Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Boris Johnson, dallo scandalo Pincher al Partygate: ecco i motivi della crisi di governo

L'esecutivo di BoJo, già con un piede nella fossa, perde l'ennesimo pezzo da 90: Michael Gove

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Alessandro Strabioli
Boris Johnson, dallo scandalo Pincher al Partygate: ecco i motivi della crisi di governo

«Game over Boris Johnson». È questo il leitmotiv dei titoli dei principali siti britannici dopo le tante dimissioni che hanno travolto l'esecutivo di BoJo, già con un piede nella fossa dopo gli scandali Partygate e Pincher. Il gabinetto Tory ha perso l'ennesimo pezzo da 90: Michael Gove, segretario di Stato per le comunità e i governi locali del Regno Unito, e fedelissimo di Johnson, ha consegnato le proprie dimissioni e ha consigliato al premier di lasciare Downing Street. La netta posizione espressa da Gove si aggiunge alla raffica di forfait dell'esecutivo che già conta oltre 30 uscite. Da ultimo si è dimesso anche il ministro delle Esportazioni e delle Pari opportunità Mike Freer. In una dichiarazione Freer ha sottolineato di non poter più far parte di una formazione politica che ha creato una atmosfera di ostilità verso le persone Lgbt+ e di non poter più difendere politiche con cui si trova in disaccordo. 

Lasciano due ministri, Boris Johnson lotta per la sopravvivenza

Il caso Pincher

Chris Pincher, pretoriano di BoJo nella compagine di governo Tory, è stato costretto a dimettersi la settimana scorsa da deputy chief whip, e dall'incarico cruciale di sorvegliare la disciplina del gruppo di maggioranza alla Camera dei Comuni, per essersi ubriacato in un gentlemen club di Londra e aver poi molestato due uomini, incluso un altro deputato. Il premier britannico, già toccato da altri scandali fra cui - in prima persona - quello del cosiddetto Partygate, viene ora accusato di aver saputo di una precedente segnalazione di "comportamento inappropriato" fatta contro il suo chiacchierato alleato già all'inizio del 2020, quando questi era ancora viceministro degli Esteri; a dispetto del fatto che Downing Street abbia negato che il premier fosse a conoscenza di formali contestazioni su Pincher, bensì solo di voci e di sospetti.

 

Lo scandalo Partygate 

Una nuova polemica sul premier britannico si era riaccesa qualche tempo fa per lo scandalo Partygate dopo la pubblicazione da parte dell'emittente Itv di quattro fotografie che mostrano il leader Tory brindare con altre persone durante un evento svoltosi a Downing Street il 13 novembre 2020, mentre era vigore il lockdown per limitare la diffusione del Covid. Secondo infatti la Bbc almeno uno dei funionari presenti era stato multato nell'inchiesta di polizia da poco conclusasi, ma non il primo ministro, sanzionato una sola volta per un altro party finito sotto accusa.

Dal Labour erano piovute nuove accuse, a partire da quella del sindaco di Londra, Sadiq Khan, che parla di una "pistola fumante" quindi di una prova del fatto che il primo ministro abbia violato le regole anche allora. Viene anche chiamata in causa la Met Police per spiegare perchè non sia stata inflitta una multa a Johnson per l'evento del 13 novembre, il party di addio per il direttore della Comunicazione del governo, l'ex giornalista Lee Cain, dimessosi in quel periodo. Secondo infine una fonte governativa sentita dalla Bbc, dovrebbe essere pubblicato domani il rapporto indipendente in forma integrale redatto dall'Alta funzionaria Sue Gray sul Partygate, a cui seguiranno una dichiarazione in Parlamento e una conferenza stampa del primo ministro.

Ultimo aggiornamento: 20:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA