L'offerta al parroco in primis agli italiani, prima di condannare proviamo anche a capire

PER APPROFONDIRE: migranti, offerte, parroco
Caro direttore, 
merita veramente un complimento cristiano il parroco di Mira don Gino (Gazzettino 5/3 pg.8). Confratello di un altro sacerdote (veramente cristiano) Don Marco Scattolon, ex parroco di Santa Bertilla in Spinea per tanti anni e ora parroco di Rustega. L'invito rivolto all'ignaro offerente, in primis per i poveri italiani, di venirsi a riprendere l'offerta messa nell'urna è pratica evangelica pura. Può sembrare assurdo ed esagerato ma è veramente così. Chi dona deve donare solo pensando di fare del bene. Non deve preoccuparsi (o indicare) in che direzione vada il bene che vuole fare. Purtroppo le sollecitazioni ad esprimere preferenze di genere di questi tempi non mancano. Se gli attori della attuale società civile proclamano quotidianamente slogan di pura appartenenza in primis, ignorando la compagine sociale reale e purtroppo diversificata, somministrano droga e oppio. E si sa che le droghe, per quanto leggere, producono nel tempo solo danni. Meno male che figure come don Gino e don Marco sono testimoni autentici di un vangelo calato nella vita quotidiana di ogni persona. Impariamo e scostiamoci dalla massa.

Natalino Daniele
Rubano (Pd)


Caro lettore, 
don Gino e don Marco sono sicuramente testimoni autentici del Vangelo. Ma oltre che distribuire complimenti cristiani penso dovremmo anche riflettere e porci, da uomini e cittadini prima che da cattolici, qualche domanda su questa particolare vicenda. Ci è stato insegnato che donare deve essere un gesto disinteressato: la vera carità, mi disse un giorno un sacerdote, apre le braccia e chiude gli occhi. Aveva sicuramente ragione. Ma un parrocchiano di Mira, nel Veneziano, ha invece ritenuto di aprire le braccia (e il portafoglio), ma di non dover chiudere gli occhi e ha chiesto che la sua offerta fosse destinata «in primis agli italiani e agli immigrati per ultimi». Don Gino, il suo parroco, per tutta risposta, giudicando inaccettabile quella richiesta, gli ha restituito i soldi e ha raccontato indignato l'episodio sul bollettino parrocchiale, sottolineando che quella richiesta «non ha niente a che fare con la fede e la vita cristiana». Don Gino poteva anche tenere i soldi e farne l'uso che giudicava più opportuno, destinando il denaro a chi ne aveva effettivamente più bisogno. Ma il punto penso sia un altro. Perchè un cittadino, cattolico e pronto ad aiutare gli altri, decide di fare un gesto di questo tipo? Don Gino se l'è sicuramente chiesto. Non so che risposta si sia dato. Personalmente non conosco quel parrocchiano. Ma prima di condannarlo o di distribuire patenti di vera o falsa cristianità, vorrei ascoltare le ragioni di quella sua scelta e provare a capire. Rifuggendo dagli slogan e da letture troppo semplicistiche della realtà. 
Pagine 26/27 di 56
    
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledì 6 Marzo 2019, 13:02






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
L'offerta al parroco in primis agli italiani, prima di condannare proviamo anche a capire
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 32 commenti presenti
2019-03-07 12:38:13
... il prete non ha mestiere.. il prete dovrebbe pensare alle anime ( sue e dei suoi colleghi soprattutto ).. ai corpi ci pensa cesare.. vuol fare politica ( sporca ) si candidi.. offendere i notai non è corretto..
2019-03-07 11:55:45
... il buon pastore ama tutte le pecorelle ( arieti compresi ) ma adora le sue.. il buon pastore sfama tutte le pecorelle ( arieti compresi ) ma favorisce le sue.. questo è il buon pastore.. c'è poi il pastore moderno ( buonista, progressista. globalista , meticciante contaminante ) il cui vangelo è tutto da scrivere seppur san pamperos pontifichi tutti i santi ( per stare in tema ) giorni.. tradotto: ogni gregge ha il pastore che merita..
2019-03-07 10:43:00
Mi è stato riferito che una mia vicina di casa - anziana e in difficoltà economiche nonchè con un figlio "problematico" - che riceveva un sostegno alimentare da una associazione religiosa, non vedendo da parecchio tempo più nessuno di detta associazione ha mandato il figlio a chiedere qualcosa. Che è ritornato avendo ottenuto - dopo molte insistenze sembra - UNA dico UNA confezione di latte a lunga conservazione. Attorno una folla di diversamente italiani che - invece - se ne andavano con cartoni interi di cibarie. Del mancato sostegno (pubblicato sul giornale tempo fa) ad altra anziana che aveva perso (o le era stata sottratta) la pensione da parte della sua parrocchia ho già scritto qui nei giorni scorsi. Penso basti ed avanzi.
2019-03-07 10:26:20
Le ragioni di quella scelta? L'italiano in difficoltà è qui, lo straniero in difficoltà viene da fuori, è stato importato nonostante sia chiaramente un peso per la nostra società, sia sotto l'aspetto economico che sotto quello sociale, e pertanto non dovrebbe essere qui. Ecco la ragione. Razzismo? E dare 35 euro al giorno in base al colore della pelle e non alla necessità non lo è?
2019-03-07 08:10:54
Caro direttore non concordo sulla sua con conclusione... La risposta è molto semplice! Quella donazione è il frutto del clima politico di odio che ormai ha contagiato molti Italiani nei confronti del "diverso"... Troppo spesso assistiamo ai cosiddetti "cristiani" andare a messa, fare la comunione per poi "odiare" quelle persone che per ragioni umanitarie sono dovuti scappare da guerre e povertà. Se non si dà un freno a questo clima politico che stiamo vivendo in questi ultimi tempi assisteremo sempre più spesso a questi episodi... Questi non sono "cristiani" e concordo con la decisione del parroco di Mira...