​La tragedia. Il preside suicida: troppe 7 scuole da gestire

Sabato 1 Giugno 2019
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Con tutto il rispetto e anche dolore per l'umana vicenda del preside suicida a Venezia, mi chiedo quale stravolgimento della burocrazia abbia potuto assegnargli ben 7 scuole veneziane da dirigere. Ricordando le difficoltà dei miei ultimi anni d'insegnante, con casi di bullismo, extracomunitari da integrare, consigli dei docenti e collegi fiume, genitori non sempre educati e rispettosi da affrontare, non oso immaginare come possa un preside, a cui va la responsabilità finale di allievi docenti famiglie corpo non insegnante strutture scolastiche, gestire anche una sola scuola, figuriamoci sette in una volta. Se la biografia del preside che si è tolto la vita, era sotto l'insegna di un superattivismo eccezionale, che forse nascondeva delle crepe e dei disagi interiori (ma non mi permetto di giudicare), doveva essere il vertice delle istituzioni, a iniziare dal provveditorato, a negare la concentrazione di tante scuole sotto un'unica dirigenza, che vuol dire una persona in carne e ossa, la quale obbiettivamente non può resistere a un compito così sovrumano (o subumano). E infatti il nostro uomo s'era creato degli attriti, con docenti alunni e genitori di una scuola anziché di un'altra. Quello che faceva bene da una parte, risultava male per l'altra. Una vicenda kafkiana, che se non ci fosse di mezzo la morte di un essere umano, potrebbe sconfinare nel paradossale grottesco

Riccardo Gut
San Donà di Piave (Ve) 
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