Saluto romano, per la Cassazione il gesto «non è un reato di lieve entità»

Saluto romano, per la Cassazione il gesto «non è un reato di lieve entità»
Nessuno sconto sul saluto fascista: un gesto che, soprattutto se fatto durante un Consiglio comunale dove è in corso una riunione sulla sicurezza per il 'piano rom', non può essere considerato un fatto di «lieve entità». Chi lo fa non merita sconti di pena. Lo sottolinea la Cassazione. Così i supremi giudici hanno confermato la condanna a un mese e dieci giorni di reclusione con pena sospesa per Gabriele Leccisi, avvocato neomissino milanese, che l'8 maggio 2013 fece il saluto romano, a Palazzo Marino, mentre in seduta pubblica l'amministrazione allora guidata da Giuliano Pisapia stava organizzando una sistemazione per i nomadi sgomberati alla fine di aprile dal campo di Viale Ungheria.

Senza successo l'avvocato di Leccisi ha chiesto la non punibilità, per la particolare tenuità del fatto facendo presente che quel giorno si discuteva il 'piano Rom' in una «importante seduta consiliare». Ma per la Cassazione «sono proprio le circostanze di tempo e di luogo» nelle quali è avvenuto il 'saluto fascista' «a non consentire di ritenere sussistenti le condizioni» per applicare l'esimente.

LEGGI ANCHE: Blitz neofascista dei tifosi laziali a Milano, striscione in onore a Mussolini, cori e saluto romano
LEGGI ANCHE: Rieti, il 27 gennaio tornano i Cavalli infiocchettati: programma ricco di iniziative

Nel negare il 'beneficio' in favore di Leccisi, l'Alta Corte rileva che occorre «ulteriormente evidenziare che la seduta consiliare si svolgeva a margine della manifestazione di protesta organizzato dallo stesso imputato a Milano, in piazza San Babila», storico luogo dei raduni neofascisti negli anni della 'strategia della tensionè. Nel verdetto, la Suprema Corte ha ricordato che questo episodio è documentato da un filmato - realizzato da una giornalista - che dimostra che Leccisi «effettuava il 'saluto romano' accompagnandolo dalla frase 'presenti' e ne 'siamo fieri'» e questo comportamento, secondo gli ermellini, dimostra la sua «precisa volontà» di «rivendicare orgogliosamente il suo credo fascista».

 


Inneggiare al fascismo è vietato dalla legge Mancino, in quanto rievoca una ideologia basata su «valori politici di discriminazione razziale e intolleranza», prosegue la Cassazione - sentenza 21409 depositata oggi e relativa all'udienza dello scorso 27 marzo - aggiungendo che il ' saluto fascistà seguito dalla parola 'presentè è una «espressione gestuale pregiudizievole dell'ordinamento democratico e dei valori che vi sono sottesi». Inoltre, per la Suprema Corte, si tratta di un comportamento «usuale di organizzazioni o gruppi inequivocabilmente diretti a favorire la diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico».

Con questa decisione, è stata confermata in pieno la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano il 17 aprile 2018, pronuncia che a sua volta convalidava quella emessa in primo grado dal Tribunale del capoluogo lombardo il 17 dicembre 2015.

Gabriele Leccisi è figlio di Domenico, deputato missino e fedelissimo del Duce che nel 1946 trafugò la salma di Benito Mussolini dal cimitero milanese di Maiocco. In seguito venne arrestato dalla polizia, come i suoi complici e fiancheggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 16 Maggio 2019, 20:01






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Saluto romano, per la Cassazione il gesto «non è un reato di lieve entità»
CONDIVIDI LA NOTIZIA
VIDEO
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti