Libia, dietrofront di Serraj: a Sigonella super droni Nato

Sabato 18 Gennaio 2020 di Cristiana Mangani
Libia, dietrofront di Serraj: a Sigonella super droni Nato

La notizia arriva dalla tv Libya al-Ahrar, che ha base in Qatar: il premier Fayez al Serraj potrebbe disertare la Conferenza di Berlino e inviare soltanto una delegazione. La decisione è meno inaspettata di quanto potrebbe sembrare, perché certamente non deve essere piaciuto al presidente del governo riconosciuto dall'Onu, quel passaggio della bozza del documento in cui si chiede un «nuovo governo di accordo nazionale» per il paese africano. E dunque la possibilità che lui stesso debba farsi da parte.

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Non è un caso, infatti, che durante il pomeriggio di ieri, a Tripoli e a Misurata, si siano svolte diverse manifestazioni con grande partecipazione popolare in suo sostegno. Un segnale di vicinanza al premier e anche l'ulteriore condanna nei confronti del generale Khalifa Haftar riguardo alla sua decisione di non accettare i termini dell'accordo recentemente siglato a Mosca solamente da Serraj.
 

SCAMBI DI ACCUSE
L'assenza del leader della Tripolitania (che viene valutata in queste ore) rischia di indebolire la riunione tedesca, quantomeno nel punto in cui dovrà cercare di stabilire il cessate il fuoco. In un'atmosfera già tesa per i nuovi scambi di accuse tra gli opposti schieramenti, con il presidente turco Erdogan che ha bollato il generale della Cirenaica come «un uomo inaffidabile».

Nella capitale tedesca gli sherpa sono al lavoro per perfezionare la bozza di intesa da sottoporre alle parti. Continua a rimanere fuori dal documento il punto che riguarda una missione internazionale sul terreno, sotto forma di una forza di interposizione Ue, per garantire il cessate il fuoco. Secondo l'Alto rappresentante Joseph Borrell, se c'è una tregua, l'Ue «deve essere pronta ad aiutare, eventualmente con soldati», anche per «controllare l'embargo alle armi».

E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha ribadito che una «missione di pace Ue» serve. Allo stesso tempo, molti Stati membri non sarebbero in grado di garantire la loro parte di militari o, nel caso della Germania, sarebbero riluttanti a farlo. Fredda anche la Francia che sottolinea come già dopo la crisi del 2011 i libici non hanno voluto una forza internazionale nel proprio paese.

E le dichiarazioni poco concilianti delle ultime ore alimentano i dubbi. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, infatti, ha definito Haftar «inaffidabile», accusandolo di proseguire i suoi attacchi su Tripoli a dispetto del cessate il fuoco. Mentre l'Egitto, schierato con Haftar, ha condannato l'invio di truppe turche in Libia. Proprio ieri nel porto di Tripoli sarebbe stati scaricati da un mercantile arrivato il 16 gennaio, anche sistemi antiaerei (Spaag) Korkut, in uso alle forze armate turche.

Quanto ad Haftar, il generale mantiene un profilo ambiguo. Dopo essersi rifiutato di siglare la tregua con Serraj a Mosca, ieri è volato ad Atene per fare sponda con il governo greco contro il trattato sulla gestione dei confini marittimi firmato da Erdogan con Serraj. E poi ha scritto al «caro amico Putin» dicendosi pronto a tornare in Russia per continuare a discutere di pace. Quasi a escludere che le sorti della Libia si decideranno a Berlino. Di certo, al momento, c'è soltanto che in Germania ci saranno tutti quelli che contano: dai capi di Stato e di governo dei principali paesi europei a Erdogan, Putin e Sisi.

Per l'Italia parteciperanno il premier Conte e il ministro Di Maio, mentre i russi ancora una volta hanno riconosciuto il ruolo del nostro paese per la soluzione della crisi. «Non ci sono stati errori» dell'Italia in Libia, ha ripetuto il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, che vedrà il titolare della Farnesina a Berlino domani mattina prima dell'inizio della conferenza.

Nella partita libica anche gli Stati Uniti tenteranno un rientro, dopo essere rimasti di fatto alla finestra. L'obiettivo degli americani, che saranno rappresentati dal segretario di Stato Mike Pompeo, è il cessate il fuoco duraturo e il «ritiro di tutte le forze esterne»: un segnale ai russi filo-Haftar, ma anche all'alleato turco nella Nato.

SUPER SORVEGLIANZA
E da ieri a Sigonella saranno operativi i super droni per il controllo del Mediterraneo. Ags, ovvero acronimo di Alliance ground surveillance, è il nuovo supertecnologico sistema di sorveglianza della Nato che ha il suo quartier generale nella base in Sicilia. Cinque velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D Global Hawk consentiranno al sistema di raccogliere immagini e informazioni in un'area di crescente interesse strategico per l'Italia e per tutta l'Alleanza Atlantica: Africa e Medio Oriente.

«Il sistema di questi aeroplani - ha dichiarato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg - può aiutarci nelle missioni contro il terrorismo internazionale e può aiutarci a dare aiuto umanitario e sostegno dopo disastri naturali. Sono i 29 alleati che decidono come usare questa capacità. Siamo molto grati per il sostegno all'Italia, nazione ospitante».

Ultimo aggiornamento: 13:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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