Saluto romano nel cimitero tedesco
di Cassino e richiamo al fascismo
sul web, tre giovani a processo

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Saluto romano nel cimitero tedesco   di Cassino e richiamo al fascismo  sul web, tre giovani a processo

di Vincenzo Caramadre

l saluto romano del sindaco Modesto della Rosa (non rinnegato) durante la processione a Canneto è finito in Procura. La sua posizione, dopo l’informativa della polizia, è al vaglio dei magistrati. Ma per altri casi la Procura ha già esercitato l’azione penale e ha rinviato a giudizio tre persone residenti tra Cassino e alcuni centri del Cassinate perché in luoghi pubblici o sui social avrebbero inneggiato con frasi e gesti (il saluto romano) al disciolto partito fascista. In particolare avrebbero pubblicato video e foto sui social. Per loro è stata disposta la citazione diretta a giudizio e tra qualche tempo compariranno dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Cassino: rischiano una pena fino a due anni, una multa e la limitazione per 5 anni dei diritti politici.

I fatti risalgono allo scorso anno e sono stati racchiusi in tre capi d’imputazione che, a vario titolo, riguardano le indagini, unificate, condotte dai carabinieri della Compagnia di Cassino. Uno dei tre nel 2017, nel giorno in cui si ricordano le vittime delle foibe, si sarebbe recato davanti al monumento ai caduti di Cassino, dove avrebbe esposto la bandiera della Repubblica Sociale Italiana e salutando romanamente i passanti avrebbe poi pubblicato le foto sul suo profilo Facebook. Un altro caso riguarda tutti e tre, assieme ad un quarto (non identificato), i quali si sarebbero riuniti all’interno del cimitero tedesco di Cassino, dove avrebbero inneggiato ai caduti del fascismo e, contestualmente, girato un video nel quale si rivolgevano agli amici sui social chiamandoli “camerati della rete” e avrebbero comunicato che il giorno successivo ci sarebbe stata una manifestazione, alla quale invitavano tutti ad aderire a un movimento che definivano fascista. In questo modo per la Procura di Cassino avrebbero espresso una “chiara propaganda ad un gruppo avente caratteristiche del disciolto partito fascista”. Nell’ultimo caso, invece, i tre salutando romanamente avrebbero diffuso su Facebook la loro fotografia inneggiando ai caduti della “Repubblica Sociale Italiana e all’alleato germanico”, annunciando: «Siamo tornati. Italia proletaria è fascista in piedi. Lotta di popolo! Rivoluzione. Rivoluzione».

Le indagini, come detto, sono state condotte dai carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Cassino, i quali hanno scaricato e allegato all’informativa alcune foto. Coordinate lo scorso anno dal pm Arianna Armanini, sono durate qualche mese e una volta chiuse c’è stata la citazione diretta a giudizio. Ora i tre, assistiti dagli avvocati Mariano Giuliano e Ivan Caserta, saranno processati. La parte offesa la Procura l’ha individuata nella Stato. Ora bisognerà capire se l’avvocatura dello Stato si costituirà parte civile o meno.

La questione dei saluti romani in luogo pubblico, in alcuni casi, la Cassazione l’ha sdoganata con specifici paletti. Secondo la Cassazione, infatti, non è reato il saluto romano se ha intento “commemorativo e non violento”, perché gli ermellini lo considerano come una libera manifestazione del pensiero. Pienamente censurato il saluto romano accompagnato da frasi del tipo “all’armi siamo fascisti”. Questa per la Cassazione è professione di fede al disciolto partito fascista.
 
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Venerdì 23 Novembre 2018, 14:41






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