleghi della parte alta della provincia, siamo tutti coinvolti in questa decisione perché il San Martino è l’ospedale di riferimento e in molto muoiono lì». A causa del Covid, però, l’obitorio non ospita le salme e la cella mortuaria comunale presente all’interno del cimitero di Prade è stata giudicata non più agibile. Perciò il morto, uno, se lo deve tenere in casa. Anche ad agosto, anche se vive in pochi metri quadri. Non è proprio una questione di lana caprina, ecco. «Una delibera di genere mette in crisi tutta la provincia – prosegue Gelisio -. Io sto realizzando la casa mortuaria a Punta Anta, una volta completata la questione non sarà più un problema per me, ma va risolta per tutti i miei colleghi e per la popolazione del territorio che deve essere libera di scegliere l’impresa che vuole. La ciliegina è se uno muore in casa. Se vive in una bella abitazione con spazi ampi il problema ci sarà, ma limitato. Pensiamo a chi abita al quarto piano in condominio, magari in un appartamento piccolo. Come possiamo portare i frighi e le casse? Certo, ci adattiamo alle scelte della politica, ma è giusto fare presente anche le esigenze di servizio e cercare di capire se si riescono a conciliare le due posizioniZ.
Alessia Trentin
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Ultimo aggiornamento: 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA