Onu: Il segretario generale Guterres pronto a incontrare il principe saudita bin Salman, per risolvere la guerra in Yemen.

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Onu: Il segretario generale Guterres pronto a incontrare il principe saudita bin Salman, per risolvere la guerra in Yemen.

di Anna Guaita

NEW YORK – La realpolitik spinge in ombra l’orrendo omicidio del giornalista saudita Jamal Kashoggi, opinionista del Washington Post. Perfino il segretario generale delle Nazioni Unite ammette di essere pronto a incontrare il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin salman, che è stato indicato come il mandante dell’uccisione, avvenuta in Turchia, nel consolato saudita di Istanbul. Antonio Guterres giustifica la sua disponibilità ricordando che l’Onu sta lottando per portare la pace in Yemen: «C’è una possibilità che i colloqui di pace comincino a dicembre, in Svezia – ha spiegato Guterres -. E io sono pronto a discuterne con il principe o con qualsiasi altro funzionario saudita, perché questo è un obiettivo di estrema importanza». Guterres ha aggiunto che non si tirerà indietro dal ripetere al principe che ci vuole «trasparenza nell’indagine sulla morte di Kashoggi», ma ha insistito che lo Yemen deve essere in cima alle preoccupazioni internazionali perché siamo in un momento in cui pare possibile concludere «questa terribile tragedia umanitaria».
 
La guerra in Yemen, che dura da oltre tre anni, è condotta dalla Coalizione araba a guida saudita, contro i ribelli Huti sostenuti dall’Iran. Si calcola che in questa guerra siano morte almeno 10 mila persone, e che decine di migliaia di bambini siano stati uccisi da complicazioni causate dalla denutrizione. Al momento 14 milioni di persone sono a rischio di carestia.
 
Sin dall’Amministrazione Obama, gli Stati Uniti hanno giocato in questo conflitto un ruolo di sostegno a favore dei sauditi, di cui sono antichi alleati, e che vedono come un baluardo contro l’espansionismo iraniano. E difatti anche a Washington la orribile sorte di Kashoggi è stata posta in secondo piano davanti agli «interessi strategici» del Paese. Il ministro degli Esteri Mike Pompeo e quello della Difesa Jim Mattis hanno tenuto un briefing a porte chiuse all’intero Senato, dove è in discussione una risoluzione che bloccherebbe ogni aiuto militare all’Arabia Saudita come punizione per l’uccisione di Kashoggi, avvenuta in Turchia, nel consolato saudita di Istanbul.
 
Sia Mattis che Pompeo hanno sostenuto che non ci sono “prove dirette” che colleghino il principe Mohammed bin Salman all’uccisione di Kashoggi. Ma due settimane fa la Cia era invece arrivata «con la massima fiducia» alla conclusione che invece il principe ne era stato il mandante. Guarda caso, la direttrice della Cia, Gina Haspel, non ha ricevuto dalla Casa Bianca il permesso di andare a informare i senatori, come i suoi due colleghi. La sua assenza ha indignato i membri del Senato, che esprimono un sentimento bipartisan su questo tema. Il repubblicano Lindsey Graham ha annunciato che d’ora innanzi non darà il proprio voto a nulla, se non verrà concesso alla Haspel di testimoniare. La signora è anche l’unica che ha ascoltato il nastro dell’uccisione di Kashoggi, e ha firmato il rapporto Cia che punta il dito sul principe saudita.
 
La presa di posizione di Guterres, l’approccio “morbido” di Pompeo e Mattis, fanno intravedere la possibilità che il 33enne principe saudita non sarà trattato come un paria quando a Buenos Aires si inaugureranno i lavori del G20, il prossimo venerdì. L’uccisione di Kashoggi ha causato indignazione in buona parte del mondo. E molte capitali si chiedevano come trattarlo durante questo appuntamento internazionale. Guterres è sembrato dare una specie di benedizione mondiale a un approccio utilitaristico: se Mohammed bin Salman si dimostra interessato a concludere la terribile guerra in Yemen, forse sarà in grado di riconquistare il rispetto che ha perso.
 
 
 
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Giovedì 29 Novembre 2018, 00:05






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