Ma davvero i politici della Prima Repubblica meritano di essere rimpianti?

Mercoledì 8 Maggio 2019
16
Egregio Direttore
che valutazione esprime su coloro che negli ultimi anni, e soprattutto oggi, hanno governato e governano l'Italia? A parte qualche limitata eccezione, con moltissima amarezza, dobbiamo prendere atto che non c'è più quel grande spessore culturale che ha caratterizzato la nostra politica ed ha rappresentato l'associazionismo, dal secondo dopoguerra ai primi anni novanta del secolo scorso. I politici chiacchieroni di oggi sono lontani anni luce dai grandi uomini e dalle grandi donne del passato. Scusandomi per la brevità dell'elenco, fra i tanti nomi: Alcide De Gasperi; Palmiro Togliatti; Pietro Nenni; Ugo La Malfa; Lina Merlin; Tina Anselmi; Nilde Iotti; Giuseppe Di Vittorio; mons Giovanni Nervo; Aldo Moro; don Lorenzo Milani; Riccardo Lombardi; Sandro Pertini; Enrico Berlinguer; ecc. Purtroppo, con nostalgia, dobbiamo affermare: altri tempi, altre personalità. Auspichiamo che i valori e i metodi di quelle grandi personalità, siano i fari che illuminano le strade delle nuove generazioni di politici. Da una vecchia canzone: «la speranza è l'ultima a morire».
Franco Piacentini
Padova



Caro lettore,
la classe dirigente forgiata dalla guerra di Liberazione e dal Dopoguerra aveva uno spessore culturale e una personalità a che i governanti di oggi e pure quelli di ieri e dell'altro ieri, non hanno. Su questo credo non ci siano dubbi. Ma bisogna anche ricordare che tra i nomi che lei cita c'era più di qualcuno che avrebbe voluto imporre in Italia il modello dei Soviet e qualcun altro che ha contribuito in modo determinante a creare il più grande debito pubblico d'Europa (le dicono niente le baby pensioni?). E se queste sono valutazioni opinabili, c'è una realtà oggettiva: tanta cultura politica e tanta autorevolezza non hanno impedito il disfacimento del sistema che quegli stessi uomini e quelle donne avevano creato e guidato per decenni. Tutti i partiti di cui i leader che lei elenca facevano parte, sono scomparsi, letteralmente cancellati. E se ciò è accaduto non è per colpa di un destino cinico e baro, ma perchè il mondo è cambiato. Quella classe politica era figlia e, in taluni casi, protagonista della Guerra fredda, di un mondo spaccato in due e modellato dalle ideologie, in cui l'Italia, per la sua posizione geopolitica, aveva un ruolo di estrema importanza. Il nostro era un sistema politico bloccato: un'alternativa di governo era semplicemente impossibile. La Dc con i suoi satelliti era inamovibile al potere e il Pci a questo sistema prendeva parte in via consociativa. I partiti comandavano tutto e usavano disinvoltamente la spesa pubblica come strumento per raccogliere consenso, scaricandone il peso economico sulle generazioni future. Quando il Muro è caduto, anche questo sistema si è disgregato e con esso la sua classe politica. Di cui vanno riconosciuti qualità e meriti. Senza però sottacerne colpe e responsabilità. Ultimo aggiornamento: 12:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci