Brave ma ancora poche, la sfida delle coding girl per il futuro digitale del Paese

Mercoledì 24 Novembre 2021 di Mirta Michilli*
Brave ma ancora poche, la sfida delle coding girl per il futuro digitale del Paese

La parità di genere è tornata a essere una priorità politica, a più livelli.

Credo che finalmente ci sia l’attenzione giusta da parte del governo e del parlamento italiani su queste tematiche. Penso alla legge sulla parità salariale. Ma anche e soprattutto al Pnrr, in cui la parità di genere spicca come tema orizzontale e trasversale. Tuttavia, bisogna dirlo, procediamo troppo lentamente. Di questo passo, secondo il World Economic Forum, riusciremo a colmare il divario di genere solo nel 2156, tra 135 anni! Ma non possiamo più aspettare!  Dobbiamo trasformare la parità in un motore di sviluppo per il Paese, dobbiamo farlo presto e bene. La pandemia ha accelerato la trasformazione digitale, ma ha ampliato le disuguaglianze di genere. Nei “lavori del futuro”, come l’intelligenza artificiale o il cloud computing, le donne sono fortemente sottorappresentate, eppure bravissime. Ormai lo sappiamo. I dati ci aiutano a capire le sfide da affrontare, a cominciare dalla segregazione di genere nel lavoro. Dagli stereotipi (anche quelli interiorizzati) che relegano le donne a determinati ruoli, a vere e proprie barriere all’entrata in contesti ancora male-dominated, soprattutto nei settori Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics).  Come si legge nel recente rapporto Desi in Italia è donna solo il 16% degli specialisti ICT, mentre in Europa la percentuale sale al 19%.

 

PARTECIPAZIONE

Per la partecipazione femminile all’economia e alla società digitale l’Italia fa meglio solo di Romania, Bulgaria, Polonia e Ungheria. Nella trasformazione digitale del Paese le donne devono essere protagoniste, perché hanno un ruolo cruciale. Basti pensare al rischio di contagiare con gli stereotipi di genere anche le decisioni dell’IA! Coding Girls, il programma di Fondazione Mondo Digitale e Missione Diplomatica Usa in Italia in collaborazione con Microsoft Italia, è nato nel 2014 proprio per abbattere i pregiudizi di genere nei settori Stem. Nell’ottava edizione coinvolge 15.000 studentesse di 47 città per un totale di 32 partner accademici. Grazie alla capacità di fare rete tra pubblico e privato e di animare un movimento “dal basso”, il programma è anche un’iniziativa sistemica capace di attrarre investimenti sul territorio, di innescare efficaci processi di cambiamento e di supportare le azioni della Coalizione di Repubblica Digitale.  Dal programma nazionale sono nate originali declinazioni tematiche: con il progetto “COde&FraME for Self Empowerment”, in collaborazione con Eni, le Coding Girls si appassionano ai temi della sostenibilità e dell’ambiente. Nel Sud è nata una preziosa alleanza con l’Ambasciata dei Paesi Bassi a Napoli.  A Torino una sperimentazione triennale, condotta con Fondazione Compagnia di San Paolo su 600 studentesse di 10 scuole, ha valutato l’impatto del programma su competenze e scelte future. Dall’analisi emerge l’impatto positivo sulla capacità di programmazione di ragazze e ragazzi (dal 6% al 19%), con l’abilità auto percepita confermata dalle risposte corrette a quesiti tecnici. L’analisi rileva anche che Coding Girls influisce sulle scelte universitarie e rende le ragazze e soprattutto i ragazzi più consapevoli sulle questioni di genere. La sfida è creare contesti favorevoli e facilitanti a partire dalla scuola, perché bambine e ragazze possano scegliere liberamente il loro futuro. Dobbiamo coinvolgere le nuove generazioni per intero, indipendentemente dal genere, perché solo insieme possiamo accelerare il processo di parità, lavorando nello stesso tempo con le comunità educanti. E dobbiamo creare le condizioni perché le donne cresciute professionalmente con i valori del bene comune possano portare la loro esperienza nei ruoli decisionali per l’interesse di tutti.

*direttore generale Fondazione Mondo Digitale

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Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 13:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA